Cosa fare per invertire la rotta, quando un anziano rovina lo spirito della congregazione?

Articoli di studio pubblicati sulle riviste, parti alle assemblee, scuole e corsi di addestramento, circolari e disposizioni e chi più ne ha più ne metta. Ma che succede quando qualcuno non mette in pratica tutta questa roba per migliorare il suo spirito e quello della congregazione?

Non è nostro costume generalizzare, stiamo parlando di una minoranza tra i responsabili delle congregazioni, i cosiddetti sorveglianti o anziani. Sorvegliante dall’ebraico è reso “rivolgere l’attenzione a”, mentre dal greco è tradotto “vigilare attentamente”. Perciò, lo scopo principale di chi occupa questo incarico è quello di interessarsi dei componenti della congregazione.

La nostra lunga esperienza in questo campo ci porta a una conclusione: ci sono anziani che non solo non predicano bene ma razzolano peggio. Non è raro che qualcuno per colpa loro si sia allontanato dalla congregazione.

Talvolta basta mettere un solo piede in una Sala del Regno che già all’entrata se ti capita uno di questi ti rendi conto di dove sei capitato. Gli anziani dovrebbero rappresentare il biglietto da visita di una congregazione. Se 9 volte su 10 non sorridono, ti salutano in maniera trafelata, ti danno il benvenuto frettolosamente e, poi scappano sudati da un reparto all’altro dimenticandosi chi sei, perché sono impegnati a sbrigare le loro faccende come i medici in un pronto soccorso, beh allora qualche domanda ce la poniamo.

Come può un sorvegliante non accorgersi di questo atteggiamento? Certo che non può – come potrebbe? – lui stesso ha contribuito a generarlo! Quando i fratelli cooperano con gli anziani in un ambiente positivo, in un clima fraterno basato sulla riconoscenza, sulla reciproca comprensione, sulla disponibilità, sulla crescita, l’atmosfera all’interno della congregazione è percepibile fin dai primi contatti.

Il sorriso sincero e ospitale più di ogni comportamento umano incarna lo spirito della congregazione. Quanto più circolano in una congregazione cristiani sorridenti, tanto più è presente una buona guida ai piani alti.

DIFFERENZA TRA COLLABORAZIONE E COOPERAZIONE

La collaborazione è una partecipazione con altri a un’attività comune. Si può partecipare anche di malavoglia, senza motivazioni e senza stimoli. Cooperare significa operare attivamente insieme per raggiungere un obiettivo condiviso portando qualcosa di sé. Chi coopera dà il suo contributo in maniera efficace fino a quando non si arrivi al fine desiderato e proposto. Perciò, per cooperare insieme alla congregazione, un vero anziano dovrebbe fornire un significato a ciò che si fa, conferendo una grande carica motivazionale.

Come tutti gli esseri umani, ci si adagia alle abitudini piacevoli e comode. Con il tempo le attività teocratiche, se diventano abitudinarie, finiscono per diventare la solita routine. Come abbiamo visto, il termine anziano o sorvegliante, ha il significato di guida, colui che dà la direttiva, che conosce la strada da seguire come fa un esperto conducente di un pullman.

Un buon conducente fa sentire al sicuro i passeggeri quando è alla guida. Il passeggero diventa un buon compagno di viaggio, quando il conducente “sa fare gli onori di casa”, facendolo sentire a proprio agio, ascoltando le sue richieste. Non fa frenate brusche, né cambi improvvisi di direzione, non prende le curve larghe, non fa sorpassi azzardati. Il suo scopo quando guida è di tutelare i passeggeri per farli arrivare a destinazione incolumi e contenti. Ecco perché non toglie mai l’attenzione della guida, né si distrae facilmente.

I consigli su come condurre in maniera eccellente la congregazione abbondano nelle pubblicazioni. Ma non è la teoria che manca, è proprio la pratica. Ma ahinoi, capita spesso che una parte della filiera dei nominati si dimentichi dell’importanza di questi semplici comportamenti umani.  Non sanno usare quel potere di cui dispongono scritturalmente, per generare emozioni positive tra fratelli.

Nelle congregazioni in cui dominano le parole d’ordine “disposizioni, regole e circolari”, solitamente si perde di vista l’empatia. Non tutti possono essere trattati allo stesso modo. Le circostanze non sono uguali per tutti. Manca a volte la capacità di sapersi adeguare a ciò che più aiuta il fratello a progredire. Quello che va bene per uno può non andare bene per un altro.

Lo spirito di collaborazione di cui parla la Bibbia, quando viene mostrato in maniera ragionevole e in base alle proprie capacità, ha il potere di promuovere il progresso spirituale. La cooperazione incide molto nell’unità della fede e nell’adorazione a Dio.

Nessun anziano ha il monopolio dello spirito all’interno del corpo. Gli anziani collaborano e cooperano insieme ascoltando attentamente chiunque tra loro applichi all’argomento un principio biblico. Dopodiché devono cooperare l’un con l’altro per raggiungere l’obiettivo, a prescindere dai difetti, dalle mancanze e dalle opinioni differenti.

A volte si parla dal podio o in privato, senza cercare il contatto visivo con chi si ha di fronte, che invece è così importante per capire l’avvenuta comprensione. State attenti all’anziano che usa spesso il pronome “io” di qui e “io” di là.

È ovvio che le congregazioni apprezzano le decisioni organizzative, quando vengono prese per il bene di tutti e allora, solo allora ne riconoscono il valore della nomina degli anziani. Cosa fare dunque, se un anziano continua a manifestare per tanto tempo un atteggiamento che rovina lo spirito della congregazione, e perdipiù dopo aver ricevuto tante volte i consigli necessari per cambiare? Vanno presi in esame i suoi requisiti ed avere il coraggio di toglierlo dai piedi se non vuole cambiare.

Prima però, è necessario che gli altri anziani valutino alcuni aspetti:

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