DISCIPLINA

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I responsabili devono agire con fermezza verso i comportamenti gravi, facendo prevalere dove è possibile la misericordia sulla giustizia.

I comportamenti che la Bibbia definisce “opere della carne” (Gal.5:19-21) se trascurati e percepiti come tollerati possono produrre effetti negativi nella congregazione. E’ giusto quindi intervenire con tempestività per riportare tutto sulla giusta via. I valori cristiani necessitano una protezione da atteggiamenti e comportamenti antiscritturali.

Il rispetto reciproco, la salvaguardia dell’autorità e l’etica delle proprie responsabilità vanno condivise da tutti i componenti della congregazione ed è appropriato che ci siano cristiani preposti a custodire tali valori. Dinanzi a opere contrarie a questi principi è giusto perseguire chi non li pratica, senza per questo ledere la dignità del “peccatore”. E’ anche importante che siano delineate in modo chiaro tutte le possibili situazioni che potrebbero coinvolgere eventuali trasgressori, onde evitare, in mancanza di norme scritte, un eccessivo abuso di potere da parte di chi ha la responsabilità di giudicare.

Saper esercitare la funzione disciplinare è un aspetto fondamentale per coloro che sono incaricati quali giudici. Questo richiede grande impegno formativo e una notevole esperienza in questo campo. Non è da tutti estraniarsi dal perseguire vendette personali per torti ricevuti. Inoltre, è importante saper valutare con discernimento tutte le circostanze implicate.

Un provvedimento punitivo giusto ed equo deve essere espresso da misure che sappiano coniugare i seguenti aspetti:

  • Chi punisce un altro deve essere esente da colpe. (Matteo 7:3)
  • Deve essere imparziale.
  • Il giudizio dovrebbe essere il frutto di un serio approfondimento ove l’accusato deve presentare le sue ragioni per una eventuale discolpa.
  • Chi giudica deve rispettare ogni formalità prevista per tutelare l’accusato.
  • Le misure disciplinari inflitte sono esse stesse significative della capacità di aver compreso bene, giudicato correttamente e in armonia con quanto scritto nella Bibbia.
  • La disciplina deve essere una espressione di recupero del trasgressore e non di condanna definitiva. Nessuno deve godere nell’infliggere una punizione.
  • Bisogna stare molto attenti ad evitare che la pena sia spropositata rispetto alla colpa.

Per tutte queste ragioni, la procedura enunciata questa estate ai congressi di zona* di considerare un inattivo che “pratica un peccato grave” alla stregua di un disassociato, “anche se non sono stati presi provvedimenti” disciplinari, suscita diversi interrogativi sull’efficacia di tale decisione.

Lasciare che sia il familiare o il conoscente a decidere quali provvedimenti disciplinari prendere nei confronti di un inattivo peccatore – decisioni che in genere competono a un comitato giudiziario dopo che ha trattato in maniera approfondita il caso – sembra ad alcuni una forzatura giuridica e dà l’impressione che ogni decisione sia “scaricata” su chi conosce i fatti.

L’esperienza della W del 15/7/1985 riportata nello schema del discorso “Evitiamo i peccatori impenitenti” evidenzia che i figli della madre adultera riferirono la cosa agli anziani e dopo decisero di limitare i contatti in attesa che gli anziani risolvessero la questione. Non presero la decisione di troncare ogni rapporto come si fa con i disassociati, ma limitarono soltanto i contatti in attesa che gli anziani decidessero quale azione intraprendere.

Da quanto pronunciato dagli oratori di questo discorso, a molti è parso di capire che la decisione va presa, eccome, con tutti gli inattivi trasgressori che si conoscono, a prescindere.

Lo schema dice “di non frequentare” chi sta praticando un peccato grave, mentre il ks a pag. 74 riporta: “è probabile che i familiari credenti decidano di limitare notevolmente i contatti con lei, [la persona inattiva] considerandola una cattiva compagnia”. C’è una bella differenza tra “non frequentare” l’inattivo che ha una condotta peccaminosa (come si fa in genere con i disassociati) e “limitare notevolmente i contatti” (come si fa con le cattive compagnie).

Ci chiediamo se al riguardo non sia il caso di fare più chiarezza in futuro.

Lo schema dice che “dobbiamo agire per il bene della congregazione”. Ma se tale inattivo non frequenta più la congregazione da decenni e non è nemmeno conosciuto, quale bene viene fatto alla congregazione se viene trattato da disassociato?

La W del 15/11/1985 pp.18-22, “Non partecipate ai peccati altrui”, evidenzia giustamente che occorre mantenere pura la congregazione ed è giusto stare attenti a non partecipare ai peccati altrui. Il problema riguarda tutti i componenti della congregazione. Come è stato detto prima, se l’inattivo trasgressore non è conosciuto dai fratelli e non frequenta da anni la congregazione, quale purezza si deve mantenere?

E vero che lo schema dice che “i cristiani leali non devono frequentare chi si definisce fratello” e pratica un peccato grave. A molti, questo modo di fare, sembra uno stratagemma che mira a strappare una confessione all’inattivo facendogli dichiarare di proposito di non essere più un fratello e di conseguenza con questa affermazione dissociarsi, sulla base di almeno due testimoni che lo abbiano sentito.

Dai toni usati dagli oratori e dalla inflessibilità con la quale hanno fatto queste affermazioni, molti tra i presenti hanno compreso che l’inattivo in questione va trattato come un disassociato.

In sostanza, sono i familiari a decidere i provvedimenti disciplinari da prendere senza che l’inattivo abbia subito un comitato giudiziario. E quasi sempre, sono provvedimenti da disassociazione, con tutti i problemi che potrebbero seguirne. Forse era il caso di evitare il perentorio “non devono frequentare” e dire semplicemente “I familiari credenti, in base alla loro coscienza, decideranno se limitare notevolmente i contatti.

 

* Evitiamo i peccatori impenitenti” è il tema del discorso pronunciato venerdì pomeriggio ai congressi estivi 2016, che lo schema, in linea di massima riporta quanto segue:

   I cristiani leali non devono frequentare chi “si definisce fratello” e sta praticando un peccato grave. Dobbiamo agire per il bene della congregazione, anche se non sono stati presi provvedimenti, come potrebbe accadere nel caso di un inattivo. (W 85 17/7 p.19 par.14)

   Quando è implicato un familiare, può essere specialmente difficile. Non dobbiamo permettere che il laccio familiare possa mettere in pericolo la nostra lealtà a Geova e alla sua organizzazione.(W 13 15/1 pp.15,16, par.16-20)

 

ks inattivi

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Per saperne di più:

programma-assemblea-2016-768x442Una direttiva che sta suscitando molte domande

Aiutiamo altri a essere fedeli a Geova. I fratelli inattivi

fanfara

La ricerca degli inattivi continua

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