Dio degli scarti

Una lettura tra gli ultimi della Bibbia

In questi giorni fra i media non si fa che parlare della vicenda di un giovane molto conosciuto, che a causa di un grave incidente era rimasto immobilizzato e che per alcuni anni ha vissuto le sue sofferenze su di un letto. Deciso a farla finita con una vita impossibile, si è sottoposto ad eutanasia affinché potesse avere una morte dignitosa.

Questa decisione ha scatenato numerose polemiche, da una parte chi sostiene che bisogna lottare fino in fondo e chi invece vuole porre un fine alla propria vita in modo sereno e assistito, in particolare quando il limite di sopportazione è tale da non farcela più a vivere. Chi è contro l’eutanasia definisce questa pratica: la cultura dello scarto.

Secondo il dizionario della lingua italiana, scarto è un aggettivo che indica poco valore. Nella Bibbia chi è lo scarto? E’ colui che rifiutato dagli uomini, in quanto ritenuto di scarso valore, viene accettato da Dio, fino a diventare protagonista non solo della sua vita ma anche di quella degli altri. Su tutti emerge la figura di Gesù, il personaggio principale della storia dell’uomo, scartato dal mondo di allora e ucciso come un criminale.

La Bibbia applica a Cristo la “pietra angolare che i costruttori hanno scartato(Ef 2:20). Lui stesso ebbe a dire: “In questo modo gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi”. (Mt 20:16) Con queste parole Gesù si riferiva a quelli che avendo una reputazione religiosa importante venivano considerati “primi”.

Costoro, in realtà sarebbero stati gli “ultimi”. “Gli ultimi”, cioè quelli che i farisei consideravano “scarti” in senso dispregiativo (am haʼàrets) sarebbero stati i primi’ a ricevere gli speciali privilegi connessi con questo Regno. (Mt 19:30–20:16) Gli eminenti ma ipocriti farisei, sicuri di avere una posizione privilegiata, avrebbero visto meretrici ed esattori di tasse pentiti entrare nel Regno davanti a loro. (it-2 pp. 724-735)

Gesù disse di essere “venuto a chiamare . . . i peccatori”, e mostrò affetto per il popolo, le cui folle erano “disperse come pecore senza pastore”. — Mt 9:13, 36. Queste persone paragonate da Gesù a pecore senza pastore erano dunque gli scarti dei farisei e dei capi religiosi di quel tempo. Tra questi c’era anche un cieco di nome Bartimeo, che sedeva presso la strada fuori dalla città di Gerico, un disgraziato, figlio anche lui della cultura dello scarto e che fu guarito da Gesù. (Mc 10:46-52)

I veri cristiani non mostrano atti di favoritismo, né fanno distinzioni di classe. (Giacomo 2:1-4)

Avendo accettato Gesù quale Messia, Paolo non ebbe una posizione di prestigio nel giudaismo; anzi, i leader religiosi ebrei lo odiavano. Fu imprigionato, fustigato, battuto con le verghe e lapidato. Paolo osservò che lui e i suoi compagni di fede erano oltraggiati, perseguitati e diffamati. “Siamo divenuti come il rifiuto del mondo”, scrisse, “lo scarto di ogni cosa, fino ad ora”. — 1 Cor. 4:11-13. I primi cristiani erano divenuti agli occhi delle persone di quel mondo, gli “scarti di ogni cosa”.

Chi sono oggi nel popolo di Dio gli scarti? A essere realisti, tutto il popolo di Geova nel suo insieme è considerato scarto da questo mondo. Ma non è questo il problema. Il problema è quando si considerano scarti i fratelli e le sorelle nelle congregazioni.

Ci riferiamo a coloro che hanno handicap fisici ed emotivi. Di tanto in tanto leggiamo esperienze di tdG affetti da gravi malformazioni che conducono una vita esemplare e straordinaria. E siamo felici di averli con noi. Purtroppo non tutti la pensano così.

Ce ne accorgiamo alle adunanze per il servizio di campo: storciamo il naso e facciamo fatica ad accettare come compagno di predicazione uno di questi fratelli. Oppure quando organizziamo lo svago, non è raro che alcuni di questi fratelli non li invitiamo.

Tra questi possiamo inserire anche i proclamatori che hanno poca istruzione (e poi critichiamo l’istruzione secolare); quelli che si vestono in modo strano, all’antica, forse non si curano in modo eccellente o non curano il loro aspetto come vorremmo noi.

Con le persone anziane che hanno limiti fisici, in Sala del Regno siamo premurosi e a casa loro forse non siamo mai andati a trovarli per aiutarli nelle faccende di casa. Anche tra i giovani può esserci la tendenza a isolare coloro che non sono simpatici o hanno un aspetto fisico non proprio come un Adone o una Venere. E cosa dire ancora di quei nominati che si ergono sulla congregazione sedendosi sul trono di Mosé?

E che dire dei disassociati che vengono in Sala? Non sono considerati degli scarti? Chi li avvicina? Chi li saluta? Chi chiede loro se hanno bisogno? Chi gli stringe la mano per dargli un caloroso benvenuto?

Come si sentono quando nella Sala dell’Amore nessuno li degna di uno sguardo e se qualcuno lo fa è solo per fargli notare la sua contrarietà. Cosa c’entra la disassociazione con le tanto decantate regole di buona educazione che spesso ci contraddistinguono dagli altri?

Persino nelle carceri, ai malfattori, uno dei pochi privilegi concessi è quello delle visite dei familiari e dei saluti. Le buone maniere con i disassociati non valgono? Sono o no degli scarti all’interno della congregazione?

Lasciamo perdere gli inattivi, perché qui andremmo giù pesante. Abbiamo già scritto abbondantemente su come sono considerati: figli di un dio minore. Meno male che nelle congregazioni non tutti si comportano così.

A parte i farisei e i bigotti, che comunque si trovano in ogni religione, non tutti i Testimoni di Geova considerano gli emarginati degli scarti. Ci sono fratelli che amano sinceramente il loro prossimo a prescindere se altri considerano il loro simile uno scarto. Al riguardo, di una cosa siamo convinti: se da una parte l’uomo scarta dall’altra Geova accoglie.

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Sul tema del figlio perduto, vedi anche:

Il Padre dei perduti. Geova non è lontano dalle sofferenze umane. Non è un Dio dell’aldilà a spese dell’aldiquà. Ovunque l’uomo vada, Dio lo precede. In che senso Dio è il Padre di ogni figlio perduto?

 

 

L’abbraccio di Geova. Un approfondimento della parabola del Figlio prodigo attraverso il libro L’abbraccio benedicente di H. Nouwen. Una straordinaria analogia con la storia di Rembrandt e quella di altri che sono ritornati a Geova. 

 

 

Il ritorno al Padre: misericordia o giustizia? L’articolo considera i motivi per cui alcuni tdG non aiutano gli inattivi a tornare a Geova.

 

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