Cristianesimo non religioso e Dio senza religione

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Può un inattivo vivere un cristianesimo «non religioso» e adorare Dio «senza religione»?

Di solito non ci occupiamo di aspetti dottrinali. Non è nostro scopo aprire dibattiti e suscitare polemiche inutili. Non ci interessano. Abbiamo, comunque, deciso di pubblicare questa lunga lettera, in due articoli, perché scritta da un inattivo, di cui in passato abbiamo già dato spazio e poi perché, alcuni punti ci sembrano condivisibili.  (i.i)

DALLA LETTERA DI UN INATTIVO

Discutere di religione è come camminare in un campo minato, soprattutto quando ci sono di mezzo i testimoni di Geova. I dizionari della lingua italiana definiscono la religione pressappoco così: «L’insieme delle credenze e degli atti di culto con i quali l’uomo riconosce l’esistenza della divinità. Una persona è religiosa quando segue queste prescrizioni ubbidendo a Dio in modo da guadagnarsi la salvezza».

Dare lode a Dio è una cosa bellissima, cercare la salvezza come premio è un’altra cosa. A me questo premio puzza di egoismo. In tutti questi anni ho potuto notare che il premio della vita eterna passa da una serie di regole stabilite da uomini e mischiate con le verità scritte nella Bibbia. A volte si fa fatica a distinguere le parole della Bibbia e quelle degli uomini, talmente sono in confidenza fra loro.

Quando Dio creò l’uomo non gli diede una religione per adorarlo. Gli disse semplicemente di coltivare il giardino di Eden, di custodirlo avendone cura, di procreare e di non mangiare dall’albero della conoscenza. Se non sbaglio, si tratta soltanto di quattro istruzioni, non di più. Poi ci fu il peccato e le cose cambiarono. Tramite Mosè, furono date a Israele centinaia di leggi e regolamenti e in seguito istruzioni per la costruzione del tempio, ma erano tutte cose provvisorie necessarie ad accogliere il messia. Quel tipo di religione è servita poco al suo scopo. Non per colpa di Dio, ma per la natura umana di voler fare le cose di testa propria.

Nemmeno ai tempi di Gesù le cose cambiarono. Il fanatismo religioso lo uccise, invece di accoglierlo come messia. Gesù non pensò mai di ricostruire il regno terreno di Israele, né di istituire una nuova religione. Ormai il popolo ebreo aveva avuto sufficiente tempo e la conoscenza giusta per riconoscere Gesù come messia. I fatti dimostrano che la religione servì a ben poco sotto questo punto di vista.

Ciò che Gesù propose, non fu affatto un’altra religione o altri luoghi di culto. Gli israeliti avevano ricevuto direttamente da Dio le istruzioni per servirlo e non ci riuscirono. Un’altra religione sarebbe stato un inutile doppione. Ciò che egli propose fu una nuova società che garantisse la libertà di aderirvi e una convivenza fraterna di pari livello. Gli insegnamenti di Gesù miravano a cambiare il cuore delle persone e a costruire una fratellanza mondiale basata sull’amore altruistico. Il cristiano è dunque un annunciatore di questi principi e il fine del cristianesimo è prendersi cura degli uomini e del mondo.

Dio ha stabilito i modi per rendersi evidente: scelte libere, frutto di ricerche personali e approfondite. Non obbliga nessuno a servirlo né gli riempie la testa di doveri. Invece, le religioni tentano di spiegare Dio secondo la loro convenienza attraverso una serie di prescrizioni da far venire il mal di testa. Molti sono convinti di vedere Dio nei luoghi di culto.

Se “nessuno ha visto Dio” come si può pretendere di vederlo in questi luoghi? (Giovanni 1:18) I primi cristiani non avevano edifici elaborati, ma usavano case private e semplici luoghi pubblici per le loro riunioni. Alcuni non credenti che vi assistettero per la prima volta esclamarono: “Dio è realmente fra voi”. (1 Corinti 14:24, 25) Non in senso letterale, ma in quanto adoratori che si sforzavano di mettere in pratica l’amore. Ogni religioso sincero può invitarvi nella sua chiesa, nella moschea, nella sinagoga, nella Sala del Regno e dirvi con convinzione che Dio è in mezzo a loro.

E’ impensabile che ognuno che entri in un qualsiasi luogo religioso Dio entri con lui.

 

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Le religioni sono di natura umana e quindi imperfette. Servono a esaltare Dio e abbassare l’uomo. Il sogno di ogni uomo è di innalzarsi fino ai cieli. Raggiungere Dio è la sua massima aspirazione e in tanti sono convinti che si possa soddisfare questa aspirazione attraverso le opere e con l’accumulo di preghiere. L’uomo si è elevato a Dio e ha preso il suo posto relegandolo in terra.

Più l’uomo si distacca dalla terra più si separa dalla realtà umana. A furia di guardare in alto si è disabituato a guardare in basso. «Il sabato venne all’esistenza a causa dell’uomo, e non l’uomo a causa del sabato». (Mc 2:27) Secondo queste parole, al centro c’è l’uomo non la religione. L’uomo non è al servizio della religione ma essa è al servizio dell’uomo. Quando la religione non soddisfa i bisogni dell’uomo, non è il credente a divenire inattivo, ma essa stessa.

Ogni religione ha come obiettivo Dio e non i bisogni dell’uomo. Dio, invece, ha come obiettivo i bisogni dell’uomo e non quelli della religione. Perciò, il problema della religione è che si occupa troppo di Dio e poco dell’uomo, dimenticandosi che Gesù è venuto per servire l’uomo e non per essere servito da nessun uomo né dalle religioni. (Mt 20:28) Il problema, ancor più grave, è che le religioni non si occupano più né dell’uomo né di Dio. Sembra strano, ma è così. La religione si occupa solo di se stessa, perché il “cristianesimo” che professa e il “Dio” che serve sono figli ibridi di se stessa.

(Cristianesimo senza religione – prima parte)

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