Da Betlemme a Gerico, andata e ritorno

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In viaggio con un inattivo.

Terza parte.

A Betlemme si entra con il passaporto, è territorio palestinese. Un muro alto 8 metri separa i confini tra Israele e la Palestina. Per entrare si deve attraversare tutto il checkpoint, un serpentone di cemento e inferriate presidiato dai soldati israeliani.

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Il muro che separa Gerusalemme e Betlemme

All’uscita c’è la stazione dei taxi. Il centro è distante alcuni chilometri. I tassisti fanno a gara per accaparrarsi un turista. Uno di loro, il più infervorato, vuole a tutti i costi farmi da guida. E’ pressante come un dragomanno e non demorde. Devo alzare la voce per farmi rispettare.

Alla fine mi fanno salire su un taxi che dovrebbe portarmi alla Basilica della Natività. Jalal è un tassista del posto dai modi gentili.  Mi sta simpatico da subito e per alcune centinaia di schekel gli propongo di farmi da guida in quello che rimane del palazzo di Erode all’interno della collina di Herodium. Inoltre ci accordiamo anche per visitare la città di Gerico e il Mar Morto.

Non sta nella pelle talmente è contento di averlo scelto. E’ considerato la ruota di scorta dei tassisti, nel senso che deve rispettare una gerarchia cui altri tassisti hanno la precedenza sui turisti che vogliono viaggiare per la Palestina. A lui compete soltanto l’accompagnamento dei clienti a Betlemme.

Gli è andata bene ed io sono contento. Ha sette figli e stasera mangerà carne. I palestinesi sono così poveri che per 50 euro attraversano in lungo e in largo la Palestina. Infatti, è rimasto a farmi da guida per otto ore.

monti-brulliIl deserto di Giuda

A un bivio riusciamo a entrare in questa moderna autostrada che porta a Gerico e che taglia in due il deserto di Giuda. C’è un caldo torrido e tanta umidità. Osservo affascinato la sommità nuda dei monti, tutto è uniforme.

In lontananza si vedono alcuni pastori beduini con le pecore e le loro tende. Stiamo oltrepassando il livello del mare. Situata a 250 metri sotto il livello del mare, Gerico è la città più bassa della terra.

Il cartello Good Samaritan

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Un cartello attira la mia attenzione e mi fa ricordare una parabola che con i suoi personaggi fittizi, Gesù ha ambientato proprio qui, in mezzo alla desolazione del deserto di Giuda. (Luca 10:30-37)

Il prossimo che si doveva amare secondo l’opinione popolare era soltanto il pio israelita. In realtà, in Levitico 19:18 il comando «di amare il tuo prossimo come te stesso» era molto chiaro agli israeliti e non era limitato ai «figli del tuo popolo» come riportato nello stesso versetto 18 o a «tuo fratello» come indicato nel verso 17. Qui non si riferisce all’amore come sentimento, ma all’amore come comportamento.

Perciò il prossimo non è solo chi appartiene alla stessa tribù, ma anche chi è estraneo ad essa. Per Gesù il prossimo è chi è più prossimo a te. Un’interpretazione errata di Lev. 19:17,18 spinse i cuori e le menti degli israeliti a considerare vero amore solo quello mostrato a loro stessi.

Gesù va oltre, dicendo di amare i nemici, non ponendo limiti al rispetto della dignità umana che appartiene anche a un nemico della fede. Perché allora i testimoni di Geova pongono restrizioni e limiti al loro amore nei confronti di chi si è allontanato dall’organizzazione? Non disse Gesù: «Se amate quelli che vi amano che ricompensa ne avete?», piuttosto «Dovete continuare ad amare i vostri nemici». (Matteo 5:44,46).

L’amore non sempre è un sentimento, molto spesso è comportamento. Ad esempio, ci sono inattivi che sono benvoluti e amati da quelli che definiamo «persone del mondo» e lo fanno più dei loro stessi fratelli in fede.

Guardo Jalal per l’ultima volta, è una gran brava persona così come lo sono gli altri ebrei che ho conosciuto nel Tempio italiano di Gerusalemme, assistendo alla loro festa di Espiazione. Mi chiedo come fanno a odiarsi tanto. In queste terre c’è troppo amore per se stessi e poco per il prossimo altrui.

Sono stato testimone oculare di alcuni scontri avvenuti sia nella spianata del Tempio, davanti alla Moschea di Al Aqsa, sia in alcuni vicoli del Suk. La situazione in questi giorni sta precipitando. Nulla è cambiato dai tempi di Gesù, quando giudei e samaritani si odiavano a vicenda.

Israele, ancora 4 accoltellamenti

tempio-itaIl tempio italiano a Gerusalemme.

 La comunità ebraica di Conegliano Veneto prima di estinguersi, decise di smantellare gli interni della sinagoga e di trasferirli a Gerusalemme. All’interno si trova un piccolo museo con oggetti d’arte ebraico-italiana risalenti al Medioevo.

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