DIRITTI E DOVERI CRISTIANI

“Non chiedete cosa l’inattivo può fare per ritornare a Geova, chiedete cosa potete fare voi per aiutarlo a rientrare”.

Un’esortazione quella sopra capace di farci capire quanto siano cambiati in questi anni i tdG, secondo alcuni in peggio. Prima di addurre i passi/doveri che gli inattivi devono fare, i tdG devono essere coscienti dei doveri che per primi loro devono compiere. La consapevolezza dell’etica morale e spirituale, se diffusa nelle congregazioni, alla fine esprime cristiani migliori.

Inoltre deve prevalere una coscienza di universalità, dove tutti sono necessari ai bisogni altrui, dove non esiste il primato di un nominato sugli altri fratelli. L’obiettivo finale deve essere quello di una sola libertà e una pari dignità nell’agire di ogni fratello e sorella.

Tutti, in modi diversi e in base ai doni e alle capacità personali, contribuiscono all’edificazione della fratellanza universale. Ogni fedele deve sentirsi libero di manifestare ai responsabili delle congregazioni i propri bisogni spirituali ed emotivi, senza rincorrere nei pregiudizi e nella disapprovazione.

Ogni cristiano deve sentirsi libero di esprimere il suo pensiero per quanto riguarda i miglioramenti e il progresso della congregazione, senza venire etichettato come un insubordinato o un ribelle che si ostina a non ubbidire alle regole degli anziani. Soprattutto quando a farlo sono fratelli esperti che desiderano indagare e approfondire con prudenza la questione.

Il cristiano ha ricevuto da Geova la norma della chiarezza, della sincerità e della lealtà, perciò controlla l’uso che ne fa della parola. Inoltre, ha ricevuto il dono della pace interiore e della gioia. Ciò significa che egli non è afflitto dal timore dell’uomo o da quello del maligno. Quando opera lo fa per amore, e l’amore scaccia il timore. In mezzo alle afflizioni, può quindi conservare una certa serenità e una pace interiore.

Rispetta i diritti degli altri, in particolare la libertà di coscienza, e tratta il prossimo con onore e rispetto. Il cristiano non si isola dal resto della congregazione. Egli è un membro che appartiene all’intero corpo di Cristo. Partecipa a tutte le varie attività teocratiche e spirituali della congregazione esprimendosi con solidarietà verso altri membri.

A imitazione di Cristo, il cristiano è longanime, umile, ospitale e generoso. Ha l’obbligo di perdonare le offese e i torti ricevuti, come fa Dio nei nostri confronti. Il tdG ha l’obbligo morale e con tutti i mezzi a sua disposizione di combattere ogni sopruso e ingiustizia, ma anche di elevare la spiritualità ed edificare le coscienze altrui. Il cristiano evita di oziare, il vero cristianesimo è impegno attivo verso Dio, i propri conservi e il resto degli uomini.

Infine, ogni credente ha il diritto di ritrattare il proprio credo religioso ma ha anche il dovere di farlo con rispetto verso tutti i suoi ex membri e viceversa, senza dover incappare in sanzioni disciplinari. L’abbandono della propria religione è un diritto umano legalmente protetto dal Patto internazionale sui diritti civili e politici poiché la libertà di avere o di adottare una religione o credo implica la libertà di scegliere e il diritto di modificare il proprio credo o religione corrente con un altro o con un pensiero ateo.

I diritti e i doveri di ogni cristiano sono un’espressione dei propri valori fondamentali e quindi inalienabili. Di tanto in tanto fa bene ricordare ai tdG “attivi” e a quelli “inattivi” quali sono i diritti e i valori in cui crediamo e agiamo. Non si basano soltanto sull’andare in Sala e predicare, anche se questi sono ovviamente importanti per la crescita e l’edificazione reciproca. Troppi diritti alimentano e legittimano le ingiustizie.

A tutt’oggi non può esserci diritto senza dovere. “L’alternativa ‘per un mondo migliore’ sono i doveri. E quindi, il dovere di avere doveri, diventa più importante del diritto di avere diritti. I diritti possono essere salvaguardati da un giudice, mentre i doveri sono morali e non sono salvaguardati. Bisogna ammettere che i soli doveri non bastano per un ‘mondo migliore’, mentre i diritti per riparare le ingiustizie e affermare la libertà, servono ancora, eccome.

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