Chi decide per la tua reputazione?

reputation

L’appartenenza ai tdG può valorizzare o distruggere la tua reputazione. Spesso il miglioramento o il peggioramento dell’immagine possono sfuggirti, perché non sei tu a valutare cosa sia importante, ma uomini che controllano e decidono se la tua reputazione sia buona o cattiva.

Se sei un tdG hai valide ragioni per avere una buona reputazione. Essa può valere molto più della ricchezza (Prov 22:1); può farti evitare le conseguenze vergognose di una cattiva reputazione (1 Pt 4:15,16); puoi ricevere privilegi e nomine nella congregazione. Quando in congregazione, un Testimone ha una buona reputazione è molto più facile che collabori con altri testimoni. Per i tdG avere una buona reputazione significa: frequentare le adunanze, predicare attivamente, sottomettersi agli anziani, al CD e applicare i principi cristiani nella vita. Perciò, un tdG ha la considerazione e la stima degli altri, quando soddisfa queste norme. I rapporti interni che regolano la linea di condotta della maggioranza dei tdG sono dettati perlopiù dal CD, un gruppo di pochi uomini, posti al vertice, che stabiliscono le regole da seguire a livello mondiale. La reputazione di ogni singolo è sottoposta alla maggioranza di altri Testimoni, anche se a decidere in merito, sono in realtà i nominati, cioè le guide spirituali che agiscono da autorità all’interno delle congregazioni.

La reputazione e la stima è degli altri e non appartiene al soggetto in causa. La reputazione, se buona o cattiva, sono altri ad attribuirla e non il diretto interessato. Si tratta quindi di un giudizio altrui, che in molti casi dipende dal tuo comportamento. Ci sono circostanze in cui puoi fare poco o nulla per cambiare il modo come gli altri ti vedono. Puoi soltanto immaginare di vederti come gli altri ti vedono. A volte puoi solo accettare o non accettare i criteri per giudicarti. Se li accetti devi adeguarti, se non li accetti devi fare finta di niente o andartene. Siccome la reputazione tocca la tua esistenza, anche le cose più intime, è importante conoscere i meccanismi attraverso cui si forma, si diffonde e ti condiziona, anche quando pensi di esserne immune. (1 Gv 5:20).

E’ risaputo che la reputazione si può guadagnare in molti anni e con tanti sforzi. Ma, la si può perdere facilmente subito. Quello che altri pensano di te, dipende molto dall’autopercezione, cioè da come ti vedi visto.  Sappi che il tuo io non ti appartiene, è la tua parte che vive negli altri. La stranezza è che gli altri ti giudicano in base a come ti vedono, ma a subirne le conseguenze sei solo tu. Certe reazioni da “psicopatici” sono causate da ferite immaginarie, dalla convinzione che altri abbiano ferito l’onore e mancato di rispetto. Nelle congregazioni ci sono alcuni che vagano come anime in pena, ossessionati da quello che altri pensano di loro. Costoro sentono il bisogno impellente di essere continuamente rassicurati e approvati. Questo desiderio smodato di sapere cosa pensano gli altri è una vera trappola (Eccl. 7:21).

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Tutto ciò che fai lascia sempre una traccia di te, soprattutto alle adunanze e nel ministero di campo, dove maggiormente ti esponi spiritualmente. A volte sembri un’altra persona, un personaggio mascherato che recita il canovaccio che ti è più congeniale. Ci sono altri aspetti essenziali per essere identificato come un fratello che gode di buona reputazione: presentarsi in giacca e cravatta, sbarbato e pulito; parlare lo stesso linguaggio che usa la maggioranza; assumere dal podio gesti uguali ad altri oratori; ripetere gli stessi schemi e le stesse parole che si sentono da anni. Sono tutti aspetti esteriori che servono ad omologarti con la maggioranza. A volte sembri un esperto prestigiatore, illudendo gli altri e facendo vedere quello che in realtà non sei. E così la recita va avanti per anni, finché un giorno non decidi di interromperla, divenendo inattivo o dissociandoti. Questa decisione fa cambiare completamente l’opinione che altri avevano su di te.

Non ha importanza se eri un anziano, un servitore di ministero, un pioniere, uno che ha versato sangue per l’opera, adesso di te non gliene frega niente a nessuno. Il tuo passato, per quanto esemplare, ora non conta più. Sei nessuno. La tua reputazione è andata a farsi “benedire” dal diavolo. Anche se vivi onestamente, anche se hai trovato un’armonia spirituale e sei felice, anche se continui a difendere i tdG dal mondo, anche se preghi, studi la Bibbia più di prima, non gliene importa niente a nessuno. Sei un inattivo, punto. Siccome inattivo è il contrario di attivo, tu sei la parte malata degli attivi, la parte negativa delle loro attività. Rassegnati, finché rimarrai un inattivo, puoi fare tutto il bene di questo mondo, la tua reputazione sarà vista sempre in negativo, anche se dimostri di essere migliore nella tua vita di molti altri attivi.

Il metro per misurare se uno ha una buona o cattiva reputazione sono le adunanze e il servizio e non tanto il comportamento. Se non frequenti le adunanze e non vai in servizio, anche se la tua vita è migliore degli altri o ti comporti meglio di loro, non importa a nessuno dei proclamatori, tranne a Geova e a Gesù, per fortuna. Ai loro occhi non hai perso la reputazione che avevi prima, loro continuano a considerarti una pecora smarrita. E questo dà fastidio a molti attivi.

(Reputazione – Prima parte)

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Commenti (3)

  • Fineas

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    Salve, vi seguo da tempo ormai ed ho sempre apprezzato i vostri articoli, alcuni dei quali veri e propri capolavori di incoraggiamento e di profondità spirituale.
    In molti post vengono dati consigli davvero utili e pratici su come aiutare chi si è allontanato ed anche energiche riprensioni a chi fa del male e tratta sprezzantemente i deboli nelle congregazioni. Il mio punto di vista su tante cose in merito alla watchtower ed al suo “schiavo fedele” è molto cambiato nell’ultimo anno, ma apprezzo tanto gli sforzi di chi vorrebbe più amore, armonia ed empatia nelle congregazioni dei testimoni di Geova, e credo che con il vostro esempio date un valido contributo a chi crede ancora che le cose possano migliorare, se non altro per recare un po’ di sollievo da tante sofferenze causate dall’errata applicazione di passi biblici e da una burocrazia sempre più dilagante e che sta soffocando il vero cristianesimo sempre meno presente nella realtà dei tdg.
    Avete tutto il mio rispetto ed apprezzamento e vi auguro di continuare così, affinché chi soffre e geme, magari possa sentirsi meno solo, leggendo i vostri articoli.
    Un forte abbraccio virtuale a tutto lo staff di ‘inattivo.info’, con affetto,
    Fineas.

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  • Alan

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    Buongiorno e complimenti per questi equilibrati, obiettivi e appropriati pensieri.
    La realtà delle cose è proprio come da voi esposta. Nel mio caso, la mia vita personale e familiare è migliorata notevolmente, senza le pressioni e le attività logoranti di prima. Ho sostituito le amicizie precedenti con persone squisite, anche “del mondo” (pessima espressione, quasi che chi sta dall’altra parte sia di serie A…) e mi sono riappropriato della mia vita, avendo diversi interessi. Il mio rapporto con Dio è prezioso e personale e non passa attraverso i filtri e i diktat dell’Organizzazione. Dio, Cristo e le Scritture sono i miei cardini.
    Non mi sento affatto debole spiritualmente, né “inattivo” rispetto ad opere meritorie nei confronti del mio prossimo. E’ molto triste sapere che si viene giudicati in base ad un pacchetto di regole preconfezionate da qualcuno, ma la mia felicità non è collegata all’opinione e al comportamento di altri, non dipende dalle circostanze.
    Certo, per chi è indottrinato tutto ciò è strano, secondo loro dovrei essere depresso, solo e con il capo cosparso di cenere… Ma invece sto troppo bene!
    Buona giornata e buon lavoro, cari.

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  • inattivopuntoinfo

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    Grazie. Pensieri come i vostri e di tutti quelli che riceviamo non possono che incoraggiare.

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