Curare o guarire?

Guarire è necessario. Curare lo è anche quando non sembra necessario.

Nel caso di una malattia, molti studiosi si chiedono se sia il farmaco a guarire o la volontà della persona supportata dalla cura. Sono molti quelli cui viene prestata la cura, ma fra questi, non tutti vogliono guarire. In ambito medico, sono famose le parole di Ippocrate, riportate sopra. La guarigione, spesso, è legata più che alla cura alla volontà di rinunciare a tutto ciò che provoca la malattia.

Molte guarigioni, al tempo di Gesù, dipendevano anche dalla fede in lui quale Figlio di Dio. Tuttavia ci furono casi in cui per guarire non fu necessaria tale fede, ma il desiderio dell’afflitto a voler guarire. Infatti, a un uomo che si trovava nella piscina di Betzata, e che non lo riconobbe come Cristo, Gesù gli chiese: “Vuoi essere sanato?” (Giovanni 5:5-9).Esistono individui che pur di non rinunciare allo stile di vita adottato, non vogliono guarire ma desiderano solo una cura che elimini i sintomi della malattia. Bisogna ammettere che ci sono cure che non curano e guarigioni che non guariscono. Inoltre si dicono parole che fanno ammalare e parole che curano.

Ci sono anche relazioni che feriscono e relazioni che sanano. Senza una sana relazione tra il medico e il paziente non possono esistere né cura né guarigione. Il benessere dipende dal tipo di relazione che s’instaura tra medico e paziente, da quanto e come si comunica. Il paziente e il medico hanno bisogno l’uno dell’altro. Il medico esiste perché c’è il malato e viceversa.

Per di più, si cura un corpo abitato e non un organo malato. Una parte malata del corpo è un dolore anche per le altre parti sane. “Se una parte soffre, tutte le altre soffrono con lei”. (1 Corinti 12:26)

betzataGesù si avvicina a un uomo malato alla piscina di Betzata

Il principio di una buona relazione si applica anche nelle congregazioni, tra gli anziani preposti da Geova a curare e chi tra i proclamatori è nella condizione di “malato” (Giacomo 5:14). In questo caso, si tratta d’incontri tra esseri umani, tra persone che interagiscono. Purtroppo l’esperienza ci insegna, che diversi anziani hanno con i bisognosi, interazioni fugaci, negate, disfunzionali e atteggiamenti freddi, distanti. Ciò ha creato altri problemi di natura psicologica e spirituale.

Chi si rivolgerebbe a un medico noto per la sua incapacità professionale o per i danni che ha causato al malato? Similmente chi affiderebbe a guide incapaci la sua speranza di guarigione spirituale? Che senso ha tenere nelle congregazioni, uomini che invece di sanare feriscono le pecore che Gesù ha loro affidato? Molti di questi hanno la cura che guarisce, la Bibbia, ma non essendo capaci non sanno curare. Le loro parole, non avendo un fondamento biblico, causano danno perché sono parole insane.

Questi uomini non hanno nessuna intenzione di abbandonare le cose che fanno ammalare. Per guarire bisogna saper curare. Le pagine della Bibbia offrono a tutti gli anziani – e anche ai malati – gli strumenti adatti per conoscere i principi della comunicazione efficace. La Bibbia è un aiuto per comprendere le emozioni e gli stati d’animo di chi soffre. Inoltre, aiuta a ri-pensare al proprio modo di essere anziano nella congregazione.

La Bibbia non è un libro astratto ma concreto. Entra nella mente e nel cuore dei proclamatori attivi e inattivi, occupandosi sia di chi soffre, sia dei suoi familiari, suggerendo agli anziani le parole, gli atteggiamenti e le azioni necessarie ai bisogni di ogni singolo.

I proclamatori inattivi – ma anche tutti gli altri – che si sentono presi in cura, partecipano di più alla loro guarigione. Quando gli anziani prestano la loro cura, non devono sottovalutare o sminuire la volontà di guarigione di un inattivo. L’inattivo guarisce nel momento in cui decide (lui) di rinunciare alle cose che lo hanno fatto allontanare, giuste o sbagliate che siano. Tra le cause d’inciampo potresti esserci tu, anziano di congregazione. Ricordalo sempre!

Nell’opuscolo Ritorna a Geova, c’è un ottimo suggerimento per la cura e la guarigione dell’inattivo. A pagina 14 si legge. “Chi è stato malato forse deve riprendere le sue normali attività un po’ alla volta. In modo simile puoi tornare a essere forte come cristiano cercando di prendere ogni giorno almeno un po’ di cibo spirituale. Non pensare di dover fare tutto in una volta…”. Forse, per guarire impiegherai lo stesso tempo che c’è voluto per farti ammalare.

Questo consiglio evidenzia quanto, oggi, il fattore tempo condizioni il medico di fronte a una malattia. Capita che il medico sia a volte più impaziente del paziente. Non è un caso che tempestività, efficienza e prevenzione siano divenute gli aspetti primari della medicina moderna. Ci sono casi in cui è vitale intervenire in maniera tempestiva.

Ma per la maggior parte delle malattie, è importante concedersi il tempo per discernere e poi aspettare il momento giusto per intervenire. Bisogna avere pazienza nella cura dei pazienti e nella loro guarigione. Non sarà un caso che gli ammalati siano chiamati anche pazienti. Lo stesso principio vale sia per gli anziani – scegliendo il momento opportuno – sia per gli inattivi, per quanto riguarda i tempi e i modi per guarire.

pag-14-ritorna-a-geova“Per tornare a Geova, da dove comincio?”

La salute è un complesso equilibrio dinamico. La salute è come andare in bicicletta: se stai fermo, perdi l’equilibrio e cadi. Esiste un flusso continuo di cellule staminali prodotte nel cervello: chi non le utilizza le perde. La guarigione è possibile se hai il cervello in continuo movimento.

Se sei allegro e creativo, liberi delle sostanze (citochine) che ti fanno bene. Se invece sei arrabbiato e apatico, ti bombardi di citochine diverse, che producono processi infiammatori. Il futuro della guarigione è nel cervello e nella forza delle parole.

La vera guarigione è una medicina lenta, che rispetta i tempi, in cui il paziente è al centro, che non delega tutto al medico, ma che fa di lui un accompagnatore nel processo di recupero della normalità. Lo stesso percorso deve essere fatto tra l’anziano e l’inattivo, rispettando ognuno la libertà dell’altro. Per l’inattivo, l’anziano deve essere soltanto un supporto per la sua guarigione, non la medicina. La medicina è la Bibbia.

Un’ultima cosa. Se gli anziani vogliono ottenere dei risultati concreti, devono avere un programma ben definito quando visitano gli inattivi con l’opuscolo Ritorna a Geova. Non lasciate questa iniziativa al caso. Il sorvegliante in visita deve occuparsi attivamente di questa iniziativa del corpo degli anziani e nella visita successiva vorrà accettarsi se sono stati raggiunti i risultati prefissi, chiedendo agli anziani spiegazioni in merito a ciò che è stato fatto e non fatto.

Dopodiché, disporrà in modo appropriato ciò che scritturalmente è necessario ancora fare, dando per primo l’esempio in questa ricerca, visitando di persona gli inattivi, interessandosi del loro progresso. Altrimenti, i discorsi sugli inattivi alle assemblee sono state soltanto belle parole che hanno commosso i presenti non inattivi e nient’altro.

A proposito, hanno invitato gli inattivi per l’occasione? Il discorso era rivolto a loro. Inoltre, l’opuscolo se non viene consegnato agli interessati, a cosa è servito stamparlo? E una volta consegnato, sarete in grado di affrontare scritturalmente e in maniera edificante una conversazione con gli inattivi? Siete preparati a imitare l’amorevole cura di Geova? Fateci sapere, possibilmente con risultati apprezzabili.

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