Conosco inattivi che…

artisti-inattivi

Sanno svolgere attività artistiche, scrivere, suonare strumenti, sono esperti in informatica, in grafica, in scienze delle comunicazioni e in tante altre attività.

Ci sarà capitato di conoscere alcuni di questi inattivi o di averli frequentati in passato. Forse li abbiamo conosciuti in Sala del Regno o durante un’assemblea. Siamo usciti in predicazione con qualcuno di loro e non abbiamo dimenticato quanto erano bravi nel parlare alle persone del territorio. Fratelli da far invidia ai pionieri speciali e ai sorveglianti. Altri erano bravi insegnanti ed era nota la qualità dei commenti e dei loro discorsi. Oggi sono in pochi a ricordarli: una ristretta cerchia di fratelli anziani di età, qualche amico o parente. Le loro opere sono sconosciute quanto loro stessi. Vivono nell’ombra, in un anonimato impenetrabile.

Ho riflettuto sulla parola inattivo. In genere è dispregiativa, la appioppiamo a persone, che secondo noi, non hanno più la nostra caratura. Li riteniamo incapaci, incompetenti, carnali, materialisti, egoisti, dissoluti, spesso arroganti. Può darsi che nella maggioranza dei casi sia così. Inoltre, per coloro che hanno una mentalità ottusa, gli inattivi sono una piaga che infesta le congregazioni di pressapochismo, ribellione e apostasia. Cattivi esempi da cui stare alla larga.

lucio-anneo-senecaInattivo: in questa accezione negativa che prevale nell’Organizzazione, c’è qualcosa di importante che spesso trascuriamo. Gli artisti, i filosofi, e altri grandi uomini del passato, si servivano dei momenti di Otio per contemplare la creazione, per comporre poesie e poemi, per dipingere opere d’arte, per scrutare a fondo la natura umana. Accusato di abbandonare la vita attiva volta al bene comune, Seneca, nel suo De Otio, ottavo libro dei Dialoghi, dimostra in modo sapiente come il ritiro da certe attività, è utile per evitare che la folla lo distolga dai sani obiettivi, e che solo nell’otium è possibile fare scelte stabili. Anche non ritraendosi da alcuni incarichi, i giudizi possono comunque essere condizionati dai pregiudizi degli altri. Si può rimanere al servizio dell’umanità anche in uno stato di inattività. Come? Indagando le virtù divine. Per Seneca non c’è piacere senza contemplazione, non c’è contemplazione senza piacere, non c’è azione senza contemplazione. Ognuna dipende dalle altre. Attività e inattività, per quanto possa sembrare paradossale, sono legate da molti aspetti.

Ci sono parecchi Testimoni noti come cristiani impulsivi, persone che non riflettono prima di agire o che esprimono giudizi senza pensarci su. La contemplazione, forse perché associata al misticismo, è sparita dal linguaggio comune. In realtà non è altro che una profonda concentrazione della mente nella meditazione di cose divine o spirituali. Cosa c’è di più profondo quando ci dedichiamo a un’attività che contempli la persona di Dio e la sua creazione? Ho conosciuto fratelli inattivi che è un piacere stare in loro compagnia, ascoltando le loro riflessioni spirituali. Per favore, non disprezziamo uomini di tal sorta! Aiutiamoli, invece a mettersi di nuovo a disposizione della congregazione. Lo spirito di Geova, se vuole, può ampliare i doni naturali di chiunque, se essi servono al suo scopo.

Pensiamo a tutti gli inattivi che sono morti, senza ricevere un barlume di riconoscenza. Se sono pochi quelli che si ricordano i fratelli esemplari deceduti, anche solo qualche anno fa, figuriamoci quanti si ricordano gli inattivi morti. Affondati nell’oblio del nostro cuore. Geni misconosciuti che la ruota della vita, chissà per quale misterioso movimento li ha fatti cadere per non rialzarsi mai più. Mi dispiace che abbiamo perso il loro talento. Mi viene l’acidità di stomaco quando penso a tutta quella massa di predicatori senza predica, che si riversano il fine settimana per le strade del territorio senza parlare di verità ad altri, se non per chiacchierare fra loro di tante sciocchezze. Mi dispiaccio ancora di più, se penso a questi fratelli inattivi, per chissà quale avversa congiunzione astrale non si sia “aperta una porta che conduce ad una grande attività”. (1 Cor. 16:8, 9) Spero che questi contemplativi che non ci sono più, rimangano nella memoria di Geova. E magari un giorno, possano venire a galla e siano riconosciuti meritevoli di vivere in eterno, apprezzati e amati da tutti.

P.d.B.

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Vedi anche:

seneca   DE OTIO – DE TRANQUILLITATE ANIMI

 

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