Che fine ha fatto lo slogan «ce la faremo»?

All’inizio della pandemia sui balconi di molte case comparvero striscioni con le scritte «ce la faremo» e andrà tutto bene». L’idea non era male, anzi era propositiva e infondeva fiducia e speranza nelle proprie forze di superare la crisi.

Con il passare dei giorni, la realtà cominciò a essere molto diversa da quella che si sperava. Dopo due mesi di Covid-19 certi slogan stridono con i fatti. Ad oggi ci sono stati 200mila contagiati e più di 28mila morti.

No, non è andata affatto bene per chi da un giorno all’altro si è ritrovato in un crematorio o in un anonimo obitorio d’ospedale.

È andato tutto male. Questa è la realtà. Siamo ancora obbligati a rispettare la quarantena. E chissà ancora per quanto tempo ne pagheremo le conseguenze. Ci incensiamo, esaltiamo le caratteristiche, esageriamo con le prospettive future e ci demoralizziamo, ci buttiamo giù con la stessa faciloneria con la quale esaltavamo il nostro ottimismo. Siamo troppo ondivaghi. Le certezze non sono poi così tanto certe, siamo fragili e umorali.

Un inciso da parte nostra: siamo certi che ce la faremo soltanto con l’aiuto di Dio e di suo Figlio divenuto Re. Per ulteriori spiegazioni dottrinali e bibliche, vi rimandiamo a chi si occupa dettagliatamente di questo. Questo sito ha come obiettivo e in maniera specifica gli inattivi e una parte degli anziani di congregazione.  

Secondo Giordano Tedoldi, nel suo articolo sul buonismo a perdere, dice che gli striscioni appesi ai balconi in questi giorni sono inutili frasi consolatorie rivelatesi insensate. (Vedi articolo in basso).

Che ne dite di tornare a pensare e a ragionare risvegliando il cervello dalla sua inedia? Che l’uomo sia diventato tecnologicus è banale persino ripeterlo. I social hanno trasformato il linguaggio in sintesi e brevità. Si comunica tramite slogan e aforismi, usiamo immagini per trasmettere concetti complessi. Ci siamo adeguati.

Certi articoli se sono lunghi stancano quelle menti che non sono abituate a una lunga lettura e a un’analisi del testo. Non parliamo della lettura di un libro e della fatica persino a leggere l’introduzione o l’indice degli articoli. In realtà l’aforisma (frase breve e sentenziosa) è un genere che cattura l’attenzione e che spesso sintetizza un intero discorso.

Un buon metodo di analisi è quello di soffermarsi sull’aforisma, come questo che avete appena letto sulla lettura e gli stupidi, e sviscerarlo attraverso domande introspettive. Oppure cercate di capire cosa vi convince o non vi convince. Elencatene le ragioni e poi sviluppatele in base alla vostra conoscenza.

Ad esempio, quanti di tutti quelli che hanno scritto e creduto allo slogan “ce la faremo” e “andrà tutto bene” si sono chiesti, in base a che cosa ce la faremo? Per mezzo di chi? In quanto tempo? La soluzione proposta dagli organi competenti è certa? E’ una sicurezza che ci fa ben sperare? Ci sono risultati precedenti che lo confermano? Qual è il nostro modo di agire riguardo a quanto ci viene imposto di fare? Ci stancheremo? E se i risultati tardassero a venire in base a che cosa ce la faremo o andrà tutto bene?

Quando leggiamo un post, in genere se ci piace mettiamo un like. Se invece non si condivide un’opinione si passa agli insulti e al vomito verbale, invece di spiegare le ragioni del disaccordo. Un cervello che ragiona soltanto con sì e no, quoto, like, concordo, è un cervello limitato nelle considerazioni. Buttate le vostre funzioni cerebrali nel crogiolo dei ragionamenti, delle domande intelligenti e nella conoscenza che edifica, fa crescere e rende uomini maturi.

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