Cristiani sotto il ghiaccio dell’indifferenza

Oltre i formalismi e le regole

Condizionati dalle raffigurazioni che le religioni fanno del Diavolo in un luogo infernale, dominato dalle fiamme, sembra contraddittoria la visione che ne fa un Dante terrorizzato e raggelato. Egli descrive Lucifero come una gigantesca creatura spaventosa, pelosa, con tre facce e tre paia di ali di pipistrello. Lucifero è conficcato dalla cintola in giù in un lago di ghiaccio. Prigioniero nella morsa ghiacciata, pur piangendo lacrime che si mescolano a una bava sanguinolenta, trasmette un senso di gelida indifferenza, verso i traditori incastrati anch’essi nel gelido ghiaccio.

Il gelo negli affetti, nei rapporti fraterni, nell’amore, fa molto male. L’indifferenza fraterna, paragonabile al ghiaccio, è completamente all’opposto del calore che Dio prova verso gli uomini. Dio non vuole Testimoni anestetizzati dal gelo dell’indifferenza. Geova desidera che ai suoi fedeli servitori ci si accosti senza regole e formalismi. I cristiani sono esortati a non vivere sotto anestesia e a superare le tentazioni della rassegnazione, della tristezza e dell’indifferenza.

L’indifferenza è il tipico atteggiamento gelido del cristiano apparente. Pur frequentando le adunanze e predicando, preferisce non essere disturbato. Zelante per i suoi interessi, rinuncia ad impegnarsi nella ricerca dei feriti spirituali, come i fratelli lontani. L’indifferenza è la mancanza, spesso ostentata, di partecipazione o d’interesse verso il prossimo. Cosa ancor più grave verso i fratelli della stessa fede.

Molti partono dal presupposto che la morale non è una prerogativa della religione e che tuttavia esistono persone dai sani principi pur non appartenendo a nessun gruppo religioso. Questo non vuol dire che le religioni siano prive di moralità. In genere l’indifferenza verso le religioni nasce con il disinteresse per il significato della vita e del suo scopo così come viene insegnato da esse. Altre indifferenze toccano i valori umani e sociali e gli ideali di ogni tipo. Ma quella più dolorosa è l’indifferenza nei confronti dei fratelli della stessa fede.

Non si può mostrare passione e fervore a Dio e contemporaneamente non essere interessati ai propri fratelli. Dio non è Lucifero. La schiera di dannati visti da Dante sono persone che hanno tradito i loro benefattori. Chi presume di amare Dio ma che si disinteressa degli altri che adorano lo stesso Dio sono come dei traditori agli occhi del loro più Grande Benefattore. Gli indifferenti appartengono al più Grande Indifferente, perché tradiscono la causa dell’amore altruista, quella che spinge ad interessarsi volontariamente degli altri.

Anche se non si può stabilire con certezza di quanto sono aumentati i cristiani che non praticano più certe attività religiose, non si può dire così di coloro (e sono tanti) che invece sono diventati indifferenti pur frequentando “attivamente” la religione. Di fatto, però, tra gli indifferenti, e sono tanti, ci sono anche i non credenti e i credenti che si sono allontanati dalle congregazioni dopo una crisi di carattere religioso.

L’indifferenza non presuppone di per sé il fine di ogni interesse religioso. E’ strano come alcuni che hanno abbandonato la loro religione si interessino più dopo averla lasciata che durante la loro appartenenza. Capita che l’indifferente rifiuti quella «fede» che abbia un carattere assoluto, quel tipo di fede intesa come sottomissione incondizionata.

Inoltre esiste una categoria di indifferenti che riconoscono la necessità di una religione, anche rivelata, ma che non si trovano d’accordo con alcune verità professate. Una cosa è certa, la verità non si distrugge disconoscendola. A furia di cercare una libertà non condizionata, si rischia di cadere nel vuoto, nello scetticismo e nella disaffezione. Non tutti quelli che hanno abbandonato la propria religione sono delle verginelle. Ognuno porta con sé delle precise responsabilità. Dicono che se l’ateo «rifiuta», l’indifferente «prescinde» cioè mette da parte, tralascia, esclude sempre qualcosa e spesso lo fa in silenzio. Vive la sua vita ma tralascia la parte religiosa, che non considera più rilevante come prima. In effetti alcuni non si pongono più il problema se Dio si interessi oppure no. Non riescono a capire perché do­vrebbero interessarsi di religione. Come si possono avere le risposte se non vengono fatte le domande?

Come detto prima, l’indifferenza è un fenomeno diffuso che inve­ste coloro che si dicono credenti ma non sono praticanti nel senso spirituale del termine; i cosiddetti praticanti  che sfruttano certe occasioni, come ad esempio la visita del sorvegliante solo per farsi “vedere”, senza mostrare un vero interesse e senza un senso del perché, senza parte­cipazione di fede e senza capirne il significato profondo di ciò che fanno. Come comportarsi di fronte alla nostra o altrui indifferenza, che porta molti a vivere come se Dio non ci fosse o ad accon­tentarsi di una religiosità vaga, incapace di misurarsi con la verità e con il dovere della coerenza? Cercare di convincerli serve poco.

Essi hanno bisogno di una scossa che risvegli la loro coscienza. E’ pur vero che forse l’uomo non crede più tanto in Dio. Ma Dio continua ancora a credere nell’uomo. E finché Dio continua a sperare che l’indifferente cambi atteggiamento, noi continueremo a fare lo stesso, in particolare verso i fratelli lontani.

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