Chi imita non è

A cosa serve un uomo che raglia?

Non si è mai vista una tartaruga correre, una lepre andare piano, una pecora ruggire, un leone belare, un cavallo muggire, un toro nitrire, un gatto abbaiare, un cane miagolare e un asino parlare. Un uomo ragliare, forse sì.

Il desiderio di essere ammirato può spingere a recitare un personaggio che non si è. Non è l’emulazione la scelta migliore, ma la propria originalità, l’essere se stessi. Cercare il successo imitando un vincente è una scelta ingannevole che impedisce di scoprire chi si è e le potenzialità che si posseggono.

Alcuni vivono in costante competizione con gli altri. Questo disagio porta spesso ad isolarsi. La smania di piacere a tutti i costi nasconde un profondo senso di insicurezza che induce a desiderare di essere migliori come gli altri e a identificarsi con un ruolo e un’immagine che non ci appartiene.

A furia di imitare gli altri si finisce per perdere l’autostima. In realtà non è la persona che si vuole somigliare, ma il suo status, le sue capacità, ciò che gli appartiene e di cui si prova invidia. Questo non vuol dire che non si devono notare le qualità positive di altri, come ad esempio quelle di alcuni personaggi biblici esemplari. Apprendere da loro aspetti positivi è saggio, soprattutto se questi li integriamo con altri che conosciamo e li adattiamo in modo da soddisfare le nostre esigenze.

Non si dovrebbe avere timore di quello che pensano gli altri. Il desiderio di essere accettati può spingere a offrire un’immagine che non corrisponde alla realtà. Ci saranno sempre persone disposte a criticare indipendentemente da quello che si è. Così come ci saranno altri che ci apprezzeranno per le nostre qualità. Essere accettati senza essere se stessi provoca malessere, perché si rifiuta una parte di noi e si diventa schiavi dell’opinione altrui. Non si dovrebbe mai cercare la compiacenza degli altri per rinunciare alla propria unicità.

Esci dal personaggio che ti hanno cucito addosso

Uno dei motivi per cui alcuni si allontanano dalla propria religione è la constatazione che dopo il processo di indottrinamento, rimane ben poco della personalità di prima. Le idee, la creatività, le proprie aspirazioni, sono stati sostituiti dai bisogni della collettività. Gli obiettivi prefissati sono sempre altri a imporli. Si ha la libertà di agire entro uno spazio limitato e le scelte si potranno fare solo entro i confini già decisi dall’alto. Purtroppo, questo modo di fare esalta i robot tuttofare, i mediocri e sopprime i talenti. Chi si comporta in modo autonomo è considerato un ribelle.

A volte, anche nelle congregazioni, si assiste a quei ruoli invertiti che abbiamo illustrato nell’introduzione: leoni che belano, pecore che ruggiscono, ecc. Per uscire da un ruolo che non ci appartiene è necessario interessarsi degli altri più che di se stessi (Atti 20:35). Aiutare qualcuno ci fa stare meglio.

Anche se pochi riescono a essere “grandi”, anche se il tuo ruolo non è da ribalta, sappi che è altrettanto importante quanto quello vistoso. Senza le persone “invisibili” non possono esistere quelli che hanno più visibilità. Ogni dedicazione a Dio, se compiuta con dignità, passione e sincerità è grande agli occhi di Dio, anche se piccola e modesta nelle vicende umane.

 Liberati di ciò che gli altri si aspettano da te

Il talento fa sentire la sua voce in tanti modi. Sicuramente non raglia mai come fa stonatamente l’asino. L’intelligenza, la creatività, la fantasia non sono qualità che si possono inventare. Fin quando ci lasciamo influenzare dall’impalcatura che altri hanno edificato su di noi sarà difficile persino percepire la vera realtà. Impara a piacerti e non a piacere.

Le etichette che altri ti hanno appicciato addosso hanno certamente influito sulla tua vita. In realtà, queste “etichette” dovrebbe essere qualcosa di passeggero, nient’altro che una tappa della vita. Le etichette creano soltanto limiti. Apprezza ciò che sei. Scopri le tue risorse e le tue emozioni. Pensa con la tua testa. La catena del conformismo ha imballato la vita di tanti cristiani senza neanche accorgersene, anzi sono ben soddisfatti di esserlo.

E’ molto più comodo combattere il conformismo sparendo dalla circolazione, ma la conseguenza è la perdita di se stessi e dei valori in cui si crede. Non permettere a nessuno di porti dei limiti, né chi sei o cosa sei capace di fare. Lotta per ciò in cui credi, sii te stesso e non il raglio di un altro.

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