Commedianti

Siamo parte dello spettacolo teatrale della vita

Per molti cristiani è la finzione la vera realtà, mentre la vita è una commedia tutta da interpretare. Sul palcoscenico del mondo ognuno entra in scena con la maschera che più si addice. C’è chi sceglie Arlecchino in quanto astuto, veste colori sgargianti, anche se è timoroso, ignorante e cambia spesso opinione. C’è chi si convince di essere come il dottor Balanzone, avvocato saputello e pieno di arie. C’è Brighella, che parla solo il dialetto bergamasco, intrigante e privo di scrupoli. E che dire di Colombina, la servetta sveglia e maliziosa; di Gianduja, galantuomo allegro e godereccio; di Meneghino fedele e buono, ma anche bauscia e criticone? Ci sono poi quelli simili a Stenterello, dalla vita di stenti ma dall’arguzia popolana. E non potevano mancare Pantalone, vecchio mercante saggio, brontolone e sempre beffato, e Pulcinella, indolente, spensierato, danzante e frivolo.

Mentre la vita fluisce inesorabilmente, si cerca di bloccarla con una maschera e si finge di trovare in essa lo scopo della vita. Cristiani bloccati da convenzioni, sdoppiati di personalità, senza essere in realtà dei signor nessuno. Commedianti che non si muovono né parlano come vorrebbero. Dicono frasi fatte che non vengono dal loro cuore, obbediscono a un copione scritto da altri. Articolano bene le parole, entusiasmano quando parlano modulando ed enfatizzando, inserendo le pause e ponendo domande introduttive per catturare l’interesse. I gesti son ben costruiti ed artefatti, nessun movimento è naturale, persino il respiro è recitazione. Cristiani commedianti che mai indosserebbero un tale costume nella loro vita reale. Attori che hanno imparato quelle quattro parole per convincersi di essere interessanti quando suonano i campanelli.

Il paradosso è che questi uomini e donne sono contenti di recitare la commedia. Non necessariamente per una questione di ipocrisia. L’appartenenza a un gruppo, a un sistema sociale, istituzionale, economico, religioso, aziendale, impone una serie di regole e comportamenti cui attenersi e consegna un ruolo da recitare con relativa maschera da indossare. Più si diventa importanti più si diventa personaggio e meno persona. Nel ruolo di personaggio raggiunto molti sentono realizzati nella maschera di loro gradimento. Istrioni teocratici che soffrono quando non hanno parte né arte nella finzione globale della vita, dove non si capisce più qual è la realtà e cos’è la finzione, chi è il commediante e chi è il pubblico. Una sorta di osmosi tra personalità liquide. Attori che si sentono più vivi con la maschera piuttosto che con la loro faccia naturale. Amano apparire, essere davanti al pubblico, recitare il canovaccio di altri. Amano essere diretti da un regista perché non sanno improvvisare e lasciano che siano altri a scrivere le pagine della loro esistenza.

Anche tra i molti internauti ci sono commedianti e una parte di pubblico anonimo che assistono allo spettacolo teatrale della Rete, copiando e incollandosi le parole sulla lingua. Ventriloquia digitale con tanta voglia addosso di gettare la maschera e di mandare a quel paese tutti e tutto. Andarsene lontano non si sa dove e con chi, a fare chissà che cosa, per sentirsi finalmente liberi da maschere, copioni che non ci appartengono, pubblico finto. Disfarsi delle giacche, cravatte e borse, simboliche uniformi da combattimento. Dei vestiti da grandi raduni, delle promesse non mantenute, dei reparti bancarelle, delle noiose riunioni e della lunga fila di nomi citofonati.

Prima o poi calerà il sipario sul palcoscenico, il luogo dove nasciamo piangendo per essere venuti in questo grande spettacolo della finzione. L’aria che sin dai primi vagiti respiriamo puzza di ipocrisia e l’esistenza umana è sin dal suo inizio rigata da lacrime e pianti. Al termine di questo lungo anno, un’ombra si aggira nelle strade solitarie della città. E’ un povero commediante inattivo, che troppo si è agitato sulla scena cangiante di questo mondo. Attore non protagonista di tante interpretazioni. E’ il suo momento, la sua gloria, l’ultima sua apparizione nella scena di questo mondo che cambia. Trasognato, malinconico e assente, con addosso il vecchio  abito delle celebrazioni commemorative, tra i rumori, le abbuffate, i divertimenti, le luci, gli alberi, i regali e la finta bontà, lentamente con incedere elegante, sparisce nel nulla in un istante di tempo. Spesso la storia di tanti commedianti attivi è raccontata da altri commedianti, glorificandola del nulla che non significa nulla. Caro fratello inattivo di un tempo che fu, anche se la scena di questo mondo va avanti e nulla cambia, noi non abbiamo voluto dimenticarti e non lasceremo che il tuo ricordo di tanti anni di verità vissuta al servizio di altri, rimanga nell’oblio. Ogni anno, a fine anno, il tuo ricordo continua a vivere in noi. (i.i.)

Approfondimenti:  _________________________________________________

   Il vecchio se ne va

    Giù la maschera!

   Come si finisce per diventare un altro

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