Concetti errati di autorità e di insegnamento spirituale

Un trattamento spirituale sbagliato è causa di ulteriori ferite e abusi

Nella nostra esperienza di tdG abbiamo incontrato fratelli e sorelle profondamente feriti. L’abuso spirituale è un problema grave all’interno delle congregazioni. E’ inutile negarlo e chi lo fa vive in un mondo incantato. Questo problema va affrontato con una certa urgenza e preparazione. La superficialità con cui alcuni anziani hanno cercato di risolvere il problema, ha causato più danno dello stesso abuso. Molti nominati non si rendono conto (o forse si) che l’abuso spirituale rovina il rapporto che il fratello ha con Geova. E questo è grave.

E’ una tristezza vedere i fratelli abbattuti dai nominati. Forse, anche loro potrebbero essere state vittime di abusi. E’ saggio usare cautela nel giudicare i singoli o l’intera categoria degli anziani. Riceviamo diverse esperienze che parlano di abusi. Parliamo quindi di racconti di prima mano. Per questo motivo, cari fratelli siamo sensibili al vostro dolore. Geova mai vorrebbe che foste vittime abusate.

Una responsabilità va attribuita alla confusione che c’è sul concetto di autorità. Geova e suo Figlio hanno concesso l’autorità in minima parte a persone affidabili, serie, amorevoli, benigne e misericordiose, affinché ciascun membro della congregazione si sottomettesse in modo volontario per raggiungere scopi comunitari, per compiere al meglio la volontà di Geova e per  adempiere in modo spirituale i propri doveri cristiani. Il fine dell’autorità è il beneficio della congregazione mettendo ogni singolo nella disposizione ideale per dare il meglio di sé. L’autorità è un indirizzo lecito e scritturale che viene trasmesso ai fratelli per fare la volontà di Geova in maniera completa. L’uomo non ha il diritto di autorità, ma gli compete l’esercizio dell’autorità, che sono due cose diverse. L’uomo è autorizzato da Dio solo all’esercizio spirituale dell’autorità secondo la sua volontà e come stabilito nella sua Parola.

Non c’è niente di umano nell’autorità divina, se non quello di esercitarla, cioè tenerla viva e attiva nella congregazione. L’autorità divina è cosa sacra. Non barattabile con pensieri umani usati per scopi egoistici. L’anziano ha in mano qualcosa di santissimo che non gli appartiene. Il problema è che una volta nominato, l’anziano si crede investito di autorità. Sbagliato. E’ solo un prestito che deve usare con sapienza, equilibrio, potenza, giustizia e sempre nel modo stabilito da Geova. Perciò, chi esercita l’autorità sia in predicazione sia quando insegna in Sala, dovrebbe chiedersi se in quel momento al suo posto ci fosse Gesù, come userebbe l’autorità con i fratelli?

Durante il suo ministero, Gesù ha smascherato la falsa autorità dei capi religiosi. I farisei erano convinti che il fatto stesso di essere farisei imponeva al popolo di essere sottomesso. E’ un concetto sbagliato  far passare un cristiano come disubbidiente perché non ubbidisce ai responsabili religiosi. Gesù non lo ha mai fatto. Mostrava loro rispetto ma non si sottomise mai alla loro autorità, anzi la confutava spesso. Gesù non metteva in discussione l’autorità di Dio, ma la loro. Chi non ubbidisce a una falsa autorità o a un’autorità sbagliata non è vero che sta disubbidendo a Geova.

Piuttosto, è fuorviante far pesare sulla coscienza il concetto che se non ubbidisci agli anziani non stai ubbidendo a Dio.  Qui non si tratta di toccare “l’unto del Signore” o di metterlo in discussione. Il problema non è il fratello che non segue l’anziano, ma è l’anziano che non segue Geova. E’ qui che nasce l’abuso dell’abuso. Quando si capirà tale concetto, si eviterà che persone di buon senso perdano il lume della ragione.

Perché io sono l’anziano, perché io sono il sorvegliante, perché io sono del CD, allora tu mi devi sottomissione e ubbidienza! Se non lo fai metti in discussione la mia autorità! Ma quando mai. A mettere in discussione l’autorità di Geova sono proprio coloro che fanno questi ragionamenti, anche quando in maniera non appropriata ti fanno notare quanto scritto in Ebrei 13:17 .

Gesù, in un confronto con gli scribi e i farisei, li accusò di essersi seduti “sulla cattedra di Mosè”. La posizione in cui sedeva Mosè era stata data direttamente da Dio. Gli scribi e i farisei non avevano ricevuto questa autorità, se l’erano presa. Si erano appropriati di qualcosa che non apparteneva loro. La loro autorità si basava unicamente sul fatto che ricoprivano una posizione di potere. Le loro opere erano vuote, erano sepolcri imbiancati, lupi neri, dagli occhi famelici e dalle zanne affilate come rasoi. Il fatto che occupassero arbitrariamente una posizione di autorità e la esercitassero nel peggiore dei modi, non significava che in automatico il popolo e Gesù erano obbligati a sottomettersi. Occupare una posizione non vuol dire nulla.

Il titolo di anziano non è il fondamento dell’autorità spirituale. L’autorità dipende dalla verità e viene concessa da Dio quando il cristiano ha la sua approvazione e sa maneggiare rettamente la parola di verità (2 Timoteo 2:15). Non esiste la sottomissione a chi fa la voce grossa o a chi rivendica una posizione di autorità. I fratelli devono vedere con i loro occhi che sei guidato da Dio e sai ciò di cui stai parlando. La gente che ascoltava Gesù si meravigliava perché insegnava, non come gli scribi, ma con autorità. E la gente non era stupida, capiva la differenza tra un’autorità religiosa come quella dei farisei e l’autorità amorevole, benigna e ferma di Gesù.

Abusi spirituali – terza parte

 

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Commenti (1)

  • Anonimo

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    E vero,la gente non era stupida sapeva discernere chi era guidato dallo spirito Santo in quel caso Gesù Cristo, che è l’esempio massimo di come va’ manifestata l’autorità nelle congregazioni.Allo stesso modo oggi,e facile riconoscere chi vuole imporre invece di esortare , chi si innalza invece di servire essendo consapevole che gli è stato concesso benignamente l’oneroso compito di pascere le “pecore ” che Gesù ha comprato col “suo” prezioso sangue!
    In linea di massima condivido il contenuto dell’articolo,ma ritengo sia opportuno evidenziare il fatto che ci sono molti nominati che si spendono in maniera egregia nella congregazione senza doppi fini e questo li fa onore.
    Cordiali saluti

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