Dio è morto. Anche il prossimo

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Alla fine dell’Ottocento Nietzsche annuncia che Dio è morto

Alla fine dell’Ottocento, un annuncio funereo fa il giro del mondo: “Dio è morto”. Ad annunciarlo è Nietzsche. Alla fine del Novecento eminenti studiosi della psiche umana, dichiarano che è morto anche il prossimo.

Gesù ha avvicinato gli uomini a Dio, legandoli in un unico comandamento (ama Dio e il prossimo). L’uomo del XXI secolo ha spezzato questo legame. L’uomo si è sostituito a Dio e la tecnologia al prossimo. Secondo Gesù, il prossimo è chi ci sta vicino, che vediamo, sentiamo e tocchiamo. Oggi, il nostro prossimo è chi sta lontano. Il rapporto umano è dominato dalla lontananza, ed è mediato e mediatico. Amiamo per mezzo di un monitor. Il nuovo comandamento è: “Ama lo schermo come te stesso”. Non sappiamo più amare come un tempo.

Nel 1949, George Orwell, pubblica 1984. Da quell’anno gli schermi del Grande Fratello sono entrati nella nostra vita. Nel 1953, Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, descrive una società in cui i libri sono vietati, mentre le persone sono circondate da schermi che chiamano “la mia famiglia”. Il Potere elimina i vicini e il cittadino non se ne accorge. Di vicino c’è solo lo schermo.

Furono due libri di straordinario successo. Pubblicati come romanzi di fantascienza, leggerli ora, sembrano due libri moderni che ben descrivono la realtà per quella che è: gli schermi dominano la volontà umana. Gli schermi o i monitor dei cellulari, computer, tablet, videogiochi, Tv, iPood, iBooks, sono diventati la “nostra famiglia” con la quale interagiamo molte ore della nostra giornata. Dio non è più il nostro Genitore e il prossimo non è più nostro fratello. Siamo orfani e soli.

Abbiamo sostituito la nostra famiglia tradizionale e i nostri valori morali e spirituali con altri virtuali. Abbiamo sostituito la nostra persona reale con un avatar. Dalla carta d’identità siamo passati al nickname e dalla riservatezza alla password. Con la testa china, controlliamo ossessivamente il nostro smartphone 150 volte al giorno, cercando disperatamente una notifica e compiendo diverse attività sul suo schermo, impegnando tre ore della giornata.

Per i malati di tech è arrivato l’Apple Watch di ultima generazione: il nuovo orologio digitale da polso che ha funzioni come il telefonino con aggiunta di altri accessori, tra i quali uno anche per il fitness. Siamo così abituati alle immagini virtuali che quando incontriamo una persona reale non proviamo più gli stessi sentimenti naturali di una volta.

La “rivoluzione informatica” ha rivoluzionato il nostro cervello: non pensa più come cervello umano ma come un microchip di una macchina. Siamo alieni l’uno dell’altro e non ci facciamo più caso, poiché l’alienazione è ovunque. Nemmeno durante le vacanze riusciamo a disconnetterci. Non riposiamo perché abbiamo paura di restare esclusi dalle relazioni on line e dai social. Viviamo nell’anonimato e ci copriamo di maschere.

“Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero” (Oscar Wilde). Ci comportiamo da “devianti” e non proviamo più sensi di colpa. La crescente dipendenza dagli schermi fa diventare quello che avviene in essi più vero della realtà. Non parliamo più come una volta. La parola è lontana dai parlanti. Anche il Verbo si è volatilizzato: Verba volant. Non riusciamo più nemmeno a leggere e scrivere. Siamo passati dalla carta al display, dalla penna alla tastiera.

palomarMolti di noi si sentono come Palomar, il personaggio solitario, introverso e disincantato, ideato da Italo Calvino, che in seguito a disavventure intellettuali, decide di scrutare con occhio analitico le cose dall’esterno.

Palomar soffre molto la sua difficoltà di rapporti con il prossimo, perché non riesce a essere come quelli che hanno il dono di trovare le parole giuste da dire, il modo appropriato di rivolgersi a ciascuno, e che sono a loro agio con chiunque. Per questo motivo ama scrivere le sue osservazioni analitiche piuttosto che parlarne. Molti si trovano meglio a scrivere sul blog che a parlare dal podio.

E’ tramontata anche la verticalità patriarcale che ha retto l’ordine per millenni. I principi della Rivoluzione francese: “Libertà, uguaglianza e fraternità” pongono l’uomo su un piano orizzontale, invece di guardare in alto, gli uomini sono tutti sullo stesso piano. Pur se rigido, l’ordine verticale di un tempo legava i familiari, i cittadini e i fedeli delle religioni tra loro, passando dal padre, dal re o da Dio.

Si trattava di un ordine verticista che comunque era rassicurante e senza incertezze. La globalizzazione ha messo tutti sullo stesso piano, col risultato che le Chiese si sono svuotate, così come anche la società civile, i sindacati e i partiti nati dalle ideologie. Lo svuotamento si sta rivelando l’anticamera mortale del prossimo.

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Ci stiamo svuotando anche noi Testimoni di Geova, in qualità e quantità. La mancanza di autocritica, la dissennatezza di nominare come anziani uomini incapaci nelle congregazioni, la demonizzazione di chi la pensa diversamente dal Corpo Direttivo o dagli anziani locali ha condotto a un vicolo cieco.

E’ troppo facile attribuire le divisioni interne a chi non è d’accordo con certi modi di fare. Non sempre il bene va attribuito al proprio gruppo religioso e il male all’avversario. Questo modo di pensare e di agire stronca ogni miglioramento e blocca il sincero desiderio di cambiamento, provocando una lontananza tra i vicini. Ora che siamo lontani da quelli che ci sono vicini, vale la pena chiederci chi siamo e chi adoriamo. Dobbiamo ricostruire in noi come comunità l’amore biblico per il prossimo che Cristo proponeva di estendere a tutto il genere umano.

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Oggi, è evidente la nostra impotenza di fronte a questa mancanza pratica di amare i nostri fratelli. Siamo stati fagocitati e inglobati dalla globalizzazione. Da una parte ci siamo costruiti muri per difenderci dal mondo e dall’altra, tali muri, ci hanno isolato sempre di più, non solo dal resto del mondo, ma anche tra di noi fratelli.

Un giorno, neanche tanto lontano, si adorerà per via telematica. Le adunanze saranno personalizzate, si ascolteranno i discorsi digitali quando e come si vorrà. Le riviste, i libri e gli opuscoli diventeranno download e si potranno leggere dagli smartphone e dai tablet; gli anziani faranno visite pastorali con le chat line; si predicherà tramite WhatsApp, Sms, email e i vari blog.

I pastori cercheranno le pecore smarrite su Google; i congressi estivi saranno trasmessi in esclusiva su JW Premium e i partecipanti non soffriranno più la canicola da stadio. Ognuno potrà vederli da casa seduto sul divano con aria condizionata a manetta, succo d’arancia, chinotto e stuzzichini a portata di mano; non si pregherà più Dio in maniera orante, ma ci collegheremo con Lui direttamente tramite Twitter o una pagina Facebook.

Il Santissimo, la sede centrale, sarà un grande studio televisivo dotato di tutti i mezzi tecnologici d’avanguardia e trasmetterà alla grande folla di ascoltatori televisivi i discorsi pubblici e le grandi novità organizzative. Il Grande Schermo sarà il nostro dio. Si spera che Armaghedon arrivi a mezza stagione, non quando fa troppo caldo o troppo freddo. Ci stiamo abituando così bene alle comodità virtuali che “lo spirito di sacrificio” diventerà una parola obsoleta né si conoscerà più il suo significato.

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Gesù ci insegnò ad amare il prossimo vicino a noi. Se ci allontaniamo da questo insegnamento, ci allontaniamo da Cristo. Fare tutto tramite Internet è più facile e conveniente. Attenzione, perché stiamo cacciando dalla nostra realtà, in maniera inconsapevole e sconveniente, anche i nostri fratelli, quelli veri, in carne e ossa. Stiamo prendendo il meglio dalla tecnologia, ma anche il peggio. Con la scomparsa dei luoghi letterali d’incontro, i blog si sono sostituiti a essi.

Da essi si sono formati raduni di persone fisiche che non conosciamo ma che esistono per davvero. Potranno crescere fino a diventare qualcosa di più di una minoranza critica? Si può invertire questa marcia inarrestabile e pericolosa dell’allontanamento dal nostro prossimo? La stessa tecnologia che ha allontanato l’uomo dal suo prossimo e che ha contribuito alla disumanizzazione dei rapporti interpersonali, può riavvicinare il prossimo lontano? Sono temi che non vanno ignorati e trascurati, ma affrontati dovutamente, in un’ottica sensoriale nuova. Un nuovo balzo morale che non sia astratto, ma pratico e coerente ai nuovi bisogni spirituali.

Dobbiamo ritornare ad amare un passato che non esiste più nei tempi moderni: il passato cristiano originale, l’unico che va oltre le barriere del tempo. Ogni epoca ha avuto la sua lontananza dall’amore. La nostra non è diversa dalle altre.

L’insegnamento cristiano ha superato tutte le epoche, ha saputo sempre riemergere in ogni luogo e in ogni società, perché si è sempre approcciato a faccia a faccia, a persona a persona, vis-à-vis, con tutti sensi che Dio ci ha dotato. Paradiso virtuale o Infer.net? Si può davvero, oggi, amare tramite gli schermi il prossimo? Non c’è ancora niente che lo abbia dimostrato. Cristo e i suoi discepoli hanno dimostrato che si può amare le persone con il contatto diretto, e si può farlo in ogni epoca, in ogni tempo.

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