Cosa dobbiamo fare con i lontani?

Alcune opere sono ritenute un “fare buono”, altre un “fare cattivo”. Nelle Scritture si trovano centinaia di voci del verbo “fare” e tanti sinonimi, come agire, compiere, eseguire, operare, realizzare, produrre… C’è però un “fare” che richiama al giudizio finale delle cose fatte e non fatte in base al principio “l’avete fatto a me” e “non l’avete fatto a me”. (Matteo 25:31:46)

Questa insistenza della Bibbia sul fare è tipica della mentalità ebraica. E’ dal fare che si misura lo spessore spirituale della persona. Chiara la sottolineatura riportata nel titolo: Che cosa dobbiamo fare con i cristiani lontani?

La prima cosa da fare è auto esaminarsi per vedere se chi vuole dare aiuto non sia lui uno smarrito, un lontano da Dio a causa di preoccupazioni, problemi, delusioni, arrabbiature. E’ difficile cercare i lontani se per primi i cercatori sono lontani dalla serenità, dalla pace, dalla gioia. E’ necessario prima sistemare le proprie cose, lasciarsi dietro tutto ciò che impedisce la ricerca.

Purtroppo si constata che questo è uno dei motivi principali del perché alcuni sono bloccati nel ricercare gli inattivi: sono impediti da loro stessi. E’ il paradosso del cercare: se uno è smarrito in congregazione come può cercare l’altro perso nel mondo?

Per vedere lontano serve un cannocchiale. Per vedere i lontani servono gli occhi del cuore. Essere cristiani tdG riguarda tutti; essere anziani riguarda alcuni. Ci sono anziani ciechi e anziani che vedono lontano. Ci sono anziani che sono logorati dall’attivismo, bloccati dall’abitudine di fare sempre le stesse cose, irrigiditi dalla presunzione del loro incarico, fiaccati dalla dedizione a cose che stancano invece di rafforzare. In pratica, se non interviene Geova sono senza speranza. Che cos’è dunque il fare pastorale?

La risposta a questa domanda si trova in Matteo 7:12 “Tutte le cose dunque che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro; questo è infatti ciò che significano la Legge e i Profeti”. Fate come vorreste che gli altri facciano a voi. Perciò se vuoi ricevere del bene devi per primo tu fare del bene.

Quando Gesù disse ai suoi discepoli: “Non andate per la strada delle nazioni, e non entrate in una città samaritana; ma andate piuttosto di continuo alle pecore smarrite della casa d’Israele”, era implicito il comando di rivolgersi prima alle pecore smarrite e poi agli altri (Matteo 10:5,6). Prima vanno cercate le pecore che si sono allontanate e poi il resto. Quindi, uno dei compiti principali della missione pastorale degli anziani è cercare i lontani. Non serve a nulla, fare come i farisei, che attraversavano “mare e terra per fare un proselito, e quando lo è diventato lo rendete soggetto alla Geenna il doppio di voi” (Matteo 23:15).

Prima vengono quelli della propria casa. Che senso ha dedicare miliardi di ore per fare quattro discepoli quando dalla propria casa se ne allontanano a centinaia, se non a migliaia ogni anno? Alla fine, è in base a quanto fatto ai fratelli bisognosi che saremo giudicati da Gesù e non da quanto abbiamo predicato. (Matteo 25:31:46)

Gesù non ha mai sottolineato nessuno dei problemi che oggi preoccupano molti tdG: organizzazione interna, rapporti tra responsabili delle congregazioni, contribuzioni, lavori per la costruzione di immobili, grandi raduni, luoghi per l’adorazione, divisioni del territorio, reparti, visite dei sorveglianti, filiali e comitati vari. E’ Gesù il nostro modello, è lui che ci ha insegnato ciò che dobbiamo fare.

L’opera pastorale è essere come lui. L’attenzione ai lontani va data uno per uno. Se non si è preparati, con l’attrezzatura giusta, si rischia di colpire l’aria. E’ il singolo che ha valore, una ricerca generalizzata e standardizzata non ha nessun valore e non porta a nulla. Ripetere a tutti gli inattivi le stesse parole (magari i tdG lo facessero, neanche questo fanno) è improduttivo, per qualcuno può andare bene per altri no.

Come tdG siamo abituati a pensare che Dio giudicherà gli altri e non noi. Sbagliato! Abituiamoci a guardare prima dentro di noi e poi agli altri. Chiediti: “Se non faccio del bene a mio fratello lontano, come posso essere giudicato positivamente e ritenermi approvato da Dio e quindi meritevole della vita eterna?”. Chiederselo è cosa saggia e giusta, nel frattempo lasciamo che sia Geova a giudicare.

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