Dalla GRATITUDINE all’ODIO e viceversa / 3^ parte

«Siate riconoscenti» (Colossesi 3:15)

Manda in tilt la sensazione di inadeguatezza, ci rende felici per quello che abbiamo, ci aiuta a trarre piacere da qualsiasi situazione e rende più facile sopportare delusioni e sofferenze. Queste sono solo alcune cose che caratterizzano la gratitudine. La gratitudine stimola comportamenti morali come aiutare il prossimo e rinsalda i legami fraterni.

La gratitudine può paradossalmente generare sentimenti complessi e contraddittori, in alcuni casi anche odio verso chi si è mostrato grato. Alcuni scambiano un gesto di gratitudine come un gesto di pietà nei loro confronti. Percepiscono il gesto del benefattore come un insulto alla loro condizione povera. Più il gesto è grande e non potendolo ricambiare, porta coloro che ricevono la gratitudine a sentirsi inferiori, a provare invidia e rabbia, non tanto per il dono, quanto per la bassa autostima che hanno di se stessi.

I benefici sono graditi finché possono essere ricambiati. Quando sono troppo grandi, invece di gratitudine, generano odio. I piccoli atti di generosità sono graditi anche perché non impegnano più di tanto e permettono, prima o poi, una sorta di saldo col contraccambio. Chi riceve un favore importante, senza possibilità di contraccambio, col tempo può avvertirlo come un peso, trasformando la gratitudine in odio.  Spesso è difficile riconoscere di essere debitori a qualcuno che ci ha fatto del bene. La superbia non ammette dipendenze da altri.

La gratitudine è un “sentimento e disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene… e desiderio di poterlo ricambiare”. (Vocabolario della lingua italiana della Treccani) Un sentimento non si può accendere e spegnere come una macchina; deve nascere spontaneamente dall’intimo della persona. La gratitudine non si dimostra semplicemente con le buone maniere; la gratitudine ha origine dal cuore.

 

Chi è grato è più felice

 

Essa è sempre associata a una maggiore felicità, perché aiuta le persone a provare sentimenti più positivi, ad apprezzare i momenti piacevoli, ad avere una salute migliore, ad affrontare le difficoltà e a costruire rapporti solidi. La felicità duratura si ottiene con un atteggiamento riconoscente. Questo ci protegge dall’idea che tutto ci sia dovuto, dall’invidia e dal risentimento, tutte cose che allontanerebbero gli altri da noi e ci priverebbero della gioia.

D’altra parte, l’ingratitudine può avere un effetto agghiacciante, come osservò Shakespeare: “Soffia, vento dell’inverno: non sei aspro come l’uomo duro e ingrato”. L’irriconoscenza è molto comune, per questo la Bibbia ci esorta a coltivare lo spirito di gratitudine. Paolo scrisse: “Circa ogni cosa, rendete grazie. Poiché questa è riguardo a voi la volontà di Dio unitamente a Cristo Gesù”. (1 Tessalonicesi 5:18)

Geova Dio è il Datore di “ogni dono buono e ogni regalo perfetto”. (Giacomo 1:17) Grazie alla sua generosa gratitudine abbiamo la vita. Anche quando la maggioranza delle persone non si mostra grata, il suo amore non lo trattiene dal fare loro del bene. Egli “fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Matteo 5:45).

QUANDO GLI ANZIANI APPREZZANO LA GRATITUDINE DEGLI ALTRI

Una giovane tdG attraversò un momento critico, fu talmente presa da altre attività che stava per diventare inattiva in senso teocratico. Un giorno comunicò ai suoi genitori che non voleva più partecipare alle adunanze e all’opera di predicazione dei Testimoni. I genitori le parlarono gentilmente ma con fermezza. Poi tre anziani della congregazione chiesero di parlare con lei. Si aspettava il solito predicozzo degli anziani e che la sommergessero di versetti della Bibbia per dimostrarle che aveva torto a non frequentare più le adunanze e non andare a predicare. Invece ascoltarono le sue lamentele, apprezzarono la gratitudine che aveva mostrato a Geova fino a quel momento nonostante la sua giovane età, si mostrarono benevoli e comprensivi e le offrirono il loro fraterno aiuto. La ragazza fu così sorpresa dal loro modo benevolo di fare che grazie a questo atteggiamento si riprese e ora svolge il servizio cristiano a tempo pieno.

La gratitudine sincera non ha nulla a che fare con il sentirsi in dovere di ricambiare il favore ricevuto.

L’apostolo Paolo apprezzava i fratelli e le sorelle ed era molto riconoscente nei loro confronti. Li menzionava nelle preghiere e ringraziava Dio per averli come suoi fratelli in fede. Nei primi 15 versetti del capitolo 16 di Romani Paolo menzionò per nome 27 fratelli e sorelle. Lodò quei suoi amati fratelli per il loro grande impegno. Conosceva i loro difetti, ma decise di concludere la lettera concentrandosi sui loro pregi. Non solo si saranno sentiti incoraggiati, ma la loro amicizia sarà diventata ancora più forte.

Abbiamo anche noi l’abitudine di mostrarci grati per l’opera dei nostri fratelli? O ci concentriamo di più sui loro difetti? Che dire, se stiamo attraversando un grave periodo di difficoltà? Ci comportiamo come gli israeliti nel deserto, che si dimenticarono tutto quello che Geova aveva fatto per loro? (Salmo 106:7). Mostrare sincera gratitudine a Geova per quello che ha fatto nei nostri confronti potrebbe essere un potente fattore motivante per non abbandonare le proprie attività spirituali?

(Gratitudine/ingratitudine, ultima parte)

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Gli altri due articoli sulla gratitudine:

  1. Gli ingrati di Geova
  2. La sindrome rancorosa del beneficato

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