Chi si è allontanato ha bisogno di misericordia e non giustizia

BethesdaoggiBethesda, così come appare oggi ai visitatori.

La misericordia è la qualità prevalente dei veri cristiani.

Ogni volta che vado a Gerusalemme, visito volentieri quel che rimane del luogo evangelico di Bethesda. Pur se trasformato nel tempo e oramai ridotto in rovine, in questo posto sembra ancora riecheggiare la domanda che Gesù fece a un uomo malato da trentotto anni: «Vuoi essere sanato?» (Giovanni 5:1-16).

Bethesda è un luogo molto visitato da coloro che sono oppressi dalle malattie e dalla stanchezza, angosciati dal rimorso, paralizzati dalla paura o feriti nell’animo. Bethesda, in ebraico Betzata, ricorda che Gesù non è venuto per i sani ma per gli ammalati fisici, mentali, morali e spirituali, affinché tutti possano trovare nel Padre il perdono, la pace, la dignità e una fede rinnovata.

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Secondo il racconto che ne fa Giovanni, c’era la convinzione che la piscina di Bethesda avesse il potere di guarire il primo che si buttava dentro quando essa veniva agitata da un angelo. Il paralitico si lamenta con Gesù perché non ha nessuno che lo spinga nell’acqua al momento giusto. E’ questa «spinta» che mi invoglia a scrivere questi articoli e spero che anche chi legge sia «spinto» a gettarsi nella grande vasca ristoratrice della misericordia di Dio. Siamo tutti peccatori e abbiamo bisogno che qualcuno ci «metta nella riserva d’acqua» per poter guarire.

I testimoni di Geova si sono sempre opposti agli errori, spesso li hanno anche condannati con troppa severità, a volte giudicati con spietatezza. Leggendo i Vangeli non si può che rimanere attratti dal modo come Gesù si comportava con i peccatori: con misericordia, mai con severità.

La misericordia indica sia i sentimenti che Dio prova verso le sue creature sia i sentimenti che le creature devono nutrire le une per le altre. Geova è definito «L’Iddio delle tenere misericordie» (2 Cor.1:3). La misericordia ha origine da lui ed è parte della sua natura. Geova ci fa sentire il calore della sua tenerezza quando ci rivolgiamo a lui nel bisogno. Tratta con benevola considerazione e reca sollievo agli infelici.

Se Adamo non avesse peccato, probabilmente l’umanità non avrebbe conosciuto la misericordia e non solo, ma anche la clemenza, l’immeritata benignità, la compassione, il perdono, la sopportazione e non ci sarebbe stato bisogno nemmeno della redenzione. Senza il peccato forse non avremmo mai conosciuto questi lati della personalità di Geova. E chissà quali altre qualità di Geova conosceremo nella perfezione eterna e che oggi a causa del peccato non siamo in grado di cogliere.

misericordia

L’amore è l’unico atteggiamento che Gesù ha richiesto dalla sua congregazione. La misericordia è una sfaccettatura dell’amore di Geova. Se all’interno della congregazione i fratelli e le sorelle si sentono emarginati, trascurati, vessati, disprezzati e non vengono accolti dai pastori come pecore di Cristo è facile che perdano ogni speranza.

Se chi guida le congregazioni, non offre a chi ha peccato uno sguardo di misericordia che esprima perdono né un abbraccio compassionevole, vuol dire che quel poco di sale che ha nella zucca ha perso il suo sapore. Non serve altro che a «essere gettato via e calpestato dagli uomini» (Mt. 5:13). Questi anziani privi di misericordia, che non sono capaci di mostrare tenerezza e compassione, non servono a nulla. Gesù non è venuto ad appesantire con altre regole situazioni già insostenibili. Gesù ha insegnato a «non schiacciare una canna rotta e non estinguere il lucignolo fumante» (Mt. 12:20).

L’amore è utile per servire non per comandare. L’amore per chi vuole dominare è un intralcio. Gli anziani che si servono della paura e del castigo per sottomettere la congregazione non amano. Laddove c’è paura non c’è amore. Il Dio che mette paura, che giudica, condanna e punisce è il Dio delle religioni, che si servono di lui per sottomettere le masse. Gesù ci ha rivelato un Dio diverso da quello adorato dagli scribi e dai farisei. E’ questa la vera buona notizia da predicare: un volto di Dio diverso da quello fatto conoscere dalle religioni.

Gli israeliti associavano Geova alla paura, al castigo, al timore, finché non apparve Gesù che cambiò tutto. E’ pazzesco leggere nei Vangeli e scoprire come gli israeliti pii e devoti non si scandalizzavano quando i capi religiosi presentavano loro un Dio che li castigava con pene pesanti. Invece, s’indignavano quando Gesù parlava di un Dio di amore e misericordioso, al di sopra di ogni colpa umana. Abituati ad anteporre la loro giustizia al posto della misericordia di Dio, si scandalizzavano quando Gesù aiutava i pubblicani, le prostitute, i lebbrosi e i peccatori.

La loro era la religione del castigo. Con Gesù finisce la religione e inizia la fede. Una fede nella quale non sono più gli uomini al servizio di Dio, ma è Dio a disposizione degli uomini. Un Dio che non pretende, ma dona, che non chiede ma offre. Gesù non mette paura né soggezione ma libera da queste. E’ la religione che ha inventato la paura di Dio per dominare le persone, perché chi vuole governare e comandare deve per forza farlo con il timore della punizione e non con l’amore che libera (1Giovanni 4:18).

E’ incredibile cosa succede ai religiosi: toglietegli tutto ma non toccategli la paura di Dio. Armaghedonisti. Si sentono smarriti. Abituati alla meritocrazia, guai a dir loro che Geova mostra misericordia a tutti i peccatori, che dona il suo amore gratuitamente a tutti, anche a chi secondo loro non lo merita. Sono capaci di tutto. Come gli scribi e i farisei, anche oggi i bigotti religiosi stanno rovinando la reputazione di Geova. Testimoni del nulla. I veri inattivi di Geova siete voi. Dite ma non fate e quando fate, sapete solo fare danno alle pecore di Geova.

Cari testimoni delle vendette e dei castighi divini, avete mai fatto caso quando Gesù, nella sinagoga di Nazaret, lesse il rotolo di Isaia? In quell’occasione Gesù, non lesse tutta la profezia di Isaia riguardo al Messia, ma solo una parte, lasciando i presenti ammutoliti, poiché si aspettavano che leggesse anche la parte seguente.

«Lo spirito di Geova è su di me, perché egli mi ha unto per dichiarare la buona notizia ai poveri, mi ha mandato a predicare la liberazione ai prigionieri e il ricupero della vista ai ciechi, per mettere in libertà gli oppressi, per predicare l’anno accettevole di Geova». Silenzio imbarazzante in aula e occhi fissati su di lui. «Quale parte Gesù non ha voluto leggere di proposito?». Questa: «il giorno di vendetta del nostro Dio». (Luca 4:16-21; Isaia 61:1,2).

In quel periodo il popolo aspettava la venuta del Messia che li liberasse dalla dura occupazione romana e che avrebbe vendicato Israele per tutti i soprusi ricevuti. Aspettavano non solo la liberazione dal giogo romano ma anche la vendetta di Dio su tutti e tutto. Sappiamo come andò a finire. La vendetta di Dio cadde sui capi religiosi, sul popolo, sul tempio e sulla città di Gerusalemme e paradossalmente per mano degli stessi oppressori che secondo loro il messia avrebbe dovuto distruggere.

Così è la vita: il bigotto aspetta la vendetta di Dio ed è Dio a vendicarsi sul bigotto. Altro che «mangiare le risorse delle nazioni e vantarsi di se stessi», così come continuava il resto della profezia che Gesù non ha voluto leggere. (Isaia 61:6)

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Nella sinagoga Gesù si concentrò sull’«anno accettevole di Geova» e non parlò di «un giorno di vendetta». Questo fu inaccettabile per i presenti che insorsero pieni d’ira e cercarono di far precipitare Gesù da un monte. Gesù non annuncia quello che i capi religiosi vogliono sentire ma il contrario: liberare il popolo dalle false attese, dall’infondata idea di essere un popolo eletto, preferito da Dio e posto al di sopra di tutti gli altri popoli.

Inoltre, Gesù ricorda loro, che Dio in occasione di una grave carestia, aiutò soltanto una pagana, una vedova di Zarefat, e guarì dalla lebbra, solo Miriam, la sorella di Mosè e un non israelita, Naaman, per giunta il comandante di un esercito nemico, nonostante la piaga dei lebbrosi avesse colpito nel tempo molti israeliti. La risposta dei capi religiosi a queste applicazioni delle scritture su di loro fu feroce: odio e morte.

Anche oggi, molti cristiani che si reputano il popolo favorito da Dio, preferiscono il giustizialismo ai peccatori, ai disassociati, a quelli etichettati come «persone del mondo», invece della misericordia.

Durante il suo ministero terreno, Gesù continuerà ad annunciare il suo messaggio nei luoghi religiosi, come il Tempio e le sinagoghe, anzi «le loro sinagoghe», prendendo le distanze da esse. (Mt. 4:23; 10:17; 23:34) Farà fatica anche lui ad accettare l’idea che più i luoghi sono religiosi, più sono a rischio per la sua vita.

Sarà pure un controsenso, ma si dovrà ammettere che Dio e la religione sono incompatibili, l’uno esige l’eliminazione dell’altro. Gesù aveva guarito l’uomo di Bethesda in un giorno di sabato. Invece di onorare Gesù per ciò che aveva fatto, i capi religiosi cercavano l’occasione per ucciderlo perché aveva violato il sabato (Esodo 31:14).

Al centro della religione c’era la Legge e tante regole inventate dall’uomo. Gesù vi colloca invece l’uomo e i suoi bisogni. Scribi e farisei non vivono in un mondo normale. L’osservanza di norme e precetti ha anestetizzato i loro sentimenti, sono incapaci di mostrare misericordia. La loro sensibilità è stata seppellita da riti, sacrifici e preghiere senza senso. Quando si vive tutto per un Dio del genere, rimane poco per le necessità dell’uomo. Gesù ha posto il bene dell’uomo al di sopra della Legge e della sua stessa vita. E’ questo il valore supremo che regge ogni comportamento umano.

Completamente assorbiti da un loro sistema religioso, scribi e farisei sono insensibili alla sofferenza dell’uomo. A loro interessa un Dio indirizzato ai loro interessi e non a quelli dell’uomo. Nella loro dottrina non sono ammesse novità e punti di vista differenti. Dio e chiunque appartiene alla loro religione devono comportarsi secondo i dettami che hanno stabilito. Non sono concesse deroghe. Gli scribi e i farisei sono capaci di contrastare anche Dio se questi va contro le loro regole. Gesù li sfida a essere misericordiosi e non giustizialisti. Gliela faranno pagare.

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Commenti (1)

  • Giovanni Zardinoni

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    Cerchiamo di ricordare che Cristo indirizzava le persone al Padre, a Dio. Cerchiamo di fare la stessa cosa.
    Sarebbe un grave errore indirizzare le persone ad una religione, organizzazione o casa editrice.

    1Timoteo 2:5
    Infatti cè un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo,

    È fondamentale tenere a mente questa Scrittura.

    Reply

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