Chiusi nell’arca in quarantena

La parola quarantena è una delle più gettonate in questo periodo di Coronavirus.

La quarantena è un periodo di esclusione sociale e di osservazione, al quale vengono sottoposte persone e cose che portano con sé i germi di malattie infettive.

La Legge mosaica comandava di tenere i malati di lebbra o chi si sospettava di essere contagiato di rimanere appartati dagli altri finché una visita accurata non confermava che non erano più contagiosi.

Fu solo con le epidemie del Medioevo che i medici iniziarono ad applicare questo principio, tuttora considerato efficace (Levitico, capitoli 13 e 14). La Scienza è d’accordo che nei primi stadi di un’epidemia, l’isolamento e la quarantena possono essere l’unico modo efficace per tenere sotto controllo le malattie infettive. Noi italiani stiamo sperimentando in questo periodo, restando chiusi in casa, il valore di questa misura restrittiva.

Nella Bibbia il numero quaranta, in alcuni casi viene associato a periodi di giudizio o di punizione. (Genesi 7:4; Ezechiele 29:11, 12) Alla città assira Ninive furono concessi 40 giorni per pentirsi. (Giona 3:4) Il numero 40 evidenzia un’analogia fra la vita di Gesù Cristo e quella di Mosè: entrambi osservarono periodi di digiuno di 40 giorni. (Deuteronomio 9:9; Matteo 4:1, 2)

La Bibbia è un libro di vita e non dovrebbe sorprendere che contenga molti princìpi che hanno diretta relazione con la salute. La Bibbia menziona alcune malattie contagiose come la lebbra, e avvertiva di seguire con molta attenzione tutto ciò che i sacerdoti leviti raccomandavano di fare. “Badate di fare esattamente come ho loro comandato” ammoniva con severità Dio. (Deuteronomio 24:8)

Secondo questo principio i Testimoni di Geova sono ligi nel seguire le misure restrittive adottate non solo dal governo italiano, ma da ogni governo di ogni nazione dove l’infezione del Covid-19 si è propagata.

L’ARCA DI NOE’

Il nome Noè deriva da una parola ebraica che si può tradurre riposo, consolazione. Mentre, la parola Arca trova nella sua etimologia parole come custodia, tener diviso e riparare, contenere, preservare. Se si associano le parole Arca e Noè viene fuori un luogo custodito e riparato dove si può trovare riposo, consolazione e salvezza.

Vista da questa prospettiva, riposiamoci dunque e custodiamo la nostra salute chiusi nelle nostre case. Non dimentichiamoci che con la famiglia di Noè dentro l’arca fu assicurata la continuità della vita umana e animale. Sopravvisse anche la vera adorazione, e per mezzo di Noè e della sua famiglia Dio preservò la storia della creazione.

Allegoricamente, l’arca in quanto luogo di rifugio, è stata intesa come simbolo del popolo di Dio e della persona di Gesù Cristo quale salvezza dell’umanità.

“Sulla terra piovve a dirotto per 40 giorni e 40 notti”. (Genesi 7:11, 12)

Sul Foglio del 21 marzo scorso c’è un breve articolo di Adriano Sofri dal titolo “L’arca di Noè ai nostri giorni” , che in sintesi dice, che Dio si era pentito della creazione a motivo della piega sbagliata presa dagli uomini e decise di sterminarli.

Era proposito di Dio che gli uomini cambiassero vita. Il diluvio e l’arca diventavano così il simbolo del pentimento e della conversione. Avevano dovuto passare quaranta giorni e quaranta notti chiusi dentro mentre infuriava l’alluvione, prima che le acque si ritirassero. Non passò tanto tempo che tutto ricominciò esattamente come prima.

Il ragionamento di Sofri è che alla fine, pur rimanendo in quarantena e salvaguardando la propria salute, l’uomo terminato il periodo di quarantena tornerà a fare esattamente le cose come prima.

Seguendo questo ragionamento lo slogan “state a casa”, che stiamo sentendo in continuazione fin dall’inizio della pandemia, pur nella sua vitale importanza sanitaria, ha valore provvisorio. Terminato il periodo di Coronavirus, come dopo il diluvio, l’umanità si scorderà di quello che è successo e riprenderà le attività di prima come se nulla fosse.

Come disse Gesù: “In quei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si avvidero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti così sarà la presenza del Figlio dell’uomo” (Matteo 24:3, 37-39; Luca 17:26, 27).

L’unica lezione che si può imparare dalla storia è che l’uomo non impara niente dalla storia. Invece, chi crede in Dio e nella sua Parola sa che: “Queste cose accaddero loro come esempio, e sono state scritte per ammonire noi, sui quali è arrivata la fine dei sistemi di cose. (1 Corinti 10:11)

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