Dicono di sì ma poi non fanno

Li vedi quando sono sul podio a disquisire i paragrafi di un articolo di studio sugli “inattivi” o una parte di un’adunanza che parla di loro o a commentare su come aiutarli a ritornare a Geova o come invitarli alla Commemorazione. A sentirli danno l’idea di essere disponibili, affabili, avvicinabili, ubbidienti alle direttive del corpo direttivo. A nessuno degli ascoltatori passa per la testa che costoro somigliano a uno dei due figli di una parabola di Gesù.

Dopo averli nuovamente messi in difficoltà, Gesù con una parabola rivela realmente chi è l’élite religiosa giudaica. Gesù racconta:

“Un uomo aveva due figli. Andò dal primo e gli disse: ‘Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna’. Lui gli rispose: ‘No, non voglio’, ma poi se ne rammaricò e ci andò. Andò dal secondo e gli disse la stessa cosa. Questi rispose: ‘Sì, signore’, ma non ci andò. Quale dei due fece la volontà del padre?” (Matteo 21:28-31). Ovviamente, alla fine è stato il primo figlio a fare la volontà del padre.

Gesù spiega quindi ai capi religiosi: “In verità vi dico che gli esattori di tasse e le prostitute vi precedono nel Regno di Dio”. In un primo momento le prostitute e gli esattori di tasse che poi si sono pentiti non avevano intenzione di servire Dio ma, proprio come il primo figlio, in seguito hanno cambiato idea e adesso stanno facendo la sua volontà. Al contrario, i capi religiosi si comportano come il secondo figlio: affermano di servire Dio, ma in realtà non lo fanno.

“Dire” di servire Dio è una cosa, “fare” la sua volontà è un’altra

Con questa parabola Gesù ribadisce il principio di fare il lavoro di responsabilità che Geova ci ha assegnato nel suo popolo. Tra i due figli, colui che dopo aver fatto il male “cambia di mente” o si “rammarica” e passa a fare il bene, è da preferirsi a colui che non si decide mai a fare il bene, pur – cosa grave – dichiarandosi sempre pronto a farlo.

Il rammarico è quel sentimento di dispiacere, soprattutto, per qualcosa che si sarebbe voluto, ma non si è potuto fare. È un cambiamento mentale, di volontà rispetto a una decisione presa o a qualcosa che si è fatto e che ora non si ritiene appropriata o saggia da perseguire.

Gesù non fa di tutta l’erba un fascio, non si scaglia contro i tutti i farisei, tutti i sacerdoti, tutti i maestri, ma contro coloro che in quel preciso tempo dominavano, erano al comando; contro quelli che lo accuseranno, lo perseguiteranno e, dopo averlo condannato, lo consegneranno ai pagani per l’esecuzione capitale. Dunque, questi rimproveri non vanno applicati generalizzando, ma vanno ripetuti per noi che nella congregazione abbiamo incarichi di responsabilità.

Giacomo scrisse: “Se uno sa fare il bene e non lo fa, commette peccato”. (Giacomo 4:17) Se devi dunque fare del bene a un “inattivo” e non lo fai stai commettendo un PECCATO. Per la Bibbia si tratta di peccato di omissione. Anziché dire semplicemente ai cristiani di non fare del male agli altri, Gesù Cristo disse: “Tutte le cose… che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro”.  (Matteo 7:12)

 

Vedi: Testimoni dal comportamento omissivo

 

 

Nelle congregazioni i pericoli maggiori non sono i peccatori, ma i cristiani che osservano senza fare nulla. Continuano a pervenirci notizie su interi corpi di anziani che conducono parti dal podio sui fratelli “lontani” come se nulla fosse. Scendono dal podio e tutto è dimenticato. Alcuni di questi fratelli “lontani” stanno frequentando le adunanze e dopo le solite entusiastiche acclamazioni dei primi giorni di benvenuto, di baci, abbracci e quant’altro, ora sono lì come se niente fosse. Per alcuni di questi nominati, ci sei o non ci sei in Sala non cambia nulla.

Alcuni nominati assomigliano ai tre omini di Keith Haring: non vedono, non sentono, non parlano. Sembrano colpiti dall’effetto spettatore. (Vedi l’articolo: Far finta di niente è questo il vero peccato)

Invece di stargli vicino e iniziare a fare i piani per farli ritornare a predicare, li lasciano lì a scaldare la sedia. Dopo diverse adunanze si stancano di fare numero e decidono a malincuore di andarsene e non tornare più. Ma è possibile una cosa del genere? Si fa di tutto per farli venire alle adunanze e poi… pazzesco! Ma, il sorvegliante di circoscrizione quando visita la congregazione, viene messo al corrente che ci sono inattivi che stanno frequentando le adunanze? E se ne è a conoscenza, non dice nulla a questi anziani, o cosa peggiore, non fa nulla nemmeno lui per aiutarli a riprendere il servizio?

Gli inattivi? Figli di un Dio minore!

Vedi l’articolo: Gli inattivi figli di un dio minore?

Cari fratelli, se siete di nuovo in Sala non è sicuramente per costoro che somigliano a quel figlio di cui parlò Gesù, che dice sempre sì, ma non fa. Se siete in Sala del Regno a godervi le adunanze e la compagnia degli altri proclamatori, è perché amate Geova, Gesù e la sua Parola. Perseverate e godetevi questi provvedimenti scritturali, poi se qualcuno dice ma non fa è un suo problema con Geova. Non scoraggiatevi, Geova userà altri fratelli e sorelle per confortarvi e per darvi sostegno. E anche se questo non avvenisse – cosa improbabile – Geova non vi lascia mai soli. Lui è sempre presente, sia a parole che con i fatti.

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Sull’inattività di certi anziani, vedi anche:

I parolai di Dio

Le parole che non ti ho detto

Sforzi deludenti e anziani disubbidienti

 

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Commenti (1)

  • Un inattivo

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    Ero presente allo studio della Torre di Guardia, dove nel paragrafo 15 la congregazione veniva incoraggiata a invitare in modo particolare gli inattivi alla commemorazione. Lettura del paragrafo, domanda, risposta e un commento extra, tutto in un minuto scarso, quasi fosse una formalità. Nessuna applicazione, nessuna domanda extra, nessun approfondimento, nessuna risposta degli anziani. Io sono inattivo e sto frequentando le adunanze. Onestamente avevo il timore che qualcuno dicesse qualcosa fuori luogo, ma nello stesso tempo mi aspettavo qualcosa in più. Ma è così imbarazzante parlare degli inattivi?

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