Come possiamo sapere se un testimone dice la verità? / prima parte

Perché è difficile ricostruire con esattezza fatti e circostanze del passato? Quali variabili fanno sì che un testimone sia considerato credibile e un altro no? Perché è saggio condurre un’indagine rigorosa invece di affidarsi alle prime considerazioni di cui ne veniamo a conoscenza?

La testimonianza oculare è una dichiarazione fatta da una persona di cui si presume sia a conoscenza di fatti rilevanti, ai quali ha assistito di persona. La testimonianza oculare è importante per stabilire l’accaduto. Il fatto di essere stato un testimone oculare è una prova tangibile che i fatti siano andati così come raccontati?

Un racconto biblico dimostra che non sempre quello che dice un testimone oculare è vero. Il re Salomone utilizzò un sistema per decidere il colpevole e l’innocente. Due donne si contendevano un bambino e ognuna sosteneva di essere la madre. Ben conoscendo quali sono i sentimenti di una madre verso suo figlio, Salomone ordinò di tagliare in due il bambino e di darne metà a ciascuna donna. Una accettò, mentre la vera madre supplicò che il bambino fosse dato piuttosto all’altra. Con questo metodo fu chiaro che la vera madre era la donna che non voleva che il suo bimbo fosse  tagliato a metà (1 Re 3:16-28).

Spesso capita che i racconti fatti da testimoni in buona fede, risultano, dopo accurate indagini, inadeguati o scorretti. La facoltà di percezione di cui parla la Bibbia, che serve per vedere, sentire e comprendere il mondo esterno, deve essere esercitata in modo corretto per distinguere il bene dal male, altrimenti si può avere una percezione sbagliata della realtà (Ebrei 5:14).

Le leggi sono indispensabili per regolamentare il funzionamento sia della società che del singolo individuo. Alcuni considerano eccessive le leggi che Dio aveva dato a Israele (la Legge di Mosè consiste di oltre 600 singole leggi). Si pensi allora al codice penale italiano, diverso da quello civile, che inizialmente consisteva in 734 articoli, ed è oggi diviso in tre libri.

Le leggi sono un insieme di norme che regolano il comportamento della nostra vita e servono a evitare i conflitti che sorgono costantemente. La visione che noi oggi abbiamo di esse è quella di legarle alla giustizia e alla verità.

Molti criticano le leggi di Dio, dimenticandosi che la stragrande maggioranza delle leggi di oggi, più numerose di quelle di Dio, sono il frutto del pensiero umano e quindi imperfette. Inoltre, le leggi dell’uomo rappresentano un tentativo di avvicinarsi all’ideale di giustizia e verità. Pur non potendo farne a meno, difficilmente trovano una completa attuazione nella vita reale.

Lo scopo di un’indagine è quello di arrivare alla verità e ci si attende che chi testimonia un fatto dica la verità e la dica in base alle leggi umane che regolano la verità. Si evince dunque, che la verità e la giustizia sono legate all’intendimento che si ha delle leggi umane imperfette. Di conseguenza, si intendono verità e giustizia sulla base delle convinzioni umane e non su quelle di Dio. Perciò, il credente a quale verità e giustizia si deve attenere, a quella di Dio o a quella dell’uomo?

Di fronte a una scelta dove il contrasto tra il pensiero dell’uomo e quello di Dio è evidente, il cristiano ubbidisce a Dio e non agli uomini. Non esistono compromessi (Atti 5:29). A differenza delle leggi di Dio su verità e giustizia che sono perenni, quelle degli uomini cambiano, a volte in maniera opposta. Per cui il concetto umano di verità e giustizia è mutevole nel corso del tempo.

Quando si parla di verità e giustizia a cosa ci si riferisce: a quella umana o a quella di Dio? Se la posizione riguardo a cosa siano verità e giustizia è relativistica, significa che possiamo fare a meno della verità e della giustizia dell’uomo?

Ritenere che la verità vera non esista vuol dire non difendere la vittima e condannare un innocente. Negare un fatto accaduto significa negare il danno subito. Inoltre, la condanna di un innocente implica che qualcuno sia incolpato per cose non commesse.

Giudicare un fatto o una persona è cosa molto seria e impegnativa, sia per chi forma un comitato giudiziario sia per chi tende a giudicare i tdG. Nei processi di oggi, molti giuristi tendono a valutare la verità vera quella che più si avvicina ai fatti. In molte ipotesi accusatorie non si può dimostrare la verità, perché in alcuni casi può essere confermata e in altri disconfermata. Stiamo parlando quindi di probabile verità umana.

Menzogna intenzionale e non intenzionale.

Alcune testimonianze inizialmente vere, diventano false grazie a metodi interrogativi mirati a raggiungere un obiettivo che difficilmente si raggiungerebbe dicendo la verità. Parliamo di confessioni estorte come quelle che vediamo nei film o come quelle violente di cui si parla nelle inquisizioni, confessioni non vere estorte con mezzi crudeli.

Oggi esistono metodi meno violenti e più scientifici per stabilire se qualcuno dice la verità o il falso, come ad esempio la macchina della verità; domande specifiche e reazioni fisiologiche; domande vaghe a cui è difficile rispondere in modo veritiero. Spesso la razionalità non è la guida migliore perché potrebbe basarsi su logiche sbagliate o su dell’informazioni insufficienti.

Paradossalmente, ci sono casi in cui una persona interrogata dagli organi competenti, si rende conto che negare è inutile, che della verità che dice non viene creduto e che nessuna delle sue affermazioni può scagionarlo, allora opta per una confessione falsa o una che più si addice alle richieste degli organi inquirenti, in modo da poter uscire dal buco nero in cui si è intrappolato. Si possono fare confessioni per pura convenienza.

Certe confessioni confabulate possono essere inventate, ma senza l’intenzione di mentire. Queste sono le dichiarazioni più difficili da interpretare. Spesso si confonde il testimone con l’accusato. Alcune testimonianze possono essere manipolate e trasformate in vere e proprie accuse da parte di chi mira a screditare persone o gruppi.

 Persino i giudizi positivi possono essere condizionati in negativo. Sono sufficienti campagne stampe mirate a stravolgere i giudizi di quelle persone che fino a quel momento erano rimaste indifferenti alla questione. Basta colorare certi fatti rendendoli scandalistici per rovesciare prove ritenute più che sufficienti a scagionare dalle accuse mosse. A volte basta estrapolare una frase dal contesto e inserirla in un altro più diffamatorio.

Identificazione del colpevole e distorsioni della memoria, sono due aspetti che saranno trattati nella seconda parte.

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