Consolare gli afflitti / 2

“Quando ero sopraffatto da inquietanti pensieri, tu mi consolavi e mi coccolavi”. Salmo 94:19

Certe situazioni sono così difficili da rimanere impotenti di fronte a esse. A volte non sappiamo più a chi rivolgerci per una parola di conforto. Pur appartenendo a una congregazione di fratelli, dobbiamo constatare che non tutti sono in grado di rafforzare. Nonostante ciò, siamo certi che l’unico in grado di consolarci a prescindere dalla gravità del problema è Dio (Salmo 145:18, 19). Geova “non lascia quelli che lo cercano” (Salmo 9:9, 10).

Spesso non è il corpo ad aver bisogno di sollievo dall’angoscia che si prova di fronte a certe difficoltà, ma è la nostra mente, come nel caso del salmista. Consolare la mente è in molti casi più difficile che far provare sollievo al corpo malato. Certe prove si possono superare solo con l’aiuto di Dio, che non solo ci consola ma ci coccola, ci vezzeggia e ci accarezza come fa una madre con il suo bambino.

La Bibbia ci esorta a ‘parlare in maniera consolante alle anime depresse’. (1 Tessalonicesi 5:11, 14) Dio ha sempre provveduto persone in grado di consolare le anime depresse. Nel suo popolo non mancano quindi né le persone né gli strumenti adatti per consolare. Purtroppo non sempre è così, ma non per colpa di Dio o della sua Parola. Molto è dovuto alla negligenza dei pastori, all’incapacità di voler capire, alla superficialità di alcuni, alla banalità di altri. Non si studia, né si medita la Parola di Dio, nonostante siano molti gli articoli pubblicati dallo Schiavo su questo argomento. Ma quanti tdG li mettono in pratica? E’ necessario istituire tra i corpi degli anziani e dei servitori di ministero un ministero della consolazione? Dipende. Sia i nominati che tutti i proclamatori sono tenuti a consolarsi a vicenda. E tutti devono essere in grado di farlo in maniera appropriata. Il problema non è il ministero della consolazione. Il problema è che non ci consoliamo o perlomeno non lo facciamo con continuità. Chi consola non ha quella forza di persistere. Dopo un po’ si stanca e ha bisogno anche lui di essere consolato. Inoltre si manca di conoscenza spirituale, emotiva e psicologica. Manchiamo di voglia e di preparazione. Non sappiamo adoperare quei fratelli e sorelle che hanno una eccellente predisposizione naturale ad aiutare gli altri.

In ambito cattolico, l’idea di istituire il ministero della consolazione venne in mente a Mons. Benigno Papa, nella sua diocesi di Taranto. Istituito nel 2008, anche se l’intuizione di un tale ministero nasce prima ad Assisi, in occasione di una conferenza generale dei vescovi, che affrontava il tema della pastorale sanitaria. Da allora sono sorte in molte altre chiese italiane numerosi ministeri della consolazione con risultati eccellenti. Nato inizialmente con lo scopo di rendere vicina la Chiesa con un atteggiamento di solidarietà alle persone che vivono la fase terminale la loro esistenza e alle loro famiglie bisognose di forza e sostegno, il ministero della consolazione si è allargato fino a comprendere ogni tipo di sofferenza.

Secondo loro, la consolazione non è un vago sentimento emotivo passeggero, ma un’azione che genera speranza, serenità e pace. Gli operatori della consolazione sono consapevoli che questa è una risposta immediata ai bisogni concreti dell’uomo, da rendere con competenza, senza alcun inquinamento ideologico e senza alcuna idea di proselitismo religioso. Non c’è da stupirsi se tra le persone che soffrono cresce la solitudine, l’abbandono, il disinteresse e spesso la disperazione. In base alla scrittura di 1 Corinti 12:11, gli operatori di consolazione sono convinti che Dio guida il suo popolo e concede doni speciali con i quali li rende adatti e pronti ad assumersi determinate responsabilità.

Consolazione significa confortare, incoraggiare, procurare gioia a una persona che è triste, angosciata, desolata. La consolazione è la risposta di Dio a una situazione di umana desolazione. Sono numerosi gli esempi di fedeli servitori del passato che hanno ricevuto consolazione direttamente da Dio. Uno di questi è il re Davide.

Consolati da Dio diventiamo capaci di consolare attraverso la consolazione che riceviamo. Essa sprigiona energia vitale. In un’ottica di fede è possibile rendersi conto che Geova effettivamente consola servendosi di altri fratelli. (2 Corinti 7:4-7) E’ chiaro che ogni ministero deve essere sempre fatto in collaborazione con i responsabili delle congregazioni e sotto la loro supervisione, così come fanno anche i ministri laici della consolazione con il sacerdote della parrocchia locale. (1 Tessalonicesi 5:12)

Il ministro della consolazione, con la sua presenza silenziosa e partecipe della sofferenza altrui, offrirà consolazione, conforto, incoraggiamento anche ai fratelli lontani e sarà vicino loro con delicatezza e nel rispetto più assoluto della sua dignità, in un atteggiamento di ascolto alle sue necessità.

(continua)

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