Dignità ferite

Gentilezza e mitezza qualità che curano

Il cristianesimo non è una religione fatta di dogmi e dottrine, ma è un modo di essere, di stati d’animo, di sentimenti, di emozioni, di esperienze di vita, che si alternano di età in età, di circostanze in circostanze. La mitezza è un frutto dello Spirito e insieme alla gentilezza sono un requisito dei sorveglianti: “Lo schiavo non ha bisogno di contendere ma di essere gentile verso tutti… istruendo con mitezza quelli che non sono favorevolmente disposti…”. (2 Tim 2:24,25). Gentilezza e mitezza alleggeriscono le difficoltà della vita. Esse sono due qualità che rientrano nelle emozioni sensibili e delicate. In una società di cafoni e maleducati, le persone gentili e miti sembrano cimeli di un passato lontano. Eppure, queste due virtù ci permettono di conoscere le persone, di aiutare chi soffre e di evitare le parole che feriscono.

La gentilezza non costa nulla. Quanti incomprensioni e malintesi si eviterebbero se non ci si dimenticasse di mostrare gentilezza. Chi è gentile sa aspettare, ascoltare e immedesimarsi nell’altro. Il valore della dignità umana esige che ogni persona, al di là del ruolo che occupa, sia accolta con rispetto. Esistono cristiani che trovano parole che fanno del bene, che sanno gioire, che sanno smorzare tensioni e conflitti. La gentilezza nasce dal cuore e lo si vede dal modo di sorridere, di porre domande e di saper rispondere con delicatezza. La si riconosce dall’attenzione che presta ai bisognosi. Si rivela nel tono della voce e nelle parole che si dicono. Il cristianesimo ci insegna a vedere in pari dignità i nostri conservi.  Ci insegna a non farci travolgere dalle invidie e dalle gelosie. Ci permette di parlare con gli altri evitando fraintendimenti, di essere troppo schietti e diretti. Essere gentili è un’arte che deriva dall’intelligenza, perché ci aiuta a capire le circostanze e gli stati d’animo altrui. Ci fa vedere oltre le apparenze. Una personalità gentile non è noiosa. Gentilezza e tenerezza sono sorelle. Una carezza ha la capacità di stabilire un legame, così come lo ha uno sguardo compassionevole e comprensivo. La tenerezza compensa la gentilezza.

La mitezza è un’apertura all’altro. La mitezza non si concilia con l’aggressività, con la fretta, con l’orgoglio, l’indolenza e la violenza. Sconfina nella bontà e nella misericordia, nella comprensione e nel rispetto. E’ lo stato d’animo in cui riconosciamo che l’operato di Dio nei nostri riguardi è buono e perciò non lo mettiamo in discussione, né vi opponiamo resistenza. Chi è mite è forte, poiché trae la sua forza dalla fede. La mitezza è un frutto dello Spirito e deriva dall’accostarsi a Dio. (Gal 5:22,23) Chi è mite è consapevole di dipendere da Geova. I sorveglianti non dovrebbero rimproverare aspramente chi sbaglia, ma ristabilirlo con mitezza. (Gal 6:1) Chi è mite ha un sacco di amici perché si sta volentieri con lui. La mitezza è essenziale anche in Rete quando sorgono dibattiti e accese discussioni. Chi è mite, quando viene provocato mantiene sempre lo stesso atteggiamento, anzi, chi ha qualcosa contro di noi può essere indotto a rivedere le sue opinioni. A volte ha più effetto il modo mite e gentile con il quale si consiglia che il consiglio in sé.

Quando la mitezza è sincera e spontanea favorisce il dialogo e la comprensione. Chi è mite non vuole sempre l’ultima parola, lui tace nell’umiltà lasciando che gli altri prevalgano. Non ritiene importante avere la meglio su ogni discussione. Se lo si oltraggia lui non risponde; se si usa violenza lui è paziente; se lo si respinge lui cede. Non pretende, non provoca, non rivendica. Lascia a Dio ogni diritto. Ciò che è giusto per Geova lo è per lui.

Rispetto alla mansuetudine che è passiva, la mitezza è attiva, è azione verso il prossimo. La persona mite non rimugina sui torti ricevuti, non riapre ferite. Attraversa il fuoco senza bruciarsi, le tempeste con compostezza. A chiunque piacerebbe avere una natura mite. Essa è conciliante e anche accettazione di ciò che non siamo, dei nostri limiti e delle nostre fragilità.

Quando gentilezza e mitezza convivono nel nostro cuore intrecciandosi l’una con l’altra, ogni relazione umana diventa calorosa, pacifica, creatrice e gioiosa. Quando soffriamo non c’è salvezza e speranza se non nell’incontro con cristiani gentili e miti e nell’immenso valore che si nasconde dietro queste virtù. Quando la gentilezza e la mitezza provengono dal cuore solo l’intelligenza riesce a comprenderle a fondo.

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