Cristiani veri o mascherati?

¤ ¤ ¤ CONTRO LA MASCHERA

La Bibbia paragona i cristiani a un “teatro” per il mondo, gli uomini e gli angeli (1 Corinti 4:9). Uno spettacolo “dove la scena di questo mondo cambia” continuamente (1 Corinti 7:31). Nei teatri di quel tempo si poteva assistere a rappresentazioni drammatiche, tragedie, commedie, danze, esecuzioni musicali e spettacoli.

La vita non è altro che un’opera teatrale, noi degli attori e le maschere il nostro volto. Maschere a bizzeffe. Nuove, vecchie, meno usate, che fanno applaudire o fischiare. Quelle che più usiamo sono quelle che ricevono più consenso. Questo continuo cambiare maschera deturpa il vero volto, col tempo lo cancella. Si sbiadisce e non lo si ritrova più. Perso per sempre. Lo cerchiamo disperatamente in una delle nostre maschere, illudendoci di averlo sostituito. In realtà ci siamo scordati di chi siamo.

Non è così per i veri interpreti della vita cristiana. I veri cristiani sono così come sono, così come appaiono nella scena di questo mondo, senza finzioni e maschere per coprirsi il volto. Sono persone trasparenti, cristalline. Non contaminati da ipocrisie e nascondimenti. Puri e genuini, alla vista di tutti nel palcoscenico della vita.

Purtroppo non si può dire che tutti i cristiani siano così limpidi come descritti dall’apostolo Paolo. Alcuni di questi sono occupati a svolgere il copione, immedesimandosi nel personaggio che si sono inventati. Non capiscono che la loro vita non è scritta tra le righe di un canovaccio e che non stanno recitando in un teatro. E quando scendono dal palcoscenico si ritrovano in un ambiente del tutto nuovo, che non gli appartiene perché sconosciuto. Procedono senza punti di riferimento al limite tra la piacevole finzione e la dura realtà.

Altri non conoscono la parte che recitano. La maschera è un volto che riflette ciò che non si è. Pur sempre riflette un volto, anche se finto. Una maschera regge a fatica il ritmo della vita. Non sa improvvisare e presa alla sprovvista inciampa. Siamo individui singoli e inconfondibili, capaci di rimanere noi stessi attraverso il tempo e le esperienze della nostra esistenza. E se tutto cambia, è difficile rimanere se stessi, cogliere le differenze.

Ci siamo costruiti la nostra identità assimilandola dal gruppo cui noi apparteniamo e crediamo: l’identità cristiana. Essa non nasce con noi. Ci identifichiamo con i tdG perché ne condividiamo i tratti e le caratteristiche. Imitiamo i nostri fratelli e ci allontaniamo da ciò che è diverso da loro. Interiorizziamo la nostra personalità con quella del gruppo che diventa la nostra essenza, il nostro essere. L’ipocrisia è il contrario dell’empatia. Il discepolo di Cristo non nasconde la sua vera natura e ha la forza spirituale di immedesimarsi nella pelle dell’altro. Il cristiano mascherato non è sensibile ai problemi e alle sofferenze del prossimo. Il cristiano empatico si ricopre il suo volto con quello del suo fratello sofferente. E’ questa la sua vera maschera: il volto dell’altro che desidera aiutare. E’ l’unico volto altrui che Dio approva e che vuole vedere nei suoi servitori. Paolo divenne ogni tipo di persona per il loro interesse e non per il suo (1 Cor. 9:20-23). Il cristiano diventa prossimo solo per il benessere altrui. Non dissimula.

Lo scrittore francese Théophile Gautier, scrisse nel 1863 un romanzo che aveva come protagonista un barone annoiato e incurante delle rovine del suo castello. Amante delle avventure, l’inedia del barone, è interrotta da una compagnia di attori girovaghi a cui si aggrega. Diventato attore con il nome di Capitan Fracassa, dopo molte peripezie, riesce a sposare la giovane attrice Isabella di cui è innamorato. Pur essendo un nobile decaduto, ha un animo generoso e accetta di condividere la sua vita con commedianti girovaghi, non perdendo però mai di vista l’orgoglio del gentiluomo.

Capitan Fracassa è un personaggio lontano dal vero barone: troppo stravagante ed esagerato. Blazio, il suo maestro d’arte gli insegnava le intonazioni e la dizione. Inoltre, pensava che Sigognac (Fracassa) doveva adottare una mezza maschera e coprirsi soltanto la fronte e il naso, per conservare la faccia in modo da mescolare l’immaginario e il reale. In questo modo l’umanità non si sarebbe offesa, come non si offende di fronte a un ritratto. Un personaggio del genere tra le mani di un comico diventa una buffonata insipida, ma nelle mani di un attore d’ingegno introduce accenti naturali e rappresenta al meglio la vita, come se finzione e realtà fossero la stessa cosa. In effetti, quel pezzo di cartone gli faceva l’effetto di un elmo con la voce di fantasma. Non esponendosi alla ribalta, egli non era altro che un’anima sconosciuta, la cui vera dignità non ne avrebbe sofferto. Blazio, gli modellò una faccia da teatro diversa dalle consuete trasformando completamente la sua vera identità di barone.

Le metaforiche maschere che indossiamo, per vivere immersi nel mondo dei rapporti sociali e religiosi, non sono altro che il modo in cui gli altri vogliono vederci, o in cui noi vogliamo farci vedere dagli altri, o una sorta di equilibrio tra queste due immagini, che si influenzano a vicenda. A volte, inconsciamente recitiamo senza accorgercene: maschere viste da altre maschere. Da cosa scaturisce la necessità di mostrarsi in modo differente da ciò che realmente si è? Dalla paura. Paura di non essere compresi, apprezzati, integrati. Se ciascuno di noi presenta un secondo se stesso agli altri, ci troviamo di fronte a rapporti fittizi con i fratelli. Continuare a fingersi qualcuno che pur di piacere agli altri, accetti di vivere secondo le regole imposte, non reca nessun beneficio.

Ci sono fratelli di animo gentile e di modi nobili e generosi, che per una serie di circostanze sfavorevoli si sono auto imposti una maschera pur di non avere problemi in congregazione. Altri invece hanno accettato di portare una maschera per opportunismo e per trarre visibilità come attori non protagonisti nel teatro della teocrazia. Comunque, a prescindere se sei attivo o inattivo, chiediti: “Ho scelto anche io di indossare la maschera di un qualunque Capitan Fracassa per condividere la mia vita con altri commedianti girovaghi?”. “Sono arrivato al punto di non sapere più distinguere dove finisce quello che sono realmente e dove inizia quello che fingo di essere?”

Tags: , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA