«Ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo la propria fatica». – 1 Corinti 3:8.

La “porta stretta” di cui si parla in Luca 13:24 non vuole impedire l’entrata, ma rivela che solo chi sa faticare, per il regno di Dio, potrà oltrepassarla. Per ricevere la propria ricompensa occorre faticare e arrivare in tempo, prima che la piccola porta sia chiusa. Perché come in ogni città, una volta calata la notte, viene chiusa la porta e allora nessuno potrà più entrare…

Purtroppo le nostre azioni devozionali, l’appartenenza alla congregazione, la frequentazione alle adunanze nella Sala del Regno, spesso possono diventare sicurezze false, che ci impediscono di chiederci se abbiamo un comportamento che nutre il bene comune, oppure se siamo operatori di male, con parole che dividono e calunniano, con sentimenti di inimicizia e di orgoglio, con comportamenti omissivi, che non fanno il bene.

Magari non commettiamo il male seminando violenza, ma se pensiamo al nostro comportamento omissivo, quando non vediamo l’altro, ad esempio un inattivo, e non ci impegniamo per aiutarlo, pensando che la nostra approvazione passi soltanto dall’assiduità nell’opera di predicazione, di essere ascoltatori della sua Parola o nutriti dagli articoli delle pubblicazioni, beh forse è il caso di domandarci se questo corrisponde a ciò che Dio ci richiede come amore verso gli altri.

Tutti i cristiani che hanno scelto di entrare da questa porta stretta pensando di passarla senza sforzi devono rivedere il loro concetto di fatica. Questo genere di fatica implica notevoli sforzi fisici, mentali, morali e psicologici per compiere attività che piacciono a Dio e da cui si sentono prima il peso e poi la stanchezza. E non perché le attività di Dio siano pesanti e gravose in sé, ma perché l’imperfezione umana e altri fattori negativi hanno un ruolo aggravante nel compiere la volontà di Dio. Perciò, caro fratello inattivo, entrare per la porta stretta costa a volte non solo fatica ma anche sofferenza e dolore. Le ingiustizie di altri fratelli, la mancanza di comprensione nei nostri confronti, l’incapacità di comprendere i nostri bisogni, l’indifferenza, la trascuratezza, la mancanza di sensibilità, i torti subiti, fanno tutti parte della fatica che dobbiamo metterci per entrare dalla porta stretta.

Non si può vivere in assenza di sforzi e fatica. Bisogna stare attenti perché c’è una fatica inutile, quella di affaticarsi per cose vane e senza valore. Non si nasce con i frutti dello spirito. Si diventa spirituali perfezionandosi a fare il bene sia singolarmente che in compagnia di altri (fratelli e non). Amare non è per niente naturale, costa tanta fatica. Ma anche perdonare, capire, collaborare, attivarsi. Inoltre, crescere, cambiare, trasformare i propri pensieri è una fatica, che insegna il valore della vita. Più si ama una cosa più si prova il desiderio di raggiungerla. La fatica più si ama più leggera diventa. La fatica inutile sottoposta a eccessivi sforzi causa soltanto il male. Anche la fatica si può spezzare. Quando le proprie responsabilità teocratiche stancano più di quanto sia ragionevole, non solo ci costano fatica ma ci fanno ammalare spiritualmente, fisicamente e psicologicamente.

Cari fratelli iperattivi, un terreno sottoposto a lungo e senza interruzioni alla stessa coltura, finisce per impoverirsi. Cari fratelli inattivi, anche un terreno non più coltivato, col tempo si impoverisce. Gli anziani equilibrati e coscienziosi non pretendono dalla congregazione sforzi eccessivi e sovraccarichi, né fanno continue osservazioni su chi pensano che faccia poco o non si impegni come loro vogliono. Anche se l’uomo tende a evitare la fatica, cercando stili di vita o percorsi comodi con il minimo sforzo, la vita ha valore solo al prezzo di grande fatica.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA