Come si finisce per diventare un altro

serasulvialeKarljohanMunchESera sul viale Karl Johan, E. Munch

Perché alcuni fratelli cambiano il proprio sé diventando “altri” quando vengono nominati in congregazione? 

Molti poeti hanno firmato con nome inventato le loro composizioni. Un poeta famoso per le scomposizioni è Fernando Pessoa, che rifiutò in modo lucido e consapevole la propria personalità. Nella poetica di Pessoa convivono molte anime che non sono la sua anima e coscienze estranee alla sua coscienza. Non è facile rintracciare chi è il vero Pessoa nelle pagine delle molte persone che hanno scritto con la sua mano.

Egli scrisse come se a comporre fosse un altro: “Mi sento multiplo come in una stanza con molti specchi fantastici che deformano in riflessi falsi una realtà che non è in nessuna ed è in tutte”; “Un continuo danzare e sporgersi sull’orlo del vuoto, sui bordi del pozzo del nulla”. Pessoa è considerato uno dei poeti più rappresentativi del XX secolo. La sua è una personalità enigmatica, una vita vissuta al plurale. Lui non ha una storia biografica, le sue opere sono la sua biografia: Pessoa è altro a sé stesso e a gli altri non è sé stesso.

CAMBIAMENTI D’IDENTITA’

Tutti con il tempo fanno esperienza dei propri cambiamenti interiori. Non sempre si riesce a percepire questo cambiamento a differenza di altri che lo notano, eccome. Alcune di queste trasformazioni, dovute a forte stress, lasciano tracce profonde nella nostra psiche e pongono seri interrogativi sulla nostra identità. Alcuni reagiscono allo stress usando come scudo difensivo del proprio Io una personalità esteriore completamente diversa da quella interiore. A volte mascherano la vera natura.

Alcuni diventati cittadini della Rete si sono talmente integrati bene da non distinguere più il reale dal virtuale. Lo dimostrano le numerose relazioni all’interno di comunità che nascono e si spengono offline. Molti navigatori s’identificano con queste comunità attraverso idee, pensieri ed esperienze.

Nel Web si vanno definendo nuove identità che iniziano a raccontarsi in modo così veloce da spingere il proprio Io a voler soddisfare i desideri altrettanto velocemente. Regna preponderante la filosofia del tutto e subito, non c’è più tempo né pazienza per aspettare. In futuro ci saranno generazioni talmente condizionate dal digitale, che non faranno più alcuna distinzione tra il reale e il virtuale.

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SDOPPIAMENTI NELLE CONGREGAZIONI

Ci creiamo una nostra personalità attraverso il modo come i nostri fratelli ci percepiscono in congregazione. Se ci percepiscono diversamente da come pensiamo, si hanno conseguenze per lo più negative. Per raggiungere una buona coscienza e un’approvata capacità relazionale con altri conservi, questo percorso di crescita passa attraverso il confronto con altri. In certe situazioni di grave crisi, se si rifiuta l’altro e si ripiega su se stessi, la personalità si inficia e si inibisce.

Si diventa inconsistenti, nulla. Il mancato riconoscimento delle proprie qualità morali e spirituali crea una tale chiusura in se stessi da spaccare in due (e forse più) la propria personalità. Come Narciso, ci s’innamora della propria immagine riflessa. Quando non si riconosce l’altro o non si è riconosciuti dall’altro – e ciò vale per tutti i cristiani, specialmente per gli anziani – si diventa una specie di Anfitrione: carne vs spirito, amore e odio, peccato e purezza.

Paradossalmente e in maniera contraddittoria convivono nella stessa persona una parte positiva e una negativa. Se non si ha una considerazione equilibrata di sé e dei propri limiti, si possono causare in congregazione danni irreparabili.

Perché alcuni fratelli cambiano il proprio sé diventando “altri” quando vengono nominati in congregazione? Il potere rende evidenti le virtù, ma ingigantisce i vizi. Il potere è il luogo della competizione ai privilegi e non sempe a riceverli sono quelli di animo nobile. Tutti noi abbiamo una buona opinione di noi stessi. Ci elogiamo nel silenzio della nostra anima. Il problema sorge, quando alcuni che hanno un’opinione esagerata di se stessi emergono in congregazione per mezzo di una nomina.

Da quel momento in poi si convincono di valere più degli altri. Si riconoscono da come parlano, dagli ordini demenziali che danno e quando combinano disastri non sono in grado di ripararli. Se qualcuno più intelligente cerca di aiutarli, lo trattano male. Essi creano attorno a loro un’aria irrespirabile e tesa. A loro piacciono i titoli onorifici perché danno visibilità. E’ questo il paradosso di tali uomini: avere visibilità in mezzo ai fratelli, pensando di non apparire realmente quello che sono. Non c’è maschera che tenga, prima o poi saranno smascherati (vedi Isaia 29:15).

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Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,

Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera

Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscienza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.

Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;

E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.

Fernando Pessoa, Sonetto VIII

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