Credere o sapere? L’illusione della conoscenza

qualestradaChi sa conosce la verità, chi crede non sempre sa la verità.

Credere: Avere fiducia, essere convinti; ritenere veritiero tutto ciò che si dice.

Sapere: Avere cognizioni e nozioni acquisite attraverso lo studio, l’approfondimento, l’esperienza.

Spesso siamo accondiscendenti con il nostro desiderio di credere anziché di sapere. Siamo invece diffidenti quando qualcuno spaccia lo stesso desiderio di credere per un argomento reale. La Bibbia esprime in maniera evidente il concetto di libero arbitrio e Svegliatevi! dell’8 ottobre 1990, lo introduce così: Siete grati di avere la libertà di scegliere come organizzare la vostra vita, di scegliere cosa fare e cosa dire? O vorreste che qualcuno vi dettasse ogni parola da dire e ogni azione da compiere, ogni minuto della giornata e per tutta la durata della vostra vita? Nessuna persona normale vuole essere privata della facoltà di decidere della propria vita ed essere completamente sotto il controllo di qualcun altro. Vivere così sarebbe molto opprimente e frustrante. Vogliamo la libertà.

Il desiderio di libertà non è casuale. La Bibbia indica: “Dov’è lo spirito di Geova, lì c’è libertà”. (2 Cor. 3:17) Dio ci ha dato anche capacità mentali, come la facoltà di distinguere, ragionare e giudicare, che operano in armonia con il libero arbitrio. E’ ragionevole pensare che Dio non ha dato all’uomo libertà assoluta, ma libertà relativa, soggetta alle sue leggi fisiche e morali. Nella rivista Svegliatevi! citata sopra, si legge: Le leggi di Dio, più di qualsiasi codice di leggi che potrebbe essere formulato da uomini, provvedono la migliore guida per tutti (Is. 48:17). Sono perciò le leggi della Bibbia la nostra guida. Si è liberi muovendosi all’interno di queste leggi e questo permette una vasta scelta personale e varietà. Inoltre, l’articolo Pascete il gregge di Dio con amore (W 1/10/94), che ogni anziano dovrebbe stampare, incorniciare e posizionare sempre in vista, a proposito del libero arbitrio, dice: Sebbene gli anziani debbano dare consigli e perfino disciplinare, non devono assumere il controllo della vita o della fede degli altri. (2 Cor.1:24)  […] gli anziani dovrebbero quindi evitare di stabilire regole quando non c’è una violazione dei principi scritturali. E dovrebbero tenere a freno l’eventuale tendenza a presentare le proprie opinioni personali come dogmi o mettere avanti il proprio io quando qualcuno non è d’accordo con tali opinioni. – 2 Cor. 3:17; 1 Pt. 2:16

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Non siamo stati creati per essere degli stupidi robot

Ma, nell’organizzazione, siamo dotati veramente di libero arbitrio per quanto riguarda le nostre scelte? Oppure, una volta che abbiamo creduto per anni le “verità” che ci sono state dette, ci viene difficile abbandonarle dopo aver scoperto che alcune erano fasulle? Perché si è restii a discutere in modo razionale quando alcune di queste “verità” così radicate sono messe in discussione? Per alcuni scoprire che, hanno più creduto che saputo, è una cosa sconvolgente. Nell’organizzazione parlare di certe verità scomode, è sinonimo di antagonismo, disubbidienza e ribellione, in una sola parola: apostasia.

Esperti? No, illusi della conoscenza

Quanto più si è convinti di conoscere a fondo un argomento che esula dalle nostre competenze, tanto più è facile cadere vittime dell’illusione di saperne quanto o più degli altri. Quest’apparente competenza porta a credere a concetti fasulli e ad accettare fatti inesistenti. Giudicare quanto ognuno di noi possa essere competente su argomenti che riguardano la Bibbia o l’organizzazione è molto più difficile di quanto si pensi. C’è il rischio di sopravvalutare la propria conoscenza e per questo, finire per credere a ciò che si vuole credere. La presunzione di credere di conoscere la Bibbia e l’illusione di sapere come funziona l’apparato organizzativo di cui noi siamo membri attivi o inattivi, porta alla conclusione che a volte la “conoscenza” può essere più pericolosa dell’ignoranza. Crediamo di sapere o sappiamo di credere? Crediamo di fare libere scelte o sappiamo ciò che scegliamo? Le decisioni sono il risultato di un cervello che esegue valutazioni e produce azioni. Si tratta di un cervello che sa ciò che fa.

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Il libero arbitrio si muove all’interno delle leggi di Dio, non va sempre nella stessa direzione e questo permette una vasta scelta personale

Prendiamo il caso degli inattivi, dei milioni di inattivi. Leggendo una qualsiasi Torre di Guardia di questi ultimi cinquant’anni, che tratta come argomento gli inattivi, noterete che le cause citate che spingono molti a non essere più attivi, sono sempre le stesse: ansietà di questo mondo, lamentarsi di qualcuno (raramente si parla degli anziani) che ti ha ferito i sentimenti e qualche insegnamento su cui non si è d’accordo. L’anno scorso, il programma alle assemblee di circoscrizione prevedeva un discorso sugli inattivi, e tra i punti esposti, venivano citati gli stessi motivi. Il nuovo opuscolo Ritorna a Geova segue la stessa linea. Questo modo di indirizzare le menti fa credere a ogni testimone di Geova in tutto il mondo di sapere che in fondo le ragioni per cui un fratello diventa inattivo siano soltanto queste. Credono così di sapere. In realtà non è così. Le cause che spingono milioni di adoratori a non essere più attivi, sono molte altre e fra queste ne sottolineiamo una, la più insidiosa e forse quella maggiore: i pastori e la loro mancanza di interesse verso le pecore di Cristo. Se ci fate caso, questo problema non è mai stato approfondito negli articoli che riguardano gli inattivi. In fondo se ti allontani, è sempre colpa tua, mai degli anziani. Perciò, molti credono di sapere, ma in realtà non sanno. E quando non si sa, non si agisce e se si sa nel modo sbagliato, si causa solo danni. Anziani e proclamatori si sono illusi o sono stati illusi a credere di sapere, ma non conoscono la realtà degli inattivi.

Prenderanno provvedimenti in futuro per conoscere direttamente dagli interessati le vere cause del loro allontanamento? Oppure, il segretario invierà il rapporto digitale a JW.org, scrivendo quello che lui “pensa” sia il motivo dell’inattività di molti fratelli? Quando la Bibbia, rivolgendosi al pastore, dice che “devi conoscere il gregge che ti è stato affidato”, vuol dire anche che tu quale pastore, devi sapere come si chiamano le pecore e perché non si associano più. Sono pecore che ti sono state affidate e fanno parte ancora del gregge che hai in cura. Quali sono le tue responsabilità in merito? Ti muovi per cercarle perché sei motivato dall’amore per loro? O perché l’organizzazione sta iniziando a muoversi e cerca di capirci qualcosa sugli inattivi a livello locale? Si è capito, finalmente, che l’inattivo non è più un numero, inserito in una fredda statistica e quindi si vuole approfondire con tanto di nomi e cognomi questa situazione poco chiara? Vedremo e intanto aspettiamo le risposte a queste domande. Intanto, come abbiamo sempre fatto, ci lasciamo guidare da questi due principi: “Quando qualcuno risponde a una questione prima di averla udita, questo da parte sua è stoltezza e umiliazione”– Proverbi 18:13; “Il primo che parla in un processo sembra avere ragione poi interviene l’avversario e lo contesta”– Proverbi 18:17 (PS).

Se tu non hai libero arbitrio, è perché probabilmente non l’hai mai avuto. E ti è andata bene, fino adesso. Puoi continuare a credere nello stesso modo cui hai sempre pensato, delegando altri a scegliere per te. In questo modo, stai tranquillo che non avrai mai problemi, ma non avrai nemmeno una personalità. Invece, se per il corpo degli anziani, le tue azioni sono un problema per gli altri, essi prenderanno provvedimenti per risolvere il “problema”. In conclusione, se rendi “difficile” la vita agli altri, non hai molte scelte: allontanamento graduale da inattivo, omologazione o restrizione se va bene, altrimenti, espulsione e fuori dalle scatole.

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