Dialogo nel buio

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Non occorre vedere per guardare lontano

Buio pesto! Sin dall’entrata della mostra/percorso siamo immersi nel buio più totale. Non immaginavo di trovarmi insieme a una cinquantina di giovanissimi parrocchiani, accompagnati da alcuni giovani preti. Siamo suddivisi in gruppi di otto. Sono insieme all’ultimo gruppo in programma.

Ci guida Maria Ester, ipovedente. Ci accompagna nel mondo dei non vedenti, dialogando con noi e suggerendoci come rapportarci al buio. Il messaggio è evidente: prima la persona e l’ambiente poi il cieco. Abbiamo tutti in mano il tipico bastone bianco dei ciechi. Nel buio una cosa è chiara: dobbiamo affidarci a chi ci guida e contare, nello stesso tempo, su noi stessi.

Del primo ambiente, dalle foglie che tocchiamo e dai profumi di lavanda e rosmarino che si sentono nell’aria, riusciamo a capire che si tratta di un giardino.  L’olfatto ci permette di creare nella nostra mente una mappa del territorio dove ci troviamo. Udiamo il rumore dell’acqua che scende dalle rocce. Riesco a sporgermi e a toccarla con le mani.

Proseguiamo a tastoni, aiutandoci con il bastone e prestando attenzione alle indicazioni che ci dà la guida. Da soli sarebbe impossibile proseguire lungo il percorso. Nel prossimo ambiente, dentro delle ceste è contenuta della frutta. Con le mani dobbiamo distinguere il tipo di frutta o di ortaggio. Inoltre, al muro sono appesi degli oggetti e con il senso del tatto dobbiamo capire cosa sono e quali scritte vi sono riportate.

Proseguendo nel tragitto ci imbarchiamo in una barca galleggiante. Lo scopo è di sentire i rumori della partenza e dell’attracco, mentre un vento simulato ci dà l’idea di essere in alto mare. Seguendo con l’udito Maria Ester ci ritroviamo per strada fermi a un semaforo, mentre sentiamo i vari rumori delle auto e delle moto.

Questo passaggio serve a far capire come un cieco riesce ad attraversare la strada servendosi del rumore del semaforo e facendo uso del bastone. E’ sorprendente come grazie ai suoni, a una voce e al rumore dei passi si riesca a creare un’immagine mentale.

Nell’ultima parte del percorso, ci troviamo seduti attorno a un tavolo di un bar, con la cameriera cieca che ci porta da bere. E’ la prima volta che bevo un caffè al buio usando il senso del gusto per assaporarlo, del tatto per sentirne il calore e dell’olfatto per apprezzarne l’aroma. Nel buio anche il caffè ha un aroma speciale. Mentre sorseggio il caffè, ascolto le impressioni di meraviglia dei ragazzi.

Al buio non abbiamo visto niente, cosa c’è da raccontare? In realtà abbiamo provato nuove sensazioni e vissute tante emozioni che la mente ha codificato in immagini. Piccole esperienze che si trasformano in una appassionante avventura di un’ora e quindici minuti.

Inoltre, su prenotazione si può anche cenare o prendere un aperitivo, sempre rigorosamente al buio. Un’esperienza dei sensi suggestiva, accompagnata dalle note di un pianoforte suonato dal vivo. Dialogare con altre persone, in maniera spontanea, al buio, è un’esperienza che si dovrebbe fare almeno una volta nella vita. Infatti, dal 2006 a oggi più di duecentomila ragazzi dalle scuole elementari a quelle superiori hanno visitato questa mostra sensoriale.

entrata-dialogo-al-buioL’entrata della mostra/percorso

Da oltre dieci anni, più di un milione di visitatori ha partecipato a questa esperienza unica, definita “Dialogo nel buio” e organizzata dall’Istituto dei Ciechi. La prima cosa di cui ci si rende conto è quanto sia prezioso il senso della vista e di quanto sia immediata la capacità di attivare la potenzialità degli altri sensi. Che poi la guida avvenga tramite una cieca è ancor più sorprendente.

Il buio dei ciechi è una sfida che spiazza i confini umani. Per i ciechi non esiste limite visibile o nascosto. Per loro, la vista è spesso sostituita dagli altri organi di senso che nel tempo si sviluppano in maniera incredibile. A volte osa di più un cieco che uno che ci vede.

Che dire di coloro che in senso metaforico, secondo una parte dei testimoni di Geova, sono diventati ciechi in senso spirituale? In genere, quando un fedele lascia il culto dei Testimoni, si crede che ritorni in una condizione di cecità spirituale. A dire il vero, i Testimoni credono anche che il genere umano al di fuori di loro, viva nelle tenebre spirituali, dove Satana, l’Iddio di questo mondo ha accecato le menti degli increduli. (2 Cor. 4:4)

Per i testimoni di Geova, tutti gli altri sono ciechi dal punto di vista spirituale. In realtà, tutte le religioni sono piene di ciechi spirituali.

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Troppo spesso ci sentiamo rassicurati nella nostra normalità e non consideriamo che la normalità degli altri è fondata sulle emozioni e sui sentimenti, che fanno parte della stessa natura umana, sia se si è “normali” oppure ciechi, zoppi, sordi o muti. Normalità… chi può considerarsi normale?

Se un fratello abbandona il popolo di Geova viene considerato un handicappato spirituale? Sì, purtroppo. Egli è considerato un malato spirituale. Si tratta di un problema che rischia di moltiplicarsi quando oltre ai pregiudizi, alla paura e all’ignoranza, si offre l’alibi al Testimone “normale” di chiamarsi fuori dal gioco. La paura di relazionarsi con chi si è allontanato dall’organizzazione è  dovuta spesso alla mancanza di compassione, empatia e misericordia.

fede ciecaUNA FEDE “CIECA” E UNA CHE “VEDE”. Essere ciechi è cosa ben diversa da non vedere. Il nostro buio non è il buio dei ciechi. Loro si organizzano la vita basandosi su quattro sensi. Continuano a vivere nella società. Ne fanno parte. Per i ciechi il buio è parte del loro mondo. Comprendere le differenze è anche questo uno dei modi migliori per intraprendere la strada della fratellanza.

Tutti guardiamo le stesse cose ma le vediamo in modo diverso, ciò è dovuto alla nostra educazione, all’ambiente in cui siamo cresciuti e ai pregiudizi che abbiamo. Di fronte a un problema delicato come l’inattività, le difficoltà vanno affrontate cercando le possibili soluzioni.

Il pericolo di una fede è quando diventa “cieca”. Una fede che ha bisogno di regole e istruzioni umane per vivere la propria adorazione con Dio non è una vera fede. La fede “cieca” è quella che si copre gli occhi con le mani per non vedere i bisogni del fratello inattivo.

La fede che “vede” è un cuore ricco di misericordia. Il pastore che “vede” va oltre le parole gentili, non dà una semplice occhiata casuale ma uno sguardo intenzionale, prende a cuore l’esortazione di Giovanni e quando “vede” il proprio fratello nel bisogno gli apre le porte delle sue tenere compassioni. (1 Giov.3:17)

Gli uomini di fede non sono quelli che come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, “videro” l’uomo mezzo morto e passarono oltre. Alcuni, invece di vedere il reale bisogno di un inattivo o di uno sconosciuto, vedono in esso tutta una serie di regole che impediscono agli occhi di guardare come veri cristiani. A volte, per vedere un vero bisogno, servono di più gli occhi del cuore.

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I farisei diventarono “ciechi” perché “vedevano” soltanto il bene delle regole e non quello dell’uomo. Non fu l’amore per la cultura del mondo greco e romano ad accecarli, ma l’amore per ciò che credevano fosse la cosa giusta.

Credevano di sapere, ma non sapevano credere. La maggior parte di loro non riusciva a vedere nemmeno l’evidenza dei fatti. Preferirono rimanere spiritualmente ciechi, senza discernimento. I farisei isterilirono l’adorazione a Dio. Invece di dare importanza all’amore di Dio, diedero risalto alle opere come metro della spiritualità individuale.

Vedevano solo il fare ed erano ciechi ai motivi che spingevano a fare. La cecità spirituale è di gran lunga peggiore della cecità letterale. Soltanto chi tiene gli occhi aperti sui bisogni dei fratelli, attivi e inattivi, può vederli come li vede Geova. L’esperienza descritta sopra, può aiutarci a capire che nella vita non esistono ostacoli impossibili, se uno vuole può “vedere” il fratello inattivo anche al buio, basta usare gli organi di senso o le “facolta’ di percezione”. (Ebrei 5:14)

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Per approfondire:

Antoni-Gramsci   Quell’insopportabile indifferenza

offertacainoeabele     «Dov’è tuo fratello»

cornicevuota  Nulla è come appare

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