Come e quando si finisce per trovare da ridire su tutto e su tutti

farisei

Continuate a fare ogni cosa senza mormorii e discussioni, affinché siate irriprovevoli e innocenti, figli di Dio senza macchia in mezzo a una generazione perversa e storta, fra la quale risplendete come illuminatori nel mondo. – Filippesi 2:14,15.

Di tanto in tanto leggiamo reprimende degli articolisti della Torre di Guardia, indirizzate a chi è ipercritico nei confronti dei responsabili delle comunità. Ultimamente stanno diventando sempre di più le raccomandazioni a non prestare attenzione a tutto quello che si legge su Internet, citando come avvertimento Proverbi 14:15: “Chiunque è inesperto ripone fede in ogni parola, ma l’accorto considera i suoi passi”. Nulla da eccepire in merito, se l’avvertimento è contro le notizie diffamatorie, gli “inoltratori compulsivi”, i “maniaci di protagonismo” e “coloro che nascondono ciò che sono”.

L’ipercriticismo non è solo lamentarsi di qualche azione sbagliata. I mormoratori attirano l’attenzione su se stessi anziché su Dio, creando dissensi e cercando consensi. E’ vero anche, che Dio non considera ingiuste tutte le lamentele e gli anziani devono imitare Geova, che “non chiude gli orecchi” alle lamentele giustificate. (Proverbi 21:13).

Perché alcuni amano criticare tutto e tutti a prescindere?

Essere criticati è un’esperienza dolorosa perché scatena sentimenti di paura, vergogna, rabbia e può mettere in dubbio le certezze di cui si è competenti o ciò in cui si crede. Per questi motivi, alcune critiche non sono ascoltate e in alcuni casi rispedite al mittente.

La critica, anche verso chi critica, mira a ottenere potere e controllo sull’altro. E’ una strategia che serve a neutralizzare un eventuale “avversario”. Oppure può essere una vera e propria perfidia che ha come obiettivo quello di distruggere l’altro. Chi ha questo problema ha una seria anomalia comportamentale. Ciò è la conseguenza di diversi fattori. Alcuni sono spaventati dalle capacità di un fratello e lo criticano pensando così di livellare le differenze. Altri – è triste che avvenga tra fratelli in fede – provano un forte desiderio di danneggiare per sentirsi appagati. Sono insicuri e vogliono che anche gli altri siano così. Sono frustrati a casa o al lavoro, ma anche in congregazione. Sono deboli e cercano di intimidire per sentirsi più forti. Forse mascherano con le critiche le loro delusioni. Vogliono sentirsi importanti ma sono carenti dal punto di vista comunicativo. In alcuni casi non agiscono per cattiveria, sono così ignoranti che non si rendono conto di quello che dicono e fanno. Alcuni, dalla personalità narcisistica, agiscono in modo tale da far sentire in colpa gli altri, solo per far “pesare” il loro potere. Non tollerano contraddizioni. Se poi hanno anche una personalità controllante, Dio ce ne scampi.

criticare-sul-webPolemiche digitali

Anche in un blog qualsiasi o in una pagina Facebook, spesso gli amministratori devono richiamare chi commenta un post a un comportamento civile e rispettoso. Che cosa spinge alcuni navigatori internettiani a esprimere giudizi ipercritici nei confronti di questo e di quello? Commentando in modo anonimo, credono di avere una sorta di immunità, un salvacondotto alle loro critiche e calunnie, che difficilmente direbbero apertamente se si conoscesse la loro identità. Costoro, che tendenzialmente criticano, non accettano critiche e se le ricevono, caricano con il napalm il lanciafiamme che portano in spalla e fanno terra bruciata su chi si è permesso di contro criticare. Pensano di fare una brutta figura davanti ad altri commentatori. Oppure hanno una forte opinione circa un determinato argomento e fanno polemiche, spesso inutili e controproducenti con chi non è d’accordo con loro. Sono così presi a polemizzare dimenticandosi che ci sono anche osservatori neutrali che leggono i loro ridicoli post, spesso scritti con rabbia e livore. Alcuni, mancando di chiarezza nella composizione della frase, scrivono un post che vorrebbe esprimere un punto di vista positivo, ma che finisce per incasinare ancora di più la discussione.

imbecilli-di-facebook

Il mese scorso è apparso sul quotidiano la Stampa, un articolo in cui Umberto Eco paragonava i social a una legione di imbecilli. Una definizione forte che ha scatenato non poche polemiche, soprattutto perché detta in occasione del conferimento a suo merito di una laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” a Torino. «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

«Dove andremo a finire signora mia! Adesso che Umberto Eco ci ha aperto gli occhi sul fatto che l’umanità sia popolata da legioni d’imbecilli – gli risponde Gianluca Nicoletti, sempre sullo stesso quotidiano. E’ incredibile che costoro abbiano pure diritto di parola, senza che nessuno possa metterli a tacere! S’immagini che il professore ha detto pure che hanno lo stesso diritto di parola di un premio NobelPensi signora sarebbe come se io e lei, che ci parliamo dal balcone mentre stendiamo i panni, potessimo parlare con la stessa dignità che so di un Dario Fo Non c’è più religione veramente!mi verrebbe da dire che finalmente possiamo misurarci con il più realistico tasso d’imbecillità di cui da sempre è intrisa l’umanitàChi siamo noi per negare il diritto all’imbecillità di evolvere con strumenti individuali? Non credo ai comitati di saggi, ai maestri di vita digitale che fanno dai giornali l’analisi critica della rete. Le loro sentenze avrebbero quel profumino di abiti conservati in naftalina che oggi emanano le muffe lezioncine sulla buona televisione, sul servizio pubblico, sulla qualità dei programmi, su questo è buono e questo fa male. Siamo tutti intossicati, per questo oggi l’intellettuale deve fare sua la follia del funambolo. Chi vorrebbe curare gli altri e ancora si proclama sano, è in realtà (digitalmente) già morto… Difendere la verità costa fatica».

Quanto riportato sopra ha a che fare con critiche connesse a punti di vista differenti. A volte, le critiche sono uno strumento potente per demolire qualcuno o qualcosa. Altre volte possono essere molto utili per fare un’ampia valutazione di un soggetto o per conoscere meglio un punto di vista diverso su noi stessi e sul nostro modo di fare. Possono essere segnali che indicano richieste di miglioramenti o di aiuto. Alcuni, quando ricevono delle critiche, giuste o ingiuste, scappano. Altri cercano le contro prove  per rispondere senza prendersi il tempo necessario per riflettere. A volte le critiche non sono rivolte a noi, eppure ci arroghiamo il diritto di rispondere in nome dell’altro, che forse la pensa in maniera opposta a quello che scriviamo. Se non sono tirato in ballo, perché devo assumermi una responsabilità che non mi compete? Chi critica ha veramente a cuore un obiettivo comune ed è veramente interessato alla soluzione del problema? Se la critica vi viene fatta in un luogo pubblico, come in un social, è giusto difendersi, argomentando il valore di ciò che si crede, correggendo eventuali errori. Siate autentici, riguardo ai motivi che spingono a pensarla in un certo modo e soprattutto assumetevi le vostre responsabilità. Le condivisioni in Rete sono un’ottima strategia. Ricordate che pur appartenendo alla stessa religione, non sempre si può essere d’accordo su tutto.

 

“Lasciateli stare sono guide cieche”

 

E che dire di rivolgerci ai saggi della comunità per ricevere aiuto in caso di critiche o dubbi?

Dipende dai saggi. Se manifestano i tratti del pastore spirituale, perché no. Altrimenti il consiglio è semplicemente una fesseria. Possiamo già immaginarceli a casa nostra o in saletta, che pomposamente disquisiscono sulle nostre perplessità. Vogliono “aiutarci” e iniziano a lodare, a complimentarsi, bla, bla. Lusingano per scoprire cosa c’è sotto. Il più delle volte non credono neppure a quello che dicono, ma si concentrano sui nostri punti di forza per carpirci qualche informazione compromettente. Occhio al trappolone. Se il dubbio di cui vogliamo parlare riguarda un loro comportamento sbagliato, sarà dura parlarne dopo che ci hanno fatto passare per persone “favolose”. Se invece, vi “scontrate” con loro, state certi che in un modo o nell’altro vi creeranno sensi di colpa fin quando non cederete. Cercheranno di tirarvi dalla loro parte. Queste persone non sono interessate a recuperare una buona relazione con voi. L’obiettivo è guadagnare la vostra fiducia e al momento opportuno aspettatevi il colpo basso. Non tutti gli anziani sono così, ma non si può negare che nelle congregazioni esistono alcune persone senza vergogna e senza principi. L’anziano adulatore brandisce due spade: l’ego e la colpa. Se sei una persona sicura di te, non avrai bisogno di adulazione, né di essere “aiutato” e se dovessi esprimere un tuo parere, lo farai con piena libertà di parola. Fai di tutto per non cadere nella trappola dei sensi di colpa e in quella della finta ammirazione. Rifletti attentamente prima di rivolgerti a loro. Se hai dei dubbi, leggi prima la Bibbia e scopri cosa pensa Dio. Non avvicinare chicchessia per parlare dei tuoi dubbi, cerca chi è “veramente” un pastore.

Cerchiamo di comprendere i reali motivi delle critiche. Non stiamo troppo sulla difensiva. Ricordiamoci di essere compassionevoli con noi stessi se siamo criticati ingiustamente. Non affliggiamoci. Mostriamoci intelligenti e freniamo l’impulso di dover rispondere per le rime a chi la pensa diversamente da noi. Di fronte alle critiche Gesù rimase fermo nelle sue posizioni. In certe occasioni discusse apertamente con coloro che lo criticavano, confutando le loro idee errate. Egli cercava di correggere ciò che era sbagliato, spiegando i fatti e facendo appello alla logica. Gesù non perdeva tempo con chi si dimostrava un antagonista irriducibile. Le polemiche sterili non lo interessavano. Di fronte alle critiche degli oppositori, egli disse ai suoi discepoli: “Lasciateli stare”.

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Commenti (1)

  • Bezalel B.

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    A proposito delle polemiche digitali, giovedì scorso, un elogio semiserio dei nostri difetti ai tempi della società digitale, è stato pubblicato su Repubblica, dal titolo: Che cosa ci insegna l’imbecillità di massa. L’articolista cita seri problemi che affliggevano alcuni filosofi e non, quando scrivevano. Secondo lui, chi oggi scrive in digitale non è affatto più imbecille dei nostri antenati. La differenza rispetto al passato è che oggi la stupidità è più documentata e tutto viene pubblicato alla velocità della luce. Conoscere le debolezze umane, un tempo era riservato a chi si chiudeva in una stanza a leggere Tito Livio. Oggi tale conoscenza è disponibile su qualsiasi strumento digitale e insegna da solo più di Montaigne e Spinoza. Ed è per questo – conclude l’articolo – che, venuto meno il sogno dell’intelligenza collettiva con cui si era salutato il digitale, conviene giocarsi la carta dell’imbecillità di massa come fonte di insegnamento.

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