Saper comandare è un’arte

Alcuni anni fa, il sociologo Francesco Alberoni scrisse un libro intitolato L’arte del comando. Si proponeva di mostrare come meritare il potere ed esercitarlo moralmente, con onestà e giustizia, facendo leva sulla creatività, sulla fiducia e sul desiderio che ha ogni uomo di realizzare opere belle e utili.

Il libro descrive anche le figure negative che spesso prevaricano e governano. Chiunque abbia una responsabilità verso altri esseri umani deve conoscere l’arte del giusto comando. In ambito religioso, il pastore ha la responsabilità di aver cura delle pecore di Dio.

Le comunità, se superano le avversità e riescono a rimanere moralmente sane e spirituali, aumentano le probabilità di durare nel tempo. Ciò è dovuto anche all’applicazione del principio cristiano: “c’è più felicità nel dare che nel ricevere”, che è una caratteristica del giusto potere. Il potere cristiano si basa sull’altruismo ed è animato dall’entusiasmo e fondato sulle virtù.

Nelle congregazioni il comando è un appello e l’ubbidienza un assenso.

Le congregazioni sono il risultato di fratelli che condividono lo stesso fine: adorare Geova. Ogni proclamatore, pioniere, servitore di ministero e anziano desidera che il suo impegno cristiano abbia un valore e venga gratificato, approvato e apprezzato. Il ruolo di anziano è scritturale, ma questo non vuol dire che si debba attribuire una specie di sacralità elevandolo al di sopra della congregazione.

Il principio di Ecclesiaste 10:7 “Ho visto servitori a cavallo e principi camminare sulla terra come servitori” è fondamentale nella scelta dei fratelli giusti al posto giusto. Si causa un grosso danno quando si mette una persona inadeguata in un posto in cui non è adatto.

Anche l’anziano capace che viene messo in un posto inferiore alle sue capacità ne soffre terribilmente, perché si rende conto che chi occupa quel posto commette errori che lui saprebbe evitare. Quando invece un fratello occupa una responsabilità superiore alle sue capacità, oltre a soffrirne lui, ne soffre l’intera congregazione.

Ci sono fratelli che non si rendono conto della loro inadeguatezza riguardo a certe mansioni. L’errore che si possa fare in questi casi è quello di continuare a lasciarli in quel posto. Essere sinceri e volenterosi non significa avere ottimi risultati teocratici, anzi spesso si verifica il contrario.

Un vero corpo di anziani è formato da fratelli creativi, entusiasti, generosi. In un corpo degli anziani qualificato è raro trovare fratelli negativi, grigi e tortuosi. Difficilmente un corpo di anziani spirituale sceglie uomini immaturi a far parte di esso. Non imbarca sulla nave tutti quelli che gli chiedono di salire. Non accoglie coloro che sono ossequenti e adulatori.

Inoltre, sa osservare i tratti spirituali e carnali dei fratelli e ne prende nota. E’ deleterio addestrare i mediocri, gli arrivisti e i nulla facenti. Bisogna stare attenti a quelli che omaggiano la carica di anziano o di sorvegliante piuttosto che la persona in sé. Essere circondati da queste persone non significa che essi amano il corpo degli anziani. No, essi amano le nomine.

La creazione di un corpo di anziani è un processo impegnativo, che richiede serietà e conoscenza profonda dei requisiti scritturali per nominare i fratelli. Non basta saper scegliere i migliori fratelli e metterli insieme per ottenere un corpo affidabile. Ci sono corpi di anziani che si muovono in modo slegato fra loro, senza obiettivi e vincoli reciproci. Col tempo questi corpi di anziani cominciano a sgretolarsi fra loro, contrapponendosi in faziosi sottogruppi con atteggiamenti demotivati e passivi.

La saggezza popolare cita un vecchio proverbio che dice: “il pesce puzza dalla testa!”, facendo riferimento ai problemi che subisce la congregazione quando il comando è affidato a persone che hanno il cervello che “puzza”.

Un corpo di anziani spirituale non si riunisce soltanto per affermare e ordinare, cerca un dialogo, propone alternative, ascolta i pro e i contro e dopo un’attenta analisi cerca di trovare un accordo unanime. Sembra strano, ma alcuni anziani, senza rendersene, adottano la strategia del divide et impera, accettando ed incoraggiando osservazioni negative e critiche su uno o più componenti del corpo, promuovendo una critica distruttiva, facendo allusioni ai difetti dell’altro. Si crea così una microconflittualità strisciante che trova terreno fertile in un clima di sospetto e sfiducia.

Quando un corpo di anziani non delega e non responsabilizza i fratelli a crescere spiritualmente, non assegnando mai incarichi e non concedendo privilegi, se non ai soliti noti, significa che non crede nei fratelli, non ha voglia di far crescere e accentra tutto su sé stesso, anche le cose più banali.

I fratelli che hanno un corpo di anziani del genere si sentono immobilizzati, a volte degli handicappati. Si scoraggiano ed evitano perfino i compiti più semplici che gli competono, così che a lungo andare si forgia in questi fratelli una mentalità spirituale fannullona. Se qualcuno fa notare in maniera scritturale questi aspetti, invece di essere apprezzato viene rimbrottato. Per certi anziani lodare un fratello è pericoloso, perché potrebbe “montarsi la testa”. Molto spesso lo spirito della congregazione ne risente e chi viene da fuori se ne accorge appena mette piede in Sala del Regno.

Se un proclamatore o un sorvegliante in visita, cerca di smuovere questo spirito “orizzontale”, tipico dei dormienti, state certi che gli anziani cercheranno le cause di questo sonno spirituale, al di fuori del corpo. E se mai cercano fra di loro, trovano sicuramente un “capro espiatorio” con il quale purificarsi la coscienza. Queste condizioni, che di spirituale hanno ben poco, alla fine fanno pagare un prezzo altissimo alla congregazione in termini di progresso e di amore.

La cosa più difficile in un corpo di anziani è quella di saper decidere in maniera tempestiva. La decisione non è un atto isolato, mette in moto una catena di scelte e azioni. A volte devono farlo basandosi su informazioni insufficienti che riguardano il futuro. E il futuro nessuno lo conosce.

Non tutti i corpi degli anziani sono così. Ce ne sono molti che c’azzeccano spesso nel prendere decisioni spirituali e tutto a beneficio della congregazione. Essi sono previdenti, calcolano bene i rischi delle loro decisioni, non vanno allo sbaraglio. La loro abilità consiste soprattutto nel saper mobilitare la congregazione quando prendono decisioni che la riguardano. “Sanno moltiplicare i pani e i pesci” in senso spirituale, con il loro entusiasmo contagioso.

Se si vuole tenere un gruppo di fratelli uniti non devono mancare coerenza, lealtà, passione, generosità e soprattutto amore altruistico. Lo spirito di Dio è evidente in un corpo di anziani quando c’è gioia fra di loro e nelle congregazioni. In congregazioni del genere, dove lo spirito del comando da parte degli anziani si basa sugli interessi altrui, è difficile che ci siano fratelli “inattivi”.

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