Dio dopo la pandemia

Che ne sarà di Dio dopo che la pandemia avrà esaurito il suo percorso? L’umanità sarà più vicina a Dio o con il ritorno alla “normalità” si allontanerà ancora di più?

La paura di un nemico tanto piccolo quanto sconosciuto, come il virus Covid-19, la difficoltà a combatterlo e a sconfiggerlo ha costretto l’uomo a porsi un nuovo tipo di domande sul suo futuro. Le restrizioni cui siamo soggetti da più di un mese, ci stanno rendendo insofferenti.

Il timore di dover convivere con mascherine, guanti, distanze, uscite scaglionate, lunghe code davanti a un supermercato, a un ufficio postale e comunale, partite di calcio a porte chiuse, se mai il campionato riprenderà regolarmente, stanno cominciando a farsi sentire in maniera più pesante.

In questa emergenza il nostro stile di vita dipende dalle decisioni governative e sanitarie. Non siamo abituati a vedere le nostre libertà limitate. Ci mettono addosso un’ansia mai sperimentata collettivamente in questi tempi moderni. Siamo impreparati ad affrontare un’emergenza per un lungo periodo.

Costretti a stare chiusi in casa, abbiamo scoperto il sacro nel digitale, le messe sul computer, le adunanze su zoom, le pastorali in remoto. In questo periodo c’è stato un boom di ascolti in TV per quanto riguarda le funzioni religiose di Pasqua.

Oltre a ciò, va sottolineato il boom di predicatori on line, che con le loro interpretazioni bibliche indicano il Coronavirus un segno premonitore della presenza attiva di Dio. Ci voleva un virus per risvegliare nelle coscienze il senso di Dio e delle cose spirituali.

Come ha sempre fatto in passato, l’uomo tende a dimenticare la storia. Non è la prima volta che calamità naturali, guerre, pandemie, si abbattono sulla sfera umana. La paura del domani ha spinto molta gente a Dio. Ma è una vicinanza di comodo, cercata solo per una protezione, come quando ci si serve di un ombrello per ripararsi dalla pioggia.

Quando poi arriverà il sereno, l’ombrello sarà messo da parte. Quando la tempesta sarà passata si uscirà dai luoghi di riparo e si tornerà a riprendere le attività di prima come se nulla fosse. Di questo atteggiamento ne abbiamo parlato negli articoli:

Secondo le parole di Gesù, l’egoismo e la mancanza di gratitudine non permetteranno all’uomo di “avvedersi di nulla” (Matteo 24:37-39). Il verbo avvedersi implica prendere coscienza di qualcosa, accorgersi. Senza avvedersene significa non capire cosa sta accadendo, non comprendere quello che sta succedendo.

Nell’Antipurgatorio (Cantico IV) si trovano i negligenti e i pigri a pentirsi. Le parole di Manfredi hanno assorbito completamente Dante, che non si è accorto dello scorrere rapido del tempo:

E però, quando s’ode cosa o vede che tegna forte a sé l’anima volta, vassene ’l tempo e l’uom non se n’avvede; ch’altra potenza è quella che l’ascolta, e altra è quella c’ha l’anima intera: questa è quasi legata e quella è sciolta.

(Quando si vede o si ascolta qualcosa che ci avvince, il tempo scorre senza che ce ne accorgiamo, perché la concentrazione su un aspetto annulla tutte le altre facoltà che potrebbero distrarre).

Sia le parole di Gesù che quelle di Dante evidenziano dunque la facoltà del discernimento. Essa è la facoltà di percezione che guida l’uomo in maniera corretta in ciò che è giusto e sbagliato (Ebrei 5:14). Chi ha discernimento è consapevole di saper giudicare, di avere buon senso, avvedutezza e di prendere decisioni sagge.

E’ colui che, secondo Proverbi 20:5, è capace di attingere “nelle acque profonde del cuore i pensieri dell’uomo”. L’uomo di discernimento riconosce i propri limiti e si fa guidare da Dio che gradisce tale scelta (Proverbi 2:1-9).

In passato, Israele si è dimenticata degli atti che Dio compì per liberarli dall’Egitto. Oggi, molti invocano l’intercessione di Dio per liberarli dalla pandemia, e poi finita l’emergenza si dimenticheranno delle loro preghiere e ritorneranno alle normali attività di sempre (Salmo 106:7).

C’è un altro pericolo cui stare attenti. La nostra fede potrebbe vacillare rendendoci dubbiosi e indecisi. Il discernimento, invece, ci aiuta a vedere le cose nella giusta prospettiva, ricordando che Geova è assai più grande di qualsiasi calamità presente e futura. Inoltre, il discernimento serve a ricordare ciò che Geova ha già fatto per noi.

E qui subentra la gratitudine, quel sentimento intimo e cordiale, quella disposizione d’animo che fa provare affetto verso chi ci ha fatto del bene. Il cristiano ha il dovere di mostrare amore e gratitudine a tutti, indipendentemente da nazionalità, razza o religione. Ma innanzitutto a Dio, il Datore della vita e il più Grande Benefattore dell’Universo.

L’episodio della guarigione dei dieci lebbrosi dimostra ancora una volta l’ingratitudine umana. Soltanto uno di loro, perdipiù di un’altra nazione, tornò indietro per ringraziare Gesù con le parole e con le azioni (Luca 17:11-18).

L’ingratitudine è parte dell’“aria”, dello spirito egoistico che domina questo mondo. (Efesini 2:1, 2) Fintantoché il presente sistema di cose continuerà ad esistere, i veri adoratori devono fare attenzione a non rimanere contagiati dal virus dell’ingratitudine.

La gratitudine, pur non eliminando le sofferenze, ci ricorda quello che Dio sta facendo di buono per noi e questo ci fa stare meglio. Chi è grato non cede allo sconforto ma diventa potente nella speranza. La gratitudine è un modo di pensare che ci permette di concentrarci non sulle cose negative ma sulle benedizioni che riceviamo ogni giorno dal Creatore.

Queste lunghe giornate di pausa cui siamo costretti ci permettono di riflettere sull’unicità delle opere creative e sulla bontà e sapienza che vi regnano. Solo un cuore grato può comprendere la profondità delle attività di Geova. Ogni giorno donato da Dio è un giorno straordinario, perché la vita non è solo speciale ma meravigliosa.

Terminata l’emergenza da pandemia, le cose si radicalizzeranno, chi sta con Dio e chi no? Sarà più evidente la separazione tra pecore e capri da parte di Gesù? (Matteo 25:32) Dopo la pandemia si distingueranno in maggior misura “il giusto e il malvagio, chi serve Dio e chi non lo serve”? (Malachia 3:17)

Chi ha dubbi li accrescerà? Chi non crede in Dio continuerà a farlo? Chi ha fiducia in Dio rafforzerà la sua speranza “di nuovi cieli e di nuova terra dove le cose passate non torneranno in mente né saliranno in cuore”? (Isaia 65:17) Vedremo…

____

INOLTRE:

  • Tornare a Dio dopo Dio.  Dopo essersi allontanati da Dio, cosa succede a coloro che sono ancora alla ricerca di Dio?

Tags: , , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Devi essere loggato per postare un commento.

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA