Commenti ostili

La deriva dell’insulto digitale

E’ molto difficile fronteggiare gli odiatori che sui social vomitano insulti e volgarità su persone o fatti. Le parole ostili hanno conseguenze penose quanto le aggressioni fisiche, se non di più. Una volta si associava l’insulto e l’aggressione all’ignoranza, agli ambienti subculturali o a contesti di degrado. L’insulto è sempre stato considerato una caratteristica degli incolti, un patrimonio dei barbari. Oggi è un segno distintivo delle comunità on line, uno sdoganamento identitario, un lessico autentico della moderna contemporaneità.

In tanti usano Internet come un manganello per dire la loro opinione e per avvallare la tesi che sia giusto che tutti abbiano la libertà di esprimersi come vogliono. Alcuni non sanno che “le parole di giustizia non si addicono agli stolti” (Proverbi 17:7). Chi adopera un lessico offensivo, si giustifica dicendo, che “oggi è di moda parlare così”. E’ anche opinione comune che non si è ascoltati se non si urlano le proprie rivendicazioni con toni infervorati, che spesso rasentano l’insulto e l’offesa.

L’evoluzione inversa del linguaggio comune sta riportando la civiltà umana alle stesse condizioni del Medioevo. I social hanno riesumato le peggiori coscienze, che continuano ad alitare con i loro commenti un fiato nauseabondo di idiozie, superbia e mediocrità. Dalla sua nascita ai nostri giorni, il web ha alimentato il bullismo, la discriminazione e l’intolleranza. Ha ammantato l’offesa con l’ironia, e la maleducazione con la battuta comica dal sorriso squallido.

Persino un’idea folle, stupida e senza senso può essere accettata dalla massa se data in pasto in forma condivisibile, purché detta da un personaggio famoso o pubblicata sui giornali. Esiste una regola nel mondo dei giornali: le buone notizie faticano a trovare lettori (i tdG ne sanno qualcosa con la predicazione della Buona Notizia del Regno), e l’eleganza di chi scrive è seguita e apprezzata se correlata da un fatto scandalistico o da un commento fulminante. C’è una fuorviante convinzione che sul web, chiunque può attaccare chiunque in forma anonima o addirittura in modo palese mettendoci la faccia con lo scopo di avere una notorietà altrimenti impensabile. “Vanità, ogni cosa è vanità”, ripete sconsolato l’ecclesiaste. Le parole nascondono il nostro io, le nostre frustrazioni, ma anche i nostri bisogni e i nostri desideri.

COME ARGINARE LA VIOLENZA DELLE PAROLE IN RETE?

Chi scrive per professione osserva la realtà e ne descrive i segni che colpiscono la gente. Ciò che si scrive può essere obiettivo oppure può essere portato alle estreme conseguenze. Può essere usato come una fiaccola per accendere il dibattito o avere come fine la sensibilizzazione sulla buona educazione verbale. Spesso gli adulti, quando discutono animatamente sui social non si rendono conto delle frasi offensive che scrivono. Sono più consapevoli i giovani del pericolo di comunicare in modo offensivo che gli stessi adulti. Molte volte gli adulti sono un cattivo esempio di comunicazione verbale. Cosa ancor più grave e deprimente, quando accade anche tra fratelli spirituali. Ci sono comunità virtuali che permettono un linguaggio contrario alle norme bibliche. Che pena!

Bastano poche regole per darsi una calmata e per spegnere la rabbia in rete. Intanto, le parole che scriviamo ci rappresentano. Sono la carta d’identità per riconoscere la personalità di chi si esprime. Le parole sono un ponte per farsi capire e per avvicinarsi agli altri. Ogni parola ha le sue conseguenze. Molti non capiscono che quando si discute, non è la persona in questione l’argomento principale su cui dibattere, ma l’idea di cui si parla. Le idee si possono discutere, ma le persone vanno sempre rispettate. Invece, alcuni prendono il commento di altri come un’offesa personale. L’offendersi facilmente risiede nell’animo degli stupidi, mentre, se da una parte è un gesto di onore rifiutare la disputa, dall’altra c’è sempre lo stupido di turno che cerca prontamente di intromettersi (Ecclesiaste 7:9).

Talvolta la scelta migliore è non rispondere a un commento offensivo. “La via dello stolto è sempre giusta ai suoi occhi”, per cui non vale la pena perdere tempo (Proverbi 12:15). Molti che scrivono non si interrogano prima di inviare il messaggio sulle responsabilità che esso comporta. Il linguaggio e il tono con cui lo si accompagna deve edificare, costruire, sanare. Inoltre, il post non deve esprimere solo rovina, negatività, abbattimento, frustrazione, disperazione funeraria. Quando si commenta non si deve alzare un muro di ostilità e negatività. E’ saggio pensare invece a cosa si lascia fuori dopo aver alzato quel muro. E spesso, sono proprio le parole i muri di cemento armato che innalziamo al di sopra di chi la pensa diversamente.

Se si risponde a uno “stolto secondo la sua stoltezza”, ricorrendo ai suoi meschini metodi di argomentare, in genere, si dimostra di condividere il suo erroneo modo di ragionare. Per evitare questo, il proverbio consiglia: “Non rispondere a nessuno stupido secondo la sua stoltezza”. Comunque, com’è dimostrato in Proverbi 26:4, 5, può essere utile rispondergli “secondo la sua stoltezza” nel senso di analizzare le sue tesi, evidenziarne la ridicolaggine e mostrare che i suoi argomenti portano a conclusioni del tutto diverse da quelle che secondo lui potevano essere buone.

Isaia disse che la persona stolta o insensata “pronuncerà semplice insensatezza, e il suo medesimo cuore opererà ciò che è nocivo, per operare apostasia e per pronunciare contro Geova ciò che è errato, per far sì che l’anima dell’affamato resti vuota, e che anche l’assetato resti senza la stessa bevanda”. (Isaia 32:6) Chi scrive cose senza senso, in particolare contro Geova, non disseta l’assetato che legge il commento, né sazia la sua fame di verità con parole senza senno. Le parole ostili portano solo ostilità, sia a chi le dice sia a chi le approva.

 

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA