Che ne sarà della religione?

Sale del Regno e chiese chiuse. Messe e predicazione sospese

Perderemo le buone abitudini?

Siamo preoccupati. Cosa succederà alle nostre consuete attività dopo il Coronavirus? 

Da oggi inizia la Fase 2. Come se la prima fosse già finita. E va beh! I giornali l’hanno già battezzata “libertà vigilata” e “semilibertà” dopo gli arresti. Non è un buon auspicio.

Accontentiamoci di questa libertà condizionata, dove le cervellotiche norme scritte manderebbero in tilt persino il più cavilloso azzeccagarbugli forense. Chi le ha ideate sarà per caso un epigono di uno scriba del I secolo?

Dovremo abituarci a portare la mascherina, i guanti, il gel igienizzante, un termometro, un metro per misurare la distanza e ci parleremo ad alta voce, naturalmente a distanza, come il lebbroso gridava a Gesù di guarirlo.

Sembra di essere trattati come bambini, vecchi e malati. Poveri noi. Gli strateghi dicono che è sufficiente gettare nel panico un’intera popolazione per controllarla come si vuole. Siamo sotto libertà controllata, come il grande fratello, non quello di Mediaset, ma di George Orwell.

Non si hanno notizie dei giovani. Sembrano rassegnati quanto quelli del Pio Albergo Trivulzio. Hanno accettato di convivere la loro quarantena senza amorosa, pizze, birre, balli e sballi. Una passività disarmante.

E i fedeli? I cattolici soffrono il silenzio della Chiesa e la confusione che vi regna. Il papa chiede “prudenza e obbedienza”. Secondo lui “non si cambia il cavallo in mezzo al fiume” riferito a Conte. La CEI insorge per la non riapertura delle messe. Il disorientamento è grande tra i fedeli.

“Forza e coraggio, che dopo Aprile viene Maggio”, scrive Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Rivolgendosi ai lettori cattolici li incoraggia ad avere fiducia e ad agire con coraggio e saggezza verso le nuove prove che li aspettano.

Fino a due mesi fa, nei momenti di maggiore sofferenza, le religioni sono sempre state un punto di riferimento, un luogo dove ricevere conforto. Oggi la salute ha superato la fede. La gente spera più in un vaccino che in un miracolo di Padre Pio.

Intanto, fioccano le proteste: “Il governo ha calpestato Carta e Concordato”, “eccessi di potere”, “disparità di trattamenti” e così via. “Dal premier nessuno sfregio alla Carta”, ribatte Caselli sul Fatto Quotidiano.

Siamo in piena isteria collettiva. Non si capisce perché si può entrare in un affollato supermercato per comprare il cibo per il corpo e non in un luogo di culto per ristorare l’anima. E meno male che la Costituzione garantisce la libertà di culto.

Scienziati italiani bocciati: “Crisi in mano ai più scarsi del mondo” titolava ieri il Riformista on line. Il database di ricerca scientifica Scopus, ha valutato con un punteggio l’autorevolezza degli scienziati coinvolti nell’emergenza coronavirus. Solo due italiani occupano la parte alta della classifica, mentre i virologi mediatici sono in fondo alla classifica. Addirittura il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Italiana è tra gli ultimi classificati. Di male in peggio.

Fino al 18 maggio zero assembramenti. Però si può fare un funerale senza corteo, potranno partecipare non più di 15 persone. Dispenser e termoscanner all’ingresso. Posti distanziati tra le panche. La funzione del commiato da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza.

Di questa normativa potrà usufruirne anche il defunto testimone di Geova dentro la Sala del Commiato del cimitero o all’aperto? Pensiamo di sì. A tal proposito, ricordiamo con tristezza i 100 morti tra i TdG, di cui ancora 147 negli ospedali e una trentina nelle terapie intensive. Molti di questi non hanno potuto ricevere un degno funerale. Ogni religione piange i suoi morti.

Non solo in Italia, ma in tutta Europa si pone il problema non solo delle messe cattoliche, ma anche delle riunioni religiose che coinvolgono altri culti, altre fedi. Non sarà facile per i governi prendere misure adatte per ogni religione. L’indirizzo politico è comunque chiaro: ogni riunione dovrà effettuarsi con responsabilità, garantendo la salute e la sicurezza dei fedeli, sia dei singoli che della comunità. Il che significa, ancora restrizioni e prescrizioni.

La congregazione è il cardine del cristianesimo. Riunire in un luogo “due, tre o più discepoli di Cristo” non è un fatto sociologico ma spirituale. La chiusura dei luoghi di culto è una severa prova per ogni fedele, perché adorare Dio nella comunità è l’essenza della fede.

Lo sviluppo tecnologico e la sua diffusione hanno favorito in misura notevole la ricerca di modi nuovi di adorare Dio rimanendo uniti pur se virtualmente, ricevendo malgrado ciò conforto e consolazione.

Speriamo nel carattere provvisorio dei provvedimenti. L’associazione fisica rimane fondamentale nella devozione a Dio. Riunirci nelle Sale del Regno è tutta un’altra cosa che assistere alle adunanze su Zoom. Per il momento adeguiamoci e sforziamoci di rendere le adunanze istruttive, pratiche e incoraggianti.

Come TdG apparteniamo a una minoranza silenziosa, che ubbidisce a quanto viene disposto. Come noi ce ne sono anche altri che in contrasto con gli sbruffoni, gli arroganti e i tanti salvatori della Patria, adempiono i propri doveri e aspettano senza isterismi e lamentele che le cose migliorino.

Lo chiamano cocooning (quanti inglesismi in questo periodo) e si tratta di quel fenomeno che ci fa stare bene durante l’isolamento. Significa chiudersi nel proprio bozzolo per sentirsi inattaccabili. La quarantena sta cambiando il nostro modo di percepire la realtà. Se per sbaglio entri in contatto fisico con qualcuno che fa la spesa, diventi oggetto di disgusto, nonché bersaglio di occhiatacce e di parole incomprensibili.

Da oggi in poi assisteremo a scene dell’altro mondo. La frase più ricorrente sarà: “Levati che mi sei troppo vicino!”. Aumenterà la diffidenza e la scontrosità. Guai a starnutire sui mezzi di trasporto. Stai attento quando ti pulisci il naso col kleenex a non sporcarti le mani di secrezioni giallastre e magari aggrapparti pure al corrimano. Aumenteranno le conflittualità, vedrete. Con tutti i paranoici in giro ne vedremo delle belle.

Ogni giorno che usciremo di casa, passeremo il tempo fuori con l’ansia di non contagiarci. Non vedremo l’ora di ritornare a casa per farci una doccia bollente che sia in grado di distruggere ogni microbo addosso, anche il primo strato di pelle se necessario.

Troppo pessimisti? Ne riparliamo tra qualche settimana. Intanto sopportiamo idiozie, contraddizioni, volgarità, e andiamo avanti con educazione e rispetto delle istituzioni, sperando e pregando che il Buon Dio ci liberi dal male. Amen. Nessun eroismo, per carità. Non stanchiamoci e non perdiamo la pazienza, in attesa di un protocollo che possa aprire uno spiraglio alle attività di comunità.

Nel frattempo, scriviamo lettere come i poeti del Romanticismo e telefoniamo a sconosciuti come se fossero i nostri amici dell’happy hour, anche quando qualcuno scambia le nostre sorelle con le operatrici telefoniche dei call center albanesi e rumeni.

I nostri sorveglianti ci dicono che dobbiamo adeguarci, che l‘opera andrà avanti comunque e che Geova farà sì che le persone assetate di verità, in un modo o nell’altro verranno fuori. Che anche noi saremo custoditi e protetti. “Quando il Signore verrà, troverà la fede su questa terra?”. Speriamo di sì.

Prima compravamo il terreno per costruire luoghi di culto. Presto acquisteremo domini, piattaforme e spazi digitali per tenere in privato su Zoom le adunanze, le assemblee e i congressi estivi. Per il futuro prossimo, continueremo a sintonizzarci con lo spirito e con l’etere, in attesa della tribolazione grande.

Mentre i luoghi di culto sono chiusi in nome della salute, la classe politica e medica sta riducendo la religione a un fatto privato. Dicono: “Non disse il vostro Signore di pregare nella tua cameretta e di chiudere la porta, perché il Padre tuo ti vede nel segreto e ti ricompenserà”?

Ci vogliono chiusi in camera da letto o in soggiorno davanti a mamma Tivvù a vedere la religione ridotta a una sit-comedy. Ogni fedele davanti agli schermi alla stessa ora, allo stesso giorno, con gli stessi protagonisti. Pur rispettandovi, non riuscirete a scristianizzarci in nome di Esculapio, dio della medicina.

Cari fratelli vicini e lontani, abbiamo due scelte davanti a noi. O ci commiseriamo rimpiangendo il passato, che prima poi fagociterà il futuro, oppure rafforziamo la speranza nel Regno di Dio e reinventiamo il prossimo inizio che ci attende dopo il Corona.

Facciamoci animo, affinché ci sia un inizio diverso ma sicuro, in modo da non ritornare un domani a un amaro punto di partenza. Non tutte le pandemie vengono per distruggere la fede. Alcune servono per fare ordine nella nostra vita. Guardiamo avanti, saldi e fermi nella fede.

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