Conviene di più dare fiducia che negarla

“Confida in Geova con tutto il tuo cuore” (Proverbi 3:5).

Nonostante la fiducia sia pretesa, molti fanno fatica a darla, per alcuni è quasi impossibile concederla dopo una forte delusione. Ovviamente, rimanerci male con chi ha tradito la nostra fiducia è comprensibile, ma questo non dovrebbe indurci a insospettire di tutti, innanzitutto di Dio o dei nostri fratelli in fede. Lo diciamo, perché sono in tanti coloro che hanno perso la fiducia nei tdG e si sono allontanati dalla congregazione.

Quando si perde la fiducia in qualcuno che occupa una certa posizione nell’organizzazione dei tdG o nell’intera struttura organizzativa, forse si creano più problemi di quanti se ne risolverebbero.

È ragionevole prestare più attenzione in futuro se concedere o no un certo grado di fiducia in modo da evitare ulteriori delusioni, ma non si può essere felici isolandosi da tutti e da tutto. La vita ha bisogno di relazioni basate sulla fiducia reciproca.

Non scoraggiatevi per una delusione

 La fiducia si nota nelle piccole cose. Nel decidere di chi fidarci dobbiamo essere pazienti, dato che per acquistare fiducia ci vuole tempo e garanzie preparatorie. La cosa saggia è dare fiducia in modo graduale, un po’ alla volta. Potremmo osservare il comportamento di una persona in un certo arco di tempo, notando come agisce in determinate situazioni. Merita fiducia nelle piccole cose? “Chi è fedele nel minimo è anche fedele nel molto”. (Luca 16:10)

Tradimento o debolezza? Una delle più grandi delusioni della storia umana coinvolse Gesù e i suoi apostoli. Giuda Iscariota lo tradì e gli altri la sera dell’arresto fuggirono spaventati. Pietro addirittura lo rinnegò tre volte. Ma Gesù capì che solo Giuda aveva agito volontariamente. La delusione provata in un momento così cruciale non gli impedì poche settimane dopo di riaffermare la sua fiducia negli altri 11 apostoli. (Matteo 26:45-47, 56, 69-75; 28:16-20) Allo stesso modo, se ci sentiamo traditi da una persona di cui ci fidiamo, facciamo bene a vedere se il presunto tradimento è un segno di inaffidabilità o una momentanea debolezza della carne.

Fidarsi è un rischio che si deve correre. Ci sono momenti nella nostra vita in cui è impossibile essere autosufficienti e ci sono ragioni valide per affidarsi in una potenza altra come Dio in ragione di una promessa di salvezza. Pur evitando l’ingenuità, ci sono situazioni in cui la fiducia si genera in quelle relazioni dove si ha necessariamente bisogno, come ad esempio quando si sta lottando contro qualcosa che va oltre le nostre possibilità e ci si deve affidare in buone mani, a persone affidabili. Il credere è un fidarsi.

Avviso ai fedeli in una chiesa toscana, fotografato da un nostro articolista ©

La fiducia è uno stato rassicurante che deriva dalla convinzione che ci si può fidare di qualcuno o di qualcosa a noi esterno. La fiducia influisce sul comportamento eliminando ansia, malesseri e inquietudini.

La fiducia è un comportamento acquisito sin da bambini, periodo in cui il bambino si sente ben accolto e benvoluto dall’ambiente che lo circonda, acquistando quella sicurezza che gli consentirà di riconoscere il male e la negatività. Se alcuni da adulti hanno difficoltà a fidarsi del prossimo è perché con ogni probabilità in questo periodo delicato della loro esistenza sono state vittime di circostanze traumatiche che hanno inciso sulla fiducia di base. Teniamone conto e non giungiamo a conclusioni affrettate prima di dare giudizi.

Paolo scrive ai Corinti

Ti sei allontanato perché hai perso la fiducia nella congregazione e in chi la guida?

 Mettiti nei panni dei fedeli servitori di Dio dell’antica congregazione di Corinto e immagina la scena. Le cose non andavano affatto bene. C’erano cricche e fazioni, tolleravano un grave comportamento immorale, alcuni mettevano in piazza le loro discordie e si affidavano ai tribunali per risolverli, altri litigavano fra loro per cose secondarie, non mancavano poi le contese, gelosie e disordine e in più alcuni gruppi erano così arroganti da rendervi la vita difficile. Inoltre, costoro non accettavano l’autorità di Paolo, formulando accuse ingiuste, e lo schernivano per il fatto che non era un oratore eloquente. In molti casi prevalevano opinioni contrastanti che mettevano in discussione la fede su dottrine fondamentali.

Di fronte a questa situazione vi sareste chiesti come mai gli anziani o il corpo direttivo di Gerusalemme non abbiano messo le cose a posto, magari con un intervento drastico. Avreste abbandonato la congregazione? Avreste permesso che questi gravi problemi intaccassero il vostro amore per Geova e per altri fratelli fedeli che si sforzavano di rimanere leali? Avreste assunto uno spirito critico e di lamentela mettendo in dubbio l’intera struttura teocratica del popolo di Geova? Succedeva lo stesso anche nelle altre congregazioni del I secolo?

Oggi, di fronte a una situazione analoga, riuscireste a mantenere le idee chiare e il cuore calmo? O concludereste che tanto le cose continueranno in questo modo e quindi non vale la pena rimanerci. I cristiani di Corinto che presero una decisione saggia restarono vicini alla congregazione. Imitarono l’atteggiamento che aveva assunto anni prima Pietro. Quando alcuni discepoli smisero di accompagnare Gesù, Pietro disse: “Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. (Giovanni 6:68, 69)

Naturalmente, dato che la congregazione cristiana attrae persone di ogni tipo, ad alcuni ci vuole più tempo che ad altri per accettare tale guida. E questo per vari motivi. Certi cambiamenti sono più difficili da fare di altri. Inoltre ogni individuo è diverso per costituzione fisica, formazione mentale, ambiente in cui è cresciuto, precedenti e circostanze. Quant’è saggio, perciò, evitare di divenire eccessivamente critici e rammentare che “l’amore copre una moltitudine di peccati”! (1 Pietro 4:8) Dopo tutto, se Geova e il Figlio suo sono disposti a sopportare l’imperfezione e l’immaturità umana nella loro congregazione, non dovremmo forse mostrare anche noi il medesimo spirito? — 1 Corinti 13:4-8; Efesini 4:1, 2.

La fiducia in Geova ci dà la forza per affrontare qualsiasi difficoltà da lui temporaneamente permessa.Questo non vuol dire che un cristiano non debba far nulla se nella congregazione si crea una situazione sbagliata. Nell’antica Corinto uomini maturi come Stefana, Fortunato, Acaico e alcuni della casa di Cloe fecero qualcosa. Evidentemente furono loro ad avvertire Paolo della situazione esistente. (1 Corinti 1:11; 5:1; 16:17) Ma fatto questo, lasciarono con fiducia le cose nelle sue mani. Lo zelo per la giustizia non li portò a perdere la fiducia nella guida di Cristo né a divenire ‘furenti contro Geova’. (Proverbi 19:3) Essi erano consapevoli che la “fatica non è vana riguardo al Signore”. (1 Corinti 15:58).

Quando il dubbio mina la fiducia

Molti si scordano che in Geova prevale più la misericordia che la giustizia. Non decretate anche voi, come Nietzsche, la “morte di Dio”. Credere che Dio non si interessi delle attività del suo popolo è come credere che Dio è morto e provarne il contrario è diventato obsoleto anche tra i tdG o ex. La ragione non limita la ricerca in Dio, anzi la stimola. Il dubbio, che è il contrario della fiducia, viene sempre dopo una credenza. Se non vi fossero credenze non si capisce di cosa mai si dovrebbe dubitare. Lo stesso accade per le cose apprese: alcune trovano conferma e altre vengono confutate dall’esperienza. In questo scenario c’è chi vi aderisce e chi si allontana, chi si rafforza e chi si indebolisce. Nel frattempo, tra dubbi, certezze e riadattamenti sorgono e si stabilizzano nuove credenze.

Una credenza può cadere o si può perdere fiducia in essa se viene infranta, da sola non può venir meno. È così che va la vita. Alcuni minano la fiducia sollevando questioni di metodo e di verità. Così si generano nuovi aggregati, in particolare nel Web, dove ognuno ha le sue opinioni e i suoi racconti. Fidarsi si può e si deve, non se ne può fare a meno. Anche quando la fede si logora non va considerata un errore, forse contiene elementi di verità che ne giustificano la realtà. Se la vostra fiducia ha già pagato in passato il suo alto prezzo, non si vede perché, nonostante le smentite e gli aggiustamenti, non ci si debba fidare in futuro, come quello di ritornare di nuova nella casa di Geova. A volte non si ha fiducia negli altri perché non la si ha in noi stessi. Chi ha fiducia in Dio, in primis, e poi in se stesso, si pone davanti all’ostacolo e lo affronta, non si lascia schiacciare da esso, lo supera, lo vince e va avanti.

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