Dio corregge la congregazione privandola della sua presenza

«Perché hai reso duro il nostro cuore e ci fai vagare dalle tue vie?». (Isaia 63:17)

 Dio ha sempre corretto il suo popolo sia collettivamente che singolarmente e lo ha fatto in molti modi. Uno fra questi è l’abbandono. Ai tempi del profeta Isaia, gli israeliti stavano attraversando momenti difficili riguardo alla pura adorazione. Il loro cuore si era indurito e per questo motivo Dio aveva nascosto la sua faccia. Vagavano lontano da Lui. (Is 64:7; 63:17)

Si erano allontanati da Dio interiormente  (la loro vita spirituale si era appassita come una foglia) ed esteriormente (venendo meno nelle opere di santità). Nel loro caso, non si trattava di un indurimento totale del cuore, ma parziale, dovuto al potere ingannatore del peccato. (Eb 3:13)

Geova permise che provassero l’esperienza della durezza di cuore. Chi si trova in un tale stato, in genere, non riesce a percepire il buono dal cattivo, non prova rimorso, né vergogna per quello che fa: vive in un disapprovato stato mentale. (Rom 1:28) Nonostante gli ebrei considerassero Geova loro Padre (Is 63:16), vissero molte volte queste esperienze, e in certe circostanze furono abbandonati al loro destino. Comunque, nel caso descritto prima, gli israeliti si pentirono e per amore dei suoi servitori, Geova ritornò loro.

Ogni religione crede di essere il vero popolo di Dio e non pensa assolutamente che Dio, un giorno, possa abbandonarla. Siamo così sicuri che la storia non si ripete e quello che accadde in passato non possa succedere anche oggi? Perché Dio dovrebbe agire diversamente da come ha fatto con gli ebrei? Molti che servono Dio sono perplessi di fronte a certi comportamenti che vedono nelle loro chiese o congregazioni. Si chiedono sinceramente se Dio li approva come suo popolo di adoratori e se Lui è presente in mezzo a loro.

“L’inclinazione dei pensieri del cuore umano è cattiva in ogni tempo, anche nel nostro tempo. (Gen 6:5) Spesso si manifesta con un atteggiamento indifferente verso i propri fratelli e con una certa negligenza nell’assolvere le proprie responsabilità. In altri, si manifesta con un’apparente tranquillità o è evidente dall’irregolare cammino spirituale. Pensano che l’etichetta di cristiani o seguire certi riti, li possa salvare in automatico dal giudizio di Dio.

Anche “essere” nella verità o “avere” la verità non ha nessun valore se la verità non è amata dal profondo del cuore. (2 Ts 2:10) Ogni religione è convinta di credere e agire nei limiti di ciò che Dio ha stabilito fosse lecito. In realtà non è così. Avete mai visto qualcuno versare fiumi di lacrime perché la Legge non è stata osservata? (Sal 119:136)

Come Testimoni di Geova crediamo (come credono anche gli altri) di essere il popolo di Dio. Ci sono spunti su cui riflettere per capire in che modo Dio ci corregge privandoci, se necessario, della sua presenza? Per gli ebrei di cui abbiamo parlato prima, il problema del loro vagare, era dovuto al cuore indurito e per questo motivo Dio li aveva abbandonati.

Non tutti coloro che leggono la Bibbia possono afferrare appieno le verità spirituali, riuscirci è un privilegio che non è concesso a tutti. (Mat 11:25) Gesù condannò tre città dove aveva compiuto dei miracoli. (Mat 11:20-24). L’indifferenza di quegli abitanti era dovuta alla durezza del loro cuore, resa evidente dalla mancanza di umiltà. (Mat13:10-15) Non meravigliamoci se anche tra noi ci sono fratelli (soprattutto tra i nominati) che pur predicando la Bibbia e pronunciando discorsi in Sala non sono in grado di afferrare ciò che dicono.

Alcuni anziani hanno pure la presunzione di dire dal podio che le altre religioni sono ignoranti riguardo alla Bibbia. Bisogna avere la faccia di tolla per dire queste cose o per parlare di amore cristiano quando si è indifferenti ai bisogni dei fratelli. L’amore ci costringe a interessarci degli altri in maniera amorevole e benigna.

La lamentela più evidente oggi tra i tdG è proprio la mancanza di interesse personale degli anziani nei confronti delle pecore di Cristo. Sarà perché hanno il cuore di pietra? Può essere. A guardarli, il più delle volte sembrano tristi, arrabbiati, anime che vagano. Quando parlano non edificano, scoraggiano e parlano in maniera negativa. Altro che frequentare le adunanze per “edificarci e incoraggiarci a vicenda”. E poi ci chiediamo perché alcuni abbandonano questi incontri.

Il cuore è l’insieme di tutto ciò che compone l’uomo interiore in contrapposizione alla carne, la quale costituisce la parte esteriore e tangibile dell’uomo. Se l’uomo ha il cuore interiormente duro lo manifesterà anche esteriormente. Ciò che conta presso Dio, che esamina i cuori, non sono le semplici apparenze ma ciò che una persona è realmente nel suo intimo. E’ il cuore che emana la forza motivante che ci spinge ad agire, bene o male. (Mt 15:19; Lu 6:45)

Il cuore può essere “ingannevole”. Molti conoscono bene ciò che dice la Bibbia riguardo a certi peccati. Si potrebbe essere cristiani da molto tempo, eppure un cuore indurito potrebbe spingere un uomo devoto a peccare lo stesso. Quanti casi sappiamo di sorveglianti, beteliti, pionieri, anziani, che pur conoscendo una certa legge hanno peccato lo stesso. Un certo numero di questi hanno fatto parte in passato di comitati giudiziari. Sono centinaia di migliaia i casi giudiziari che si verificano ogni anno nelle congregazioni. Per non parlare poi dei casi di pedofilia, omosessualità, immoralità.

Sappiamo di giovanissimi tdG che commettono fornicazione, di altri che fumano, si drogano e si ubriacano. Per non parlare di casi clamorosi di truffe finanziarie tra fratelli, di adulterio, di matrimoni spezzati dopo un anno di convivenza, forse anche meno. E che dire delle separazioni, dei divorzi, degli abbandoni familiari? Degli anziani abbandonati nella loro solitudine e dei malati visitati sporadicamente negli ospedali?

Non è forse vero che anche ai tdG si applicano le parole di Paolo: “aventi una forma di santa devozione ma mostrandosi falsi alla sua potenza”? (2 Tm 3:5) L’ipocrisia devozionale è evidente anche fra noi. Negarlo è da ciechi. I fatti lo dimostrano. Ciononostante, ci stracciamo le vesti quando sentiamo di persone del mondo che commettono peccati gravissimi e rimaniamo impassibili di fronte al nostro e altrui modo di fare sbagliato. Ci siamo abituati e nulla ormai ci turba più di tanto.

Pensiamo troppo in grande e ci dimentichiamo delle cose piccole che hanno valore agli occhi di Geova. A guardar bene, i problemi nelle congregazioni sono causati da una classe dirigente inadeguata e impreparata (anziani e sorveglianti), mentre lassù si preoccupano più dell’immagine di un logo, della tecnologia di un sito, di acquistare terreni, vendere immobili, costruire palazzi, organizzare grandi raduni, mettendo in secondo piano i reali bisogni dei fratelli.

Dio ha mandato uomini temprati in senso spirituale, uomini dotati di grandi talenti e ce li siamo lasciati scappare o li abbiamo mobbizzati riducendoli a larve spirituali. E poi ci chiediamo come mai c’è poco progresso tra il numero dei proclamatori. Se non fosse per i figli di famiglie cristiane che si battezzano, a volte anche in fascia protetta, il progresso numerico sarebbe pari allo zero. E poi ci chiediamo ancora, perché molti scappano dalle congregazioni diventando inattivi o dissociandosi.

Altro che far ritornare gli inattivi a casa! Bisogna far ritornare Dio nelle congregazioni.

“Torna per amore dei tuoi servitori”. (Isaia 63:17)

Non siamo più interessati al futuro del Regno; impariamo poco o nulla dell’esperienze passate e al presente non sappiamo più trarre beneficio dalle prove che affrontiamo. Dio detesta l’indifferenza e la superficialità ed è irritato da questo senso di sicurezza artefatta. La sicurezza non è legata a una professione di fede, ai privilegi, alle nomine.

Quando una chiesa o una congregazione comincia a decadere spiritualmente non può che aspettarsi tempi difficili e di vagare spiritualmente. Solo con grandi sforzi e umiltà si potrà riprendere. Vale la pena chiedersi se Geova è con noi in questi tempi difficili, i cui cuori di molti suoi adoratori si sono induriti come le pietre. I veri adoratori denunciano l’ipocrisia.

Quando la congregazione dimentica la verità e vaga lontano da Geova, abbondano i seduttori che cercano di trascinare molti con le menzogne. Ci lamentiamo degli apostati che denunciano i nostri misfatti. Non ci rendiamo conto che essi sono figli della nostra debolezza spirituale, della nostra ipocrisia, delle nostre ingiustizie. Noi siamo il loro pane quotidiano, il cibo avariato che gli diamo per nutrirsi. Vergogniamoci della nostra condotta e riflettiamo su di noi piuttosto su quello che altri dicono di noi, che in molti casi corrisponde alla verità dei fatti.

Il cuore degli ebrei del tempo di Isaia non era totalmente indurito, ma parzialmente. Geova, nella sua misericordia li accolse di nuovo dopo che si erano pentiti. Non tutti gli ebrei si erano allontanati da Geova, alcuni erano addolorati perché i nemici avevano “calpestato il suo santuario”. (Is 63:18)

Così anche oggi, ci sono moltissimi tdG che sono addolorati per le condizioni spirituali in cui si trovano le congregazioni. Supplicano Geova giorno e notte affinché non vaghino lontano dalla sua presenza e lo implorano affinché il loro cuore non si indurisca, ma sia a tal punto sensibile e ricettivo allo Spirito Santo. Amen!

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