Contatti sospesi e contatti che guariscono

Quando un testimone di Geova viene disassociato i contatti con lui cessano. Eppure, il vangelo di Marco racconta il contrario.

Ora c’era una donna che da 12 anni aveva una perdita di sangue. Aveva sofferto tanto sottoponendosi alle cure di molti medici e aveva speso tutto ciò che aveva, ma anziché stare meglio era peggiorata. Avendo sentito parlare di Gesù, gli si avvicinò da dietro tra la folla e gli toccò il mantello; diceva infatti: “Se riesco anche solo a toccare le sue vesti guarirò”. In quell’istante la sua perdita di sangue si fermò, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quella dolorosa malattia. Immediatamente Gesù percepì che della potenza era uscita da lui; allora si voltò in mezzo alla folla e chiese: “Chi mi ha toccato le vesti?” I suoi discepoli gli dissero: “Con questa folla accalcata intorno a te chiedi: ‘Chi mi ha toccato?’” Ma lui si guardava intorno per vedere chi era stato. La donna, spaventata e tremante, sapendo che cosa le era successo, si fece avanti e si gettò ai suoi piedi dicendogli tutta la verità. Lui le disse: “Figlia, la tua fede ti ha sanato. Va’ in pace, guarita dalla tua dolorosa malattia”. (Marco 5:25-34)

L’episodio in questione è quello della donna che da dodici anni era affetta da emorragia. La risposta insolita di Gesù evidenzia ancora una volta un atteggiamento diverso da quello che regolava le norme sulla purezza in Israele. Per Gesù il farsi ‘toccare’ il mantello dalla donna è un’altra occasione per cancellare quelle distanze imposte da norme religiose.

La folla che segue Gesù è come al solito la stessa: gente relegata ai margini della vita sociale e religiosa e che tuttavia vede in Gesù qualcosa di straordinario. Riguardo alla donna, Marco non rivela nessun dettaglio della sua vita, si concentra soltanto sul fatto che da anni soffriva di una malattia dolorosa e imbarazzante e che aveva speso tutti i suoi averi per essere curata da medici che si sono rivelati degli incapaci.

Tutti i tentativi fatti dalla donna ‘dissanguandosi’ anche economicamente, dimostrano il forte desiderio di ricevere una cura che la guarisse, ma anche la voglia di stare in mezzo alla gente senza essere privata dei contatti sociali e spirituali. Questo desiderio di relazionarsi con le persone la spinge a muoversi tra la folla in silenzio, con circospezione, nell’anonimato, nonostante sia ben consapevole che avrebbe trasmesso l’impurità a chiunque avesse toccato, trasgredendo così la legge.

La donna trova il coraggio di avvicinare Gesù perché è libero da barriere e convenzioni. Il modo anonimo di accostarsi non passa inosservato, anzi si crea un tale clamore che la donna, impaurita e tremante per il frastuono si assume le sue responsabilità ed esce allo scoperto, rispondendo alla domanda di Gesù: “Chi mi ha toccato il mantello?”. La reazione di Gesù che la chiama “figlia” invece che donna, sottolinea il rapporto paterno che si è creato dopo quel gesto. Non è la prima volta che durante il suo ministero, Gesù instaura un rapporto intimo con i peccatori, i diseredati e gli emarginati dalla società civile e religiosa.

Questo episodio illustra il modo di operare di Gesù: è la modalità delle relazioni, che va contro i contatti sospesi da regole e da uomini rigidi nell’applicazione di una norma divina. Per Gesù non è necessario agire nell’anonimato o di nascosto, l’importante è assumersi le proprie responsabilità. L’aspetto singolare di Gesù è che la guarigione è possibile grazie all’apertura e non alla chiusura delle relazioni, che implicano quasi sempre una reciprocità. Per Gesù non è la rottura delle relazioni, ma il contatto umano la via della guarigione. Da sottolineare anche l’atteggiamento della donna di trarsi fuori dall’isolamento, dalla solitudine e dalla emarginazione sociale e spirituale.

In senso pastorale e giudiziario, il compito principale è quello di creare le condizioni affinché il desiderio di apertura, di comunicazione, di relazione, di vivere degnamente la propria vita comunitaria possa trovare spazio e possibilità di compimento. Ciò che conta non è l’allontanamento e lacerazione di ogni rapporto con il trasgressore, ma il desiderio di cambiare condizione, non le procedure disciplinare da adottare, o quelle normative imposte che vanno contro ogni logica scritturale.

Il gesto della donna aveva dei contenuti precisi: aiuto, comunicazione e contatto. Gesù riconosce questa richiesta al punto da guardarsi attorno per cercare di vedere colei che l’aveva toccato. C’è sempre un volto da cercare, un volto nascosto, timido, furtivo, che va cercato, non allontanato.

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