Creati per essere gratificati

Siamo biologicamente strutturati per essere gratificati nei rapporti interpersonali. Ma la vera ricompensa è un dono di Dio.

 La gratificazione è sentirsi appagati, soddisfatti, contenti di sé o della propria condizione. Il nostro cervello è stato creato per raggiungere la ricompensa. Ecco perché cerchiamo il premio e facciamo di tutto per evitare la punizione.

Cerchiamo le cose che secondo noi sono piacevoli ed evitiamo quelle spiacevoli. Se il nostro metro di giudizio è sfasato, tutto ciò che facciamo è sbagliato. Infatti, per alcuni commettere reati è adrenalinico ed eccitante. Provano piacere nel fare del male e sperano di non incorrere nella punizione.

A causa dell’imperfezione, si cercano di più le cose proibite che quelle lecite. Siamo tendenzialmente inclini a fare il male. Come disse Paolo: «Il bene che desidero non lo faccio, mentre il male che non desidero è quello che pratico» (Romani 7:18, 19, 21-23).

Le ricompense sollecitano le emozioni piacevoli, le punizioni infiammano quelle sgradevoli. Non è dunque questione di premio per un giusto comportamento o di punizione per uno sbagliato. Molto dipende da quel processo di attrazione che si innesca quando c’è di mezzo un forte desiderio:

L’uomo tende a valutare i premi e le punizioni in ambito sociale. Oggi i premi più ambiti sono l’aumento di potere, il denaro e un elevato status sociale. Viceversa la punizione viene intesa come la privazione delle stesse.

Invece, la gratificazione è per alcuni il bene disinteressato verso il prossimo. Anche il riconoscimento nella propria famiglia o nel gruppo religioso di appartenenza è il premio nell’essere accettati come buoni membri.

C’è nell’uomo il bisogno di appartenere a una comunità – religiosa, politica, sportiva, sociale, culturale – perché in essa si porta a cercare ricompense sufficienti a bilanciare e ricompensare sacrifici, lotte, privazioni.

Se da una parte la società odierna alimenta «la cultura immediata della gratificazione», fatta di notorietà, potere, piaceri e immoralità sessuale, dall’altra esiste una gratificazione sincera e genuina basata sull’amore altruistico e sull’ubbidienza a Dio.

Gesù disse che la felicità – quella appagante – dipende dal soddisfare i propri bisogni spirituali, dal rattristarsi per la condizione di peccato, dalla conoscenza di Dio e dal servirlo con lealtà (Matteo 5:3-12). Si è dunque appagati perché consapevoli della ricompensa eterna, indipendentemente dall’odio e dalla persecuzione che si riceve ingiustamente.

La ricerca dei valori spirituali reca una gratificazione duratura, mentre il materialismo offre solo un appagamento immediato e breve (Proverbi 11:4). Cari fratelli lontani non fatevi ingannare dall’immediatezza della gratificazione

Prendete a cuore le incoraggianti parole di Paolo e tenete lo sguardo fisso sul premio:

«Ho combattuto l’eccellente combattimento, ho corso la corsa sino alla fine, ho osservato la fede. D’ora in poi mi è riservata la corona della giustizia, che il Signore, il giusto giudice, mi darà come ricompensa in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua manifestazione» (2 Timoteo 4:7, 8).

«Senza fede è impossibile piacere a Dio, perché chi si avvicina a Dio deve credere che egli esiste e che ricompensa quelli che lo cercano assiduamente» (Ebrei 11:6).

«Anzi, ritengo che tutto sia una perdita di fronte all’ineguagliabile valore della conoscenza di Cristo Gesù mio Signore. A motivo suo ho accettato di perdere tutto, e considero tutto un mucchio di rifiuti per poter guadagnare Cristo […] proseguo verso la meta per ricevere il premio della chiamata celeste di Dio mediante Cristo Gesù» (Filippesi 3:8, 13, 14).

La vera soddisfazione deriva dal tipo di desiderio che si coltiva nel cuore e si trasmette al cervello. Ricordate l’inattività non è un premio di Dio. Siamo stati creati per cercare una gratificazione attiva. Non permettete a nessuno di privarvi del premio che Geova vuole benignamente darvi!

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