Dio approva il nominato FEDELE

(NOMINATI DI SUCCESSO/ SECONDA PARTE)

“Ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei sacri segreti di Dio. Ora, ciò che ci si aspetta dagli amministratori è che si dimostrino fedeli”. (1 Corinti 4:1,2)

L’amministratore o economo è uno che amministra i beni della casa. Nella congregazione cristiana i sorveglianti sono “economi” dai quali è richiesta la massima fedeltà. Scrivendo ai Corinti, Paolo, fa capire che non ci può essere fedeltà nell’amministrare i beni di Geova se ci sono fazioni e dissensi.

Geova è un Dio di fedeltà e si attende che i suoi fedeli servitori manifestino questa qualità. “Egli è il Salvatore specialmente dei fedeli” (1 Timoteo 4:10). La Bibbia fa notare che tutti i cristiani, sorveglianti o no, sono economi di Dio, e spiega che ciascuno deve assolvere fedelmente l’incarico nell’ambito o posto che gli compete nella disposizione di Dio. (1 Pietro 4:10).

È fuorviante misurare la benedizione di Dio secondo il concetto umano di successo e insuccesso. L’approvazione di Geova non si misura dai numeri. Avere più numeri non equivale per forza ad avere l’approvazione di Geova, così come l’insuccesso o il fallimento non è una dimostrazione della sua disapprovazione. Comunque, un vero economo fedele non si accontenterà della minima attività. Se non vede alcun preciso risultato, riesaminerà il modo in cui adempie il suo incarico. Egli ama il suo Signore e desidera fare bene il suo lavoro.

La fedeltà a Dio è un impegno volontario che vincola un legame morale e spirituale basato sulla fiducia reciproca.

Un nominato fedele non deve scoraggiarsi quando si misura con alcune realtà difficili da affrontare in congregazione, né deve sentirsi un fallito se non riesce a risolvere certi problemi tra fratelli. Le rassicuranti parole di Salmo 103:14 dicono: “Poiché egli stesso conosce bene come siamo formati, ricordando che siamo polvere”. Geova riconosce le nostre imperfezioni ereditate. Ciò che egli chiede non va mai oltre ciò che le nostre limitazioni ci consentono di fare. La sincera fedeltà, comunque, è incoraggiata indipendentemente dalle prove.

Non è sempre necessario fare qualche cosa di grandioso per dimostrare la nostra fedeltà o per avere la benedizione di Geova. (Luca 16:10) Un nominato che è fedele nelle piccole cose dimostra lealtà a Geova. Non è un posto preminente nella congregazione a garantire il successo nella propria vita cristiana. Proverbi 28:20, dice: “L’uomo di atti fedeli avrà molte benedizioni”. Sono le fedeli azioni, piccole o grandi, a essere benedette. Geova guarda gli atti e non la persona con i suoi incarichi.

CONTRIBUISCE L’ABILITÀ NATURALE?

Si dice che l’abilità sia la capacità di compiere qualcosa. Non c’è dubbio che l’attitudine naturale può essere una grande benedizione. Ma è l’abilità naturale la cosa importante che Dio cerca nel suo popolo, in particolare tra gli anziani?

È vero che nella scelta degli anziani della congregazione, si tiene conto dell’abilità. Alcuni possono essere dotati in certi modi. Ma questo implica più che l’abilità naturale. Un insegnante qualificato nella congregazione ha bisogno d’avere accurata conoscenza. Deve conoscere i perché e i percome e avere profondo intendimento delle Sacre Scritture. E oltre ad avere conoscenza, deve usare tatto, essere paziente e interessarsi degli altri per essere un insegnante efficace. I cristiani non confidano nelle loro abilità naturali ma si rivolgono a Geova per avere guida nell’assistere i fratelli. La conoscenza della Bibbia deve scorrere nelle nostre vene.

Dio non considera i nominati più fedeli degli altri. Quelli che sono scelti per sorvegliare sono lì per servire, e come tali devono usare appieno le loro abilità per dar prova della loro fedeltà. Sono felici dei loro privilegi, non a causa di che cosa o di chi sono. Si trovano in quelle posizioni per il bisogno dei proclamatori, che sono tutti preziosi agli occhi di Dio quando dimostrano fedeltà.

La responsabilità e i doveri amministrativi esigono rigorosa fedeltà. Ne consegue, dunque, che qualsiasi abilità l’economo abbia, naturale o acquisita, se si vuole che abbia vero valore agli occhi di Dio, dev’essere unita alla fedeltà. Geova richiede fedeltà, e non abilità, da quelli che approva.

Comunque, l’abilità è qualcosa che si può ricevere in dono da Geova. In Esodo, leggiamo come Geova diede sapienza, intendimento e conoscenza a certuni che lavorarono alla costruzione del tabernacolo. (Esodo 35:30–36:1). Invece, la fedeltà non è qualcosa che Dio dà. Né è una cosa che si eredita o che si riceve automaticamente al battesimo. Ci si deve applicare, ci vogliono tempo, sforzo e perseveranza.

IL RUOLO DELLA MODESTIA PER NON VANTARSI

“La sapienza è coi modesti”, recita Proverbi 11:2. Il modesto riconosce di non avere nulla di cui vantarsi, indipendentemente dalla sua abilità o dai suoi risultati. La Bibbia ci esorta dicendo che ci si deve vantare del fatto di conoscere Geova come Dio di amorevole benignità, diritto e misericordia (Geremia 9:23, 24).

Le doti che si hanno dovrebbero essere considerate come un tesoro dato da Geova, da usare a suo onore e gloria. In tal modo non ci si gonfierà per i risultati che si ottengono. Nessuno, comunque, deve sentirsi frustrato o inutile, anche se il lavoro svolto è un po’ noioso, monotono e non reca quelle grandi soddisfazioni di visibilità. Ciò che Geova continua a cercare tra i suoi servitori è che siano sempre trovati fedeli in qualsiasi cosa dà loro da fare.

L’accurata conoscenza di Dio aiuta a mantenersi umili e impedisce di pensare a cose alte. L’avere una reputazione per la propria fedeltà è il modo di vivere che Dio approva. Oggi abbiamo molti “anziani” di congregazione, che per molti anni sono rimasti fedeli a Geova nonostante molte difficoltà. Vanno apprezzati per questo, a prescindere dalla loro età.

Non esiste un servitore fedele e pigro allo stesso tempo. La Bibbia non dice nemmeno di essere ossessionati dai nostri impegni teocratici, trascurando le responsabilità personali e familiari. Resta il fatto, che un fedele nominato è dinamico e quando è necessario si impegna con tutte le sue forze, spendendosi come Paolo, in pene e sofferenze, in fatica e duro lavoro.

Conoscere e praticare sono due cose diverse ma collegate fra loro. Si pratica ciò che si conosce. Si tratta dunque di una conoscenza che mira al bene altrui. Mark Twain disse: “Non mi preoccupa tanto quel che non capisco della Bibbia, ma ciò che comprendo”. Chi riesce a comprendere nel suo piccolo i pensieri di Dio, è consapevole che certe responsabilità sono difficili da soddisfare, proprio per questo Dio vuole che si confidi in Lui. In fondo, ciò che richiede è fedeltà nell’adempiere i propri incarichi, non risultati, abilità e capacità straordinarie.

Inoltre, nelle congregazioni vi sono molte donne ed esse non sono qualificate come anziani. Anch’esse sono molto necessarie e sono di grande aiuto per predicare la “buona notizia” del Regno in tutto il mondo. Nella congregazione vi sono vari compiti che possono essere svolti da diverse persone. Nessuno deve sentirsi indesiderato o dire a un altro: “Non ho bisogno di te”. Il desiderio di fare la volontà di Dio è ciò che procura gioia. Gioia e successo, non sono riservati agli eletti o a uomini straordinari, ma sono alla portata di tutti, perché il successo inizia con l’ubbidienza a Dio e prosegue con la fedeltà.

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