Devi capovolgere lo sguardo se non vuoi rinchiuderti in una gabbia

Nelle opere di Escher esistono modalità differenti per porsi di fronte a un evento, a volte basta lo sguardo giusto per cambiare radicalmente la percezione dei fatti.

Tendenzialmente siamo abitudinari, osserviamo la vita che scorre e la vediamo sempre allo stesso modo. Non siamo capaci di cogliere i mutamenti, le novità, le piccole cose che fanno la differenza. E’ come se avessimo il paraocchi, non ci accorgiamo dei tanti particolari che rendono la vita diversamente piacevole.

Le opere grafiche di Escher ci rimandano alla metafora della nostra esistenza. In base a dove posiamo lo sguardo possiamo percepire un senso di libertà o quello di sentirsi chiusi in una gabbia. La caratteristica delle sue opere è il capovolgimento dello sguardo, che cambia continuamente direzione, che fa vedere prospettive differenti. Guardando attentamente, ci si rende conto che esistono tanti modi per vedere la realtà e che in genere ci sfuggono. Nei suoi disegni c’è qualcosa di misterioso, geometrie impossibili, prospettive incredibili, un turbinio di forme che mutano magicamente in un istante: piante che si capovolgono per diventare pesci, quadrati che diventano uccelli che diventano acqua, uccelli che si trasformano in uomini e poi ritornano; un mondo in cui ogni forma vira in un’altra, un continuo processo di trasformazione in quello che è il ciclo della vita, dove tutti partecipano a un unico evento, in un moto perpetuo.

La vita è fatta di intrecci, dove ogni cosa concorre alle altre cose del creato. Secondo Escher, questi legami riusciamo a coglierli solo se il nostro occhio è vigile, attento, focalizzato su ciò che sfugge alla normalità. Una mente che sia libera dalla rigidità, che non si fossilizzi su un modo stereotipato di vedere le cose. Per l’artista olandese non devono esistere convinzioni rigide, modi di pensare difficili da cambiare. Secondo lui, l’uomo ha due occhi, uno per guardare la realtà e l’altro per vedere le cose nascoste, una vista che non si soffermi all’apparenza ma che sia in grado di vedere la realtà da diverse angolature, se necessario anche attraverso una lente deformante ma rigorosa della geometria. Se vogliamo liberarci dalla gabbia del convenzionale, dell’impersonale, del monotono e dell’immutabile, dobbiamo capovolgere lo sguardo per cambiare radicalmente la percezione dei fatti.

Si esce dal labirinto delle costruzioni ottiche incastrando ciò che è impossibile, liberando l’anima dal fisso, dal consuetudinario, da tutto ciò che è standardizzato, usuale e grigio. Nei suoi disegni accade ciò che fisicamente non è possibile nella realtà. In una continua metamorfosi, il basso diventa alto e viceversa, l’acqua scende e poi sale, i personaggi di sfondo diventano figure in primo piano, i pesci diventano anatre e così via, in un susseguirsi circolare di paradossi infiniti.

“Son divenuto ogni cosa a persone di ogni sorta, per salvare a tutti i costi alcuni”, disse Paolo ( 1 Corinti 9:22), a voler ribadire che lui si trovava a suo agio con chiunque, grazie al suo modo di sapersi adattare, di vedere la realtà con gli occhi degli altri, secondo le prospettive altrui. Se vogliamo bene ai fratelli dobbiamo abituarci a guardarli dalla loro prospettiva o da un’angolatura diversa da quella con cui li abbiamo guardati fino adesso. L’errore prospettico più comune in congregazione è quello di non guardare i fratelli come li vede Geova. Com’è facile sbagliarsi sul conto dei nostri fratelli. Da un lato possiamo essere ingannati da persone che sembrano buone ma in realtà sono senza scrupoli. Dall’altro possiamo esprimere giudizi negativi e categorici sul conto di persone sincere la cui personalità ci irrita.

Quando emettiamo un giudizio frettoloso possono sorgere problemi. Perché non esaminare a fondo e in modo positivo i fratelli in fede, chiedendovi: “Perché Geova ha attirato questa persona a suo Figlio? Che qualità desiderabili possiede? Possiamo guardare da una prospettiva diversa i fratelli che sbagliano, cercando di imitare Geova, di cui il salmista disse: 

C’è un altro aspetto completamente diverso da considerare: i cambiamenti. Molte circostanze possono cambiare. Problemi di salute, economici, familiari e talvolta le nostre stesse azioni producono cambiamenti. Non tutti sono preparati ad affrontarli vedendo le cose da un’ottica diversa da quella con cui hanno guardato fino ad oggi. In questi casi la modestia è utile, perché implica un giusto riconoscimento dei propri limiti. Modestia e umiltà non vanno confuse: chi è umile potrebbe non rendersi pienamente conto dei propri limiti. Si può essere umili e nello stesso tempo mancare di modestia.

Inoltre, la mansuetudine permette di sopportare i torti con pazienza e senza irritazione, risentimento o desiderio di vendetta. È una qualità difficile da acquistare, tant’è che sono proprio i “mansueti della terra” ad essere invitati a ‘cercare la mansuetudine’. (Sofonia 2:3) Questa qualità è legata all’umiltà e alla modestia, ma non solo, perché include anche altre qualità, come benignità e mitezza. Chi è mansueto può crescere in senso spirituale perché è disposto ad imparare e si lascia plasmare. Molti tendono a vedere certi cambiamenti in chiave negativa. In realtà questi cambiamenti potrebbero rivelarsi opportunità per essere ulteriormente addestrati da Geova.

Capire il significato di cosa ci sta capitando non è sempre semplice. Limiti personali e tensioni emotive possono renderci difficile mantenere un punto di vista spirituale, ma qualità come umiltà, modestia e mansuetudine ci aiuteranno a vedere la nuova realtà in modo diverso e ad accettare i cambiamenti, rimanendo nel favore di Dio.

 

Alcune opere di Escher

 

 

VEDI ANCHE:

L’uomo con la testa rovesciata,di Marc Chagall

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