Quando Dio ci chiede di scendere dalla barca in tempesta

E quasi l’alba e un forte vento contrario agita le acque del mare tanto che gli apostoli remano con fatica. Gesù scende dalla montagna e cammina verso di loro sul mare in burrasca. Gesù sembra passare oltre e, quando lo vedono, i discepoli gridano sconvolti: “E’ un’apparizione!”. Gesù li rassicura dicendo di essere lui e di non aver paura. Pietro riceve il consenso di Gesù per andare da lui. A questo punto Pietro scende dalla barca e va verso Gesù camminando davvero sull’acqua. Ma guardando il turbine, ebbe timore e, avendo cominciato ad affondare, gridò: “Signore, salvami!” Tendendo immediatamente la mano, Gesù lo afferrò, dicendogli: “Uomo di poca fede, perché hai ceduto al dubbio?” (Matteo 14:24-34)

“Uscire dalla barca” durante la tempesta della vita è un atto di fiducia straordinario. Non è una novità da parte di Dio chiedere alle persone di fare cose che le spaventano. Dio rassicura il cristiano cui chiede di fare cose impensabili e gli fornisce i doni necessari per riuscirci. Le persone chiamate rispondono di sì, altre di no. In ogni caso c’è sempre una decisione da prendere, una vita da cambiare, qualsiasi decisione si decida di prendere. Caro fratello “lontano”, Geova ti sta chiamando a prendere una decisione che riguarda il futuro della tua vita. Con tutta probabilità questa chiamata implica la necessità di affrontare le tue paure di “camminare sull’acqua”. Ti puoi fidare di Dio? Se vuoi riuscirci, la prima cosa da fare è “scendere dalla barca” in cui ti trovi e nonostante il vento contrario saltare sulle acque agitate del mare della vita.

Non devi preoccuparti se cadi o se fallisci. L’importante è gettarti nella mischia con coraggio. Se lo fai e non ci riuscirai, potrai sempre dire in coscienza di averci provato con vero coraggio. Se invece riuscirai “a camminare sulle acque” la tua anima sarà soddisfatta del coraggio che hai mostrato. Nessuno potrà mai accusarti di aver mostrato paura, sia in un caso che nell’altro. Ci hai provato! A volte, il treno delle opportunità passa una sola volta nella vita. L’importante è provare a salire. Il rammarico più grande che potresti avere per tutta la tua vita, è quello di aver fatto passare il treno senza provarci a salire. La vita è una continua tensione tra fede e paura. Cosa ti occorre, quindi, per “camminare sull’acqua”?

Pietro amava la pesca, le barche e il mare. Ci viveva con essi. Conosceva anche le tempeste improvvise che si abbattevano su quel mare. Spesso le delusioni e i dubbi ci impediscono di “vedere” la presenza di Gesù, come accadde ai discepoli durante la burrasca. In Marco 6:48, si legge che Gesù “desiderava passare loro accanto” perché voleva rivelare la sua presenza e rassicurarli. Non dimentichiamoci che fu Gesù a costringere senza indugio i discepoli a salire sulla barca e ad andare davanti a lui all’altra riva, a Betsaida, mentre egli congedava le folle che volevano farlo re. L’ubbidienza non garantisce affatto che non si incontreranno avversità durante il percorso della verità. Inoltre, ci fu una deviazione, non arrivarono a Betsaida, ma “giunsero a terra in Gennezaret e approdarono nelle vicinanze”. (Marco 6:53) Non è inusuale che il cammino di Gesù sia a volte deviato da circostanze impreviste e le destinazioni per amore dei suoi discepoli diventano altre.

Gesù arriva quando meno te lo aspetti, nelle ore più strane e nel bel mezzo della tempesta. Leggendo le Scritture, le situazioni estreme sono spesso i luoghi d’incontro con Dio. Pietro si rese conto che quella era un’occasione straordinaria di incontro con Gesù. Decise, diversamente dagli altri, di fare un passo di fede. Pietro saltò giù dalla barca sulla superficie fluttuante del mare. Per la prima volta nella storia un comune essere umano cammina sulle acque. Chissà che sensazione avrà provato trovando sotto di sé qualcosa di solido che gli permetteva di stare in piedi sull’acqua. Incredulo, cominciò ad avvicinarsi a Gesù. Di colpo però l’incanto si spezzò. (Matteo 14:29) Il coraggio da solo non basta: deve essere accompagnato da saggezza e discernimento.

 Pietro doveva rimanere concentrato su Gesù, che impiegando la potenza di Geova, lo teneva in piedi sulle acque turbolente. Pietro però si distrasse: “guardando il turbine, ebbe timore”. Impressionato dal turbinio del vento che faceva infrangere tutte quelle onde contro la barca, Pietro si fece prendere dal panico. Forse nella sua mente si sarà visto affondare nel lago per poi morire annegato. Assalito dalla paura, la sua fede venne meno. L’uomo il cui nome significava “roccia”, che doveva diventare una figura di riferimento per la sua stabilità, cominciò a sprofondare come una pietra a motivo della sua fede vacillante. Pietro sapeva nuotare bene, ma in quel momento anche quella certezza venne meno. Gridò: “Signore, salvami!” Gesù afferrò la sua mano e lo tirò su. Poi, ancora lì sulla superficie dell’acqua, volle fargli capire qual era stato il problema: “Uomo di poca fede, perché hai ceduto al dubbio?” (Matt. 14:30, 31). Il tarlo del dubbio può avere un potere enorme e devastante: può corrodere la fede e far sprofondare. Per questo occorre scacciare i dubbi con tutte le proprie forze tenendo lo sguardo rivolto nella giusta direzione.

Il mondo è un luogo dove le tempeste sono frequentissime e le tribolazioni hanno ancora la capacità di coglierci di sorpresa. Qualsiasi tempesta ti abbia fatto allontanare da Geova, se tu vuoi, puoi non affogare in un mare di guai. Pensa agli altri discepoli che erano nella barca con Pietro. Loro fallirono più di Pietro, perché si affidarono alla sicurezza della barca e non affrontarono la tempesta. Il loro fallimento passò inosservato, non fu notato né criticato. Soltanto Pietro conobbe la vergogna del fallimento pubblico.

Il fallimento peggiore non è sprofondare tra le onde. Il fallimento peggiore è non uscire mai dalla barca. Fu la disponibilità nel rischiare che aiutò Pietro a crescere. Non è il fallimento che ti modella, ma è il modo in cui tu reagisci al fallimento che ti modella.

Questa esperienza è anche una storia sull’attesa. I discepoli devono attendere ore nella tempesta prima che Gesù venga da loro. Soltanto dopo molto tempo e con grande fatica ottengono finalmente ciò che speravano. Per certi versi “aspettare il Signore” è la parte più difficile della fiducia, più della tempesta stessa. Caro fratello, forse aspettavi anche tu che Geova mettesse presto a posto le cose in congregazione. Forse è passato tanto tempo e le cose invece di migliorare diventavano sempre più tempestose. Alla fine dopo tanta fatica hai ceduto e te ne sei andato via. Adesso ti trovi in una barca che forse sta navigando in acque più tempestose di prima. Forse cerchi disperatamente un porto sicuro, una vita gestibile e una certa sicurezza.

Ora Dio “ti passa accanto” e sconvolge tutto. La chiamata a uscire dalla barca implica un momento di crisi, delle opportunità, spesso dei fallimenti, generalmente un po’ di paura, talvolta della sofferenza ed è sempre una chiamata a un compito troppo grande per noi. Ma non esiste un altro modo per far crescere la fede e per tornare di nuovo a Dio. Pensa a tutte le volte che hai rischiato di affogare quando camminavi nella verità. Quante volte Geova ti ha allungato il braccio della salvezza? Geova è ora disponibile a tenderti di nuovo il suo braccio per sollevarti dal mare tempestoso di questo mondo. Lo afferrerai?

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