Commuoversi, turbarsi e piangere

Storie di lacrime e di conforto

Di fronte a una scena così straziante, gemé nello spirito e si turbò molto nel vedere Maria e i giudei piangere la morte di Lazzaro. Gesù si commosse così profondamente che cedette alle lacrime, un segno evidente della sua infinita compassione per i sofferenti. (Gv 11:33-36) Le lacrime hanno il potere di sciogliere anche i cuori duri degli esseri umani e sono una caratteristica del cristiano. Chi non piange non può essere un cristiano. La Bibbia incoraggia a “piangere con quelli che piangono”, a mostrare cioè empatia. (Rom 12:15) Le lacrime non sono mai un segno di debolezza e non c’è nulla di cui vergognarsi. Pur se accompagnate dalla tristezza spesso sono liberatorie poiché alla fine producono sollievo e
consolazione. Quanti sono coloro che piangono lacrime fraterne di fronte alle sofferenze dei nostri
conservi? Quanti pastori spirituali, nelle loro visite pastorali, piangono letteralmente di fronte al dolore e alle tribolazioni del fratello e della sorella inattivi?
Piangere per la nostalgia. Al ricordo di Sion, gli ebrei piangevano stando seduti presso i fiumi di Babilonia. (Sal 136:1-6) Questo li tenne spiritualmente in vita persino lì in Babilonia, con tutte le sue pratiche religiose. Lontani dai luoghi di adorazione di Geova si può piangere per essi e per ciò che hanno rappresentato nella nostra vita.

Piangere per la speranza. Nel cantico delle ascese si legge: “Quelli che seminano con lacrime, mieteranno pure con grido di gioia. Colui che immancabilmente esce, pure piangendo, portando una borsa di seme, immancabilmente verrà con grido di gioia portando i suoi covoni” (Sal 126:5,6) Le lacrime di fede in Geova dovute alla speranza di poter raccogliere i frutti delle proprie fatiche può manifestarsi già nella fase iniziale del nostro agire.

Piangere per la malattia. Si possono spargere lacrime dal proprio letto quando la sofferenza ha raggiunto limiti estremi e insopportabili. Persino l’occhio si può indebolire quando il dolore e i lamenti sono accompagnati da sospiri e gemiti. (Sal 6:6,7)

Piangere per le pene. A volte una situazione è talmente penosa che si è ridotti a “mangiare pane intriso di lacrime e a bere lacrime in gran misura”. (Sal 80:5) Forse ci siamo cacciati in una situazione in cui il muro di protezione da parte di Geova sta crollando a motivo di alcune cose che stiamo facendo e che non hanno il suo favore e quindi ne stiamo pagando le conseguenze. Il pane e l’acqua sono alimenti essenziali per vivere. Forse, siamo messi così male che mancandoci questi elementi indispensabili per sostenere la nostra vita spirituale, ci nutriamo di pane e acqua prodotti dalle nostre “lacrime”.

Piangere per i peccati. E’ difficile immaginare un peccatore affranto e umiliato che non senta una fitta nel suo cuore. (Sal 51:17). Un proverbio del Siracide dice che “chi punge un occhio lo fa lacrimare e chi punge il cuore ne scopre il sentimento”. Come una puntura all’occhio provoca il pianto, allo stesso modo un cuore punto in un momento inaspettato, fa emergere sentimenti sopiti nel nostro intimo, emozioni forti che bagnano il cuore di lacrime e che implorano la compassione di Dio. Ma anche reazioni dure. Quale sede dei sentimenti e delle emozioni, il cuore è ingannevole e se punto può reagire in malo modo.

Piangere per la Bibbia. In Neemia 8:9, Dio comanda di “non fare cordoglio e di non piangere”. In questa circostanza, il popolo ebreo era radunato per ascoltare la lettura e la spiegazione della Legge. La reazione del popolo è commovente: “tutto il popolo piangeva mentre udiva le parole della legge”. Sarebbe come trovarsi in un’assemblea estiva e vedere migliaia di presenti che piangono mentre l’oratore legge e spiega la Bibbia. Una scena mai vista.

Piangere senza sapere perché. Lo Spirito se glielo permettiamo, può venire in soccorso delle nostre debolezze. In Romani 8:22, 23, 26 sono menzionati i gemiti della creazione, del cristiano e dello Spirito. Dal contesto si evince che non solo la preghiera è importante, ma anche essere in sintonia con questi gemiti. In particolare quello che lo Spirito sussurra in noi e tra di noi nei momenti in cui piangiamo senza sapere il perché e senza esprimere in modo specifico cosa chiedere a Geova. Siamo certi che Dio custodisce in un otre simbolico le nostre lacrime e i nostri gemiti causati dalle sofferenze emotive, psicologiche e fisiche. (Sal 56:8).

Le lacrime di Pietro e di Paolo. Il pentimento di Pietro, preceduto da uno sguardo penetrante di Gesù, è espresso con parole semplici: “E uscito fuori pianse amaramente” (Luca 22:6). Non solo lacrime amare per aver rinnegato Gesù, ma anche lacrime di perdono dovute all’incrocio del suo sguardo contrito con gli occhi compassionevoli di Gesù.

Paolo non riesce a trattenere le lacrime quando menziona piangendo quelli che prima erano suoi fratelli spirituali e che ora camminano come i nemici disprezzando il valore del sacrificio di Cristo. (Flp 3:18) Si piange lacrime amare quando commettiamo un grave errore e si piange per il dispiacere quando alcuni nostri fratelli in fede si allontanano diventando nemici di Cristo e del suo popolo.

Non più lacrime. In Rivelazione 21:4 Dio promette che “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”. Al dolore, al cordoglio e alla morte che tante lacrime causano, subentreranno gioia e giubilo. Nel frattempo, una delle priorità pastorali degli anziani delle congregazioni è quella di consolare i fratelli (“attivi” e “inattivi”) che si trovano nella morsa della tristezza e della sofferenza. Fratelli e sorelle che gemono nelle stanze segrete del loro cuore. E quando lo fanno, i veri pastori non si soffermano alla superficie delle storie, ma riescono a penetrarle in profondità, anche quando le apparenze ingannano o quando i fratelli non sanno come confidare gli aspetti più intimi della loro vita. Le esperienze menzionate nella Bibbia ci aiutano a comprendere i sentimenti, spesso inespressi e le forti emozioni che si nascondono dietro una lacrima.

Cari fratelli che state soffrendo, non siete e non sarete mai soli finché state vicini a Geova. Perfino Gesù ebbe bisogno di conforto prima di morire. E prima di esalare l’ultimo respiro, supplicò il Padre “con forti grida e lacrime”. (Lc 22:43; Eb 5:7) Rimanga stabile nel nostro cuore e nella nostra mente la promessa di Gesù: “Felici quelli che fanno cordoglio poiché saranno confortati”. (Mt 5:4) Geova terrà sempre aperta la porta delle sue tenere compassioni a tutti quei fratelli e sorelle che attualmente non lo servono più come un tempo.

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