Cosa si nasconde dietro a ogni critica?

La critica è la capacità di esaminare una situazione, di elaborare dei giudizi e di assumere una posizione in merito. Le forme di critica si distinguono generalmente in critica oggettiva, autocritica, ipercriticismo e mania di criticare.

LA CRITICA OGGETTIVA è basata su ragionamenti ritenuti validi dalla maggioranza delle persone. Si fonda sulle proprie opinioni e convinzioni.

L’AUTOCRITICA richiede una capacità di distanziarsi dai propri vissuti per poterli analizzare.

L’IPERCRITICISMO è la tendenza o abitudine a una critica eccessivamente sottile e severa. Gli ipercritici non prendono in considerazione i bisogni altrui e punti di vista diversi. Sono definiti i “rimproveratori”.

LA MANIA DI CRITICARE per demolire qualsiasi situazione o persona è interpretata o come una difesa dal mondo esterno o come una carenza di autocritica. In genere rivela profonda sfiducia in se stessi ed è presente negli stati depressivi.

Perché col passare del tempo potremmo cominciare a vedere i nostri fratelli attraverso la lente distorta dell’imperfezione? L’imperfezione porta a esagerare i difetti, a non vedere le loro qualità spirituali: in altre parole, a dimenticare di considerarli come li considera Geova. Ciò si nota in particolare sui social e sui siti web. Alcuni navigano in Internet con la lente d’ingrandimento o con la macchina fotografica a portata di schermo. Non avendo un obiettivo grandangolare, in grado di inquadrare ciò che lo circonda “zoomano” (si concentrano) su un particolare che gli sta sullo stomaco. Caricano la tastiera di livore e iniziano a sparare critiche all’impazzata. Costoro diventano ciechi al contesto in cui è inserita la frase.

Tutti i cristiani conoscono le parole di Gesù: “Smettete di giudicare affinché non siate giudicati”. (Matt. 7:1) Gesù non disse “non giudicate”, ma “smettete di giudicare”. Sapeva che molti suoi ascoltatori avevano già l’abitudine di criticare. Inoltre, aggiunse: “Perché, dunque, guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, ma non consideri la trave che è nel tuo occhio? O come puoi dire al tuo fratello: ‘Permettimi di estrarre dal tuo occhio la pagliuzza’; quando, ecco, nel tuo occhio c’è una trave?” (Matt. 7:3, 4)

La persona che critica anche un piccolo difetto è quella che in genere si fa avanti per ‘estrarre la pagliuzza’. Si offre ipocritamente di aiutare il fratello a vederci meglio. Invece, chi è deciso a fare il bene e a trattare bene gli altri, non sarà un criticone che va sempre alla ricerca di una simbolica pagliuzza nell’occhio di qualche fratello. Chi ha la tendenza a criticare in negativo non comprende quello che viene detto come qualcosa che arricchisce, ma come una battaglia da vincere a tutti i costi, in cui deve avere ragione e l’altro torto. Passa al “contrattacco” con frasi e argomentazioni lunghe, prolisse e senza senso. Spesso incomprensibili nell’esposizione, senza una logica e un costrutto.

«Anziché essere rigettata come non cristiana, la critica basata sulla Parola di Dio dovrebbe essere considerata attentamente, perché può recare vero beneficio». g75 8/5 pp. 28-30

Chi critica si dimentica il consiglio biblico di avere una mente sana e a non pensare a se stesso più del dovuto. (Romani 12:3) Un numero elevato di critiche, dette anche senza cattiveria, finiscono per minare la stabilità mentale di chi le riceve. Alcuni visitano vari siti solo per criticare. Quando si tratta di Testimoni di Geova, adottano quasi sempre un modello di aggressione e denigrazione. La critica include un messaggio non detto: io sono migliore. In realtà è un modo per distrarre la mente dal proprio disagio esistenziale. Chi critica gli altri, lo fa per non sentirsi costretto a criticare se stesso e non dover prendere delle misure per risolvere i suoi problemi. Con ogni probabilità si tratta di persone che durante la loro infanzia si sono viste distrutte la loro autostima. Da adulti hanno un disperato bisogno di nutrire il proprio ego con le critiche.

Queste persone non si rendono conto che le loro critiche trasmettono di se un’immagine d’insicurezza, superbia e rigidità mentale. Il paradosso è che queste caratteristiche negative invece di vederle in loro le scaricano su quelli che stanno criticando. Non potendo equilibrare le affermazioni altrui con argomentazioni chiare e convincenti, provano un senso di inferiorità e attaccano con l’obiettivo di far scendere l’altro al loro basso livello. Questo è un motivo per cui gli amministratori del sito non rispondono più a certe critiche. Nell’impossibilità di poter ragionare, li lasciano nel loro brodo.

Alcuni pensano che criticando un pensiero costringano l’autore a mettersi al loro servizio e se non succede come sperano, si vendicano e criticano aspramente solo per fargliela pagare. Da quel momento in poi viene considerato un nemico, anche se in precedenza era stato ricoperto di elogi per i concetti espressi in altri post o articoli. Se qualcuno prova, senza nessuna malizia, a suggerire qualcosa di diverso da quanto affermano, apriti cielo: lo considerano un attacco personale. Chi non accondiscende a un loro bisogno, viene ricoperto di insulti. Questa percezione di vedere il male dappertutto dimostra la permalosità di queste persone e il desiderio di protagonismo.

Alcuni sono convinti che nel Web dichiararsi fratelli e sorelle in fede dia loro il diritto di criticare e di agire in base a quanto dicono. Come se avessero l’immunità di criticare tutto e tutti, ma non di ricevere critiche.

Siccome certe critiche non portano a nulla, gli amministratori a un certo punto si stancano di rispondere e alla fine li bannano.

Queste persone ipercritiche si battono verbalmente alla prima occasione e se questa non c’è la creano dal nulla. Costoro per natura si nutrono di contrarietà, a prescindere quale sia la discussione. Si comportano come se avessero subito un torto irreparabile che le fa restare in un atteggiamento conflittuale. Neanche loro sanno per cosa si battono. Non si rendono conto che alla lunga logorano amicizie e relazioni sociali, suscitano tensione, rendono estenuante ogni discussione e alla fine accrescono il proprio senso di frustrazione.

Chi critica a volte lo fa per richiamare l’attenzione sui suoi meriti. E come se cercasse di emergere sminuendo gli altri. Oppure le critiche sono un modo per giustificare il fatto che non riesce a fare quello che dovrebbe fare. Alcuni si giustificano dicendo che le loro critiche sono legittime. Può darsi che siano stati feriti da qualche affermazione sconsiderata. Anche se le cose stessero così, un atteggiamento vendicativo o di rivalsa non farebbe che alimentare altri problemi. Che sia un problema di orgoglio, di invidia o di insicurezza, l’effetto è comunque distruttivo.

A differenza loro, il cristiano felice non ha alcun bisogno di polemizzare. Non cerca risarcimenti in discussioni estenuanti, non perde tempo a puntualizzare, è concentrato su un migliore stile di vita. E’ in grado di convogliare l’energia vitale in modi e forme costruttive. Presenta le sue affermazioni in modo sereno e pacifico.

Un cristiano racconta: “Spesso mi lascio andare a critiche eccessive nei confronti di qualsiasi autorità religiosa, me la prendo con le loro regole e la loro struttura. Non nego che in me ci sia della cattiveria, ma questo eccessivo criticare non mi piace affatto, se non altro perché sono diventato un solitario che tutti scansano. Eppure mi sforzo di non criticare, a volte cerco persino di amare, ma subito ricado nell’ipercritica. Mi sto convincendo che ci sia un problema psicologico”.

Una giovane che si era allontanata dalla congregazione imparò a sue spese quanto è preziosa la fratellanza cristiana. Racconta: “Ora che ho fatto ritorno nell’organizzazione di Geova, stimo tutti i fratelli e le sorelle nonostante i loro difetti. Nel passato ero sempre pronta a criticarli, ma ora sono decisa a non permettere che niente mi privi delle benedizioni di cui godo stando con i fratelli. Ho capito che non vale la pena abbandonare il paradiso spirituale per nessuna cosa al mondo”.

Alcuni non vogliono riconoscere che alla base del loro ipercriticismo ci sia un problema psicologico. Eppure si lotta più facilmente contro un limite psichico che contro uno represso.

 

NON VI PIACE ESSERE CRITICATI?  

Si può imparare ad accettare le critiche senza risentirsi troppo e senza reagire in modo esagerato? Se non ti piace essere criticato vedi i sei modi in cui si possono rendere le critiche più accettabili, riportati nella rivista Svegliatevi 8 febbraio 1991

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