CLONAMI

 Ian Wilmut del Roslin Institute, uno dei “padri” di Dolly   

Dolly è la prima pecora clonata e ha vissuto circa sette anni. L’esperimento è avvenuto in Scozia presso dei laboratori scientifici. E’ il primo mammifero clonato da una cellula adulta, prelevata da una ghiandola mammaria di pecora. Dolly è perciò diventata una “gemella” più giovane della pecora da cui era stata prelevata la cellula. Venne abbattuta nel 2003 a causa di un’infezione polmonare che le causava forti sofferenze. La clonazione, fatta attraverso processi cellulari, ha aperto la strada ad altri esperimenti su animali fotocopia.

Se nelle stalle si potessero allevare capi di bestiame identici, con le stesse caratteristiche e con le giuste credenziali genetiche, si potrebbe garantire costantemente un prodotto di alta qualità e per scopi diversi. L’industria agroalimentare e gli istituti farmaceutici hanno fiutato l’affare economico e hanno investito miliardi in questo settore.

Secondo il parere degli scienziati, la clonazione di modelli identici è utile quando le condizioni ambientali sono estreme, sempre uguali e la sopravvivenza è necessaria per non estinguersi. Creare fotocopie in un ambiente ricco, sostenibile e variabile può essere deleterio, perché si impedisce alle generazioni successive di conservare la capacità di adattamento e soprattutto la loro singolarità.

Le ricerche rilevano che in alcuni contesti, la clonazione permette di avere animali sani senza escludere le probabilità che molti animali si ammalino ugualmente. E’ difficile capire fino a che punto il ricercatore è capace di porre un limite alla sua ricerca. Le conseguenze di un soggetto clonato sono tutt’oggi difficili da definire.

E’ normale che tali esperimenti scientifici creino dubbi in fatto di bioetica. Se l’obiettivo degli scienziati è quello di arrivare un giorno a clonare l’uomo, non mancheranno le polemiche molto accese (che già ci sono) e i dibattici etici, non solo tra gli stessi scienziati, ma soprattutto in ambito religioso. La clonazione viene vista come una minaccia per il futuro dell’umanità.

Per molti, è fuori discussione che la manipolazione genetica presenti dei benefici, ma non si può prescindere dalle conseguenze di tali manipolazioni. Non è possibile frenare la creatività umana, in particolare nel campo scientifico. «Se non si può proibire ad un artista di esprimere la sua capacità creativa, neppure si possono ostacolare coloro che possiedono doni speciali per lo sviluppo scientifico e tecnologico, le cui capacità sono state donate da Dio per il servizio degli altri. Nello stesso tempo, non si può fare a meno di riconsiderare gli obiettivi, gli effetti, il contesto e i limiti etici di tale attività umana che è una forma di potere con grandi rischi» (Karol Wojtyla). Dio dà all’uomo che gradisce sapienza e conoscenza e fa sì che il peccatore raccolga non per se stesso, ma per chi ha il favore divino. (Ecclesiaste 2:26)

È il classico esempio di conflitto tra due princìpi molto importanti. Uno è la santità della vita umana e l’altro l’obbligo quali esseri umani di alleviare le sofferenze altrui e di curare malattie terribili.  Molti ritengono, che questo tipo di ricerche, manipolando cellule che derivano da un embrione umano, violino in qualche misura il concetto della santità della vita umana. Quali saranno i benefici o le conseguenze dannose della manipolazione cellulare solo il tempo lo dirà.

Che dire invece dei “cloni” religiosi? Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza, ma non ci ha fatto dei cloni di se stesso. Ha lasciato che ogni uomo fosse diverso dall’altro, ma nello stesso tempo simile a lui nel manifestare le sue qualità. La religione come la scienza può creare una società perfetta di cloni? Possono ergersi a Dio e manipolare gli uomini a loro immagine e somiglianza? Il clone è una copia identica ma del tutto priva di originalità e di autonomia. Siamo dei cloni della nostra religione? Tutti uguali, identici, senza nessuna personalità? Quanti pur di non conformarsi, sono diventati fratelli “inattivi”? Siamo diventati come “Dolly”, delle pecore clonate? O abbiamo ancora un minimo di individualità e di libera opinione? Possiamo sentirci liberi di esprimere un parere diverso senza incorrere in azioni disciplinari?                                       

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