Di che tipo sono le tue relazioni sui social?

Gli studiosi parlano di difficoltà a riconoscere chi sono i veri “amici” e i “conoscenti” e del luogo dove ci si relaziona che è più virtuale che materiale.

Sui social tutti sono “amici”. Non c’è differenza tra legami forti e deboli. Ognuno è messo sullo stesso piano. I social non hanno una dimensione fisica, non sono dei luoghi di incontro con limiti e confini prestabiliti.

Eppure, il cervello è fatto per riconoscere e memorizzare quei luoghi materiali dove si intraprendono relazioni umane che consentono di costruire una storia comune. Nei social questo non avviene, perché oltre al concetto spaziale manca quello corporeo, fondamentale per trasmettersi emozioni.

Le conseguenze di questa stranezza sono un maggior numero di interazioni e una minore qualità delle relazioni stesse. In questo modo emergono gruppi che condividono un obiettivo comune. Si tratta di legami deboli, che nascono per caso e si spengono entro un limite breve di tempo. Inoltre è limitato anche lo scambio di informazioni. Tutto si spegne in pochi post interattivi. Molti di questi membri hanno pochissimi amici nella realtà.

Ciò è dovuto a uno scarso interesse che hanno per i problemi reali. Per di più sono in tanti quelli che non partecipano attivamente con le istituzioni. Influiscono pesantemente anche la scarsa  fiducia nelle religioni e il declino morale e familiare.

In aggiunta, i media digitali hanno spinto le nuove generazioni a preferire i luoghi digitali per relazionarsi. Questo modo di interagire ha dissolto i confini geografici rendendo più complicate le relazioni fisiche.

In particolare è reso difficile il confronto. Basta dare un’occhiata ai contenuti che si scrivono nei gruppi per farsi un’idea della scarsa qualità degli argomenti trattati. Fateci caso: non notate una radicalizzazione delle opinioni riguardo alla religione o a qualsiasi soggetto discusso? Spesso il confronto si trasforma in una serie di insulti che esasperano ed estremizzano il confronto.

Risulta difficile creare comunità con interessi reciproci e condivisioni degli stessi obiettivi, con legami forti, vincolati da idee e credi comuni, dove la convivenza è durevole, intima ed esclusiva. Nonostante ciò, aumenta la ricerca di confini, di limiti, di vincoli e legami duraturi.

Anche se la tecnologia rende la vita più impegnativa e non potrà mai sostituire il bisogno fondamentale di condivisione, è possibile relazionarsi on line.

Ogni strumento se usato nel giusto modo è utile nella vita. Il problema è l’uso sbagliato che se ne fa. Si dice sempre che il coltello è stato creato per tagliare gli alimenti. Se qualcuno lo usa per uccidere, la colpa non è del costruttore ma di chi usa il coltello nel modo sbagliato.

Quando si condivide qualcosa che abbiamo imparato, impariamo anche noi.

“Se tu e io ci scambiamo un euro, restiamo sempre con un euro ciascuno.  Se invece ci scambiamo le idee, dopo tu ne hai due e io pure”.

Comunicare oggi è una condizione obbligatoria. Essere coinvolti in prima persona può avere risultati sorprendenti. Un solo articolo pubblicato richiede tempo, ricerche accurate e sforzi. Ma se è fatto bene con l’obiettivo di condividerlo, si può imparare a produrre contenuti di qualità.

Questo, comunque, non significa che la teoria sostituisca la pratica. L’esperienza diretta non potrà mai essere sostituita. La relazione sui social riesce bene quando si integra, quando coglie le opportunità di crescita e di incoraggiamento. Ecco perché una semplice espressione di comunicazione può diventare una grande occasione per diventare cristiani migliori, uomini migliori.

Differenze tra Gruppo e Comunità

Questi due termini spesso vengono confusi come uguali nel significato, in realtà sono di significato opposto.

Comunità è senso di appartenenza e condivisione a una stessa famiglia, la quale si ramifica e si consolida per sublimarsi nei rapporti fraterni. Il tutto crea un insieme organico ed esclusivo ove gli esseri umani sono tra loro simili, ma non uguali.

Tutti questi fattori non esistono nel Gruppo, perché esso è un costrutto dove gli individui sono in perenne tensione tra loro, dove ogni intrusione nella sfera privata viene vista come una intollerabile aggressione.

Gli italiani sono in genere un popolo litigioso, pronti ad azzufarsi per futili motivi. Non parliamo poi di chi si oppone ai TdG o degli stessi Testimoni, che criticano un giorno si e l’altro pure, i loro fratelli.

L’italiota attaccabrighe lo fa per sentirsi importante, cerca di ritagliarsi scampoli di attenzione in un’esistenza – la sua – priva di significato. Ecco perché quando in un gruppo, un intelligente litiga con un cretino, di solito, ne esce a pezzi. Se ti reputi un cristiano intelligente vale la pena discutere di argomenti religiosi in un gruppo che dice solo cretinate?

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