Il disimpegno, un espediente per uscire dalle difficoltà

Prima di sciogliere un legame pensa ai motivi per cui hai preso certi impegni

 Il disimpegno non equivale a tirarsi fuori da una situazione. E’ una forma di rinuncia che non ha nulla a che vedere con la sconfitta. Non è neanche assenza di coraggio o di perseveranza. Nel gioco della vita è riferito a ciò che non merita impegno, qualcosa su cui non vale più la pena combattere. E’ un modo per evitare battaglie perse, ma anche per recuperare energie e tempo prezioso.

La rinuncia non è un obbligo morale. Saper rinunciare è una qualità, non una forma di eroismo. Rinunciare è sapersi disimpegnare al momento giusto. In congregazione può riguardare certe responsabilità che invece di far gioire rendono la vita stressante, soprattutto quando, a lungo andare, ci siamo accorti che non sono alla nostra portata.

Può darsi che abbiamo accettato certi incarichi quando le circostanze erano adatte. Nel tempo le cose cambiano ed è inutile trascinarsi dopo aver fatto tutto il possibile. Gli impegni si assumono perché ci rendono la vita soddisfacente, non per farli diventare i padroni della nostra vita. Forse abbiamo accettato certi privilegi procedendo emotivamente, senza aver ponderato bene cosa avrebbe comportato una tale scelta.

Oppure non eravamo consapevoli dei nostri limiti. Quando certi impegni importanti ci colgono impreparati, potremmo scoraggiarci al punto di abbandonare la congregazione. Certe delusioni sono così cocenti che lasciano il segno.

Disimpegnarsi in maniera equilibrata di certi incarichi ci responsabilizza, perché è una decisione nostra e non di altri, è volontaria e non dovuta a una rimozione. Tutto è un passaggio cosciente, poiché si prende atto della realtà, si traggono le conseguenze e si decide liberamente per il nostro bene. Inoltre, abbandonando un modo di fare infruttuoso o ambizioso, apriamo una grande porta ad altre opportunità. E’ meglio rinunciare a ragion veduta che arrendersi man mano che gli ostacoli diventano sempre più insormontabili.

Bisogna stare attenti alle false rinunce, che sono solo degli spostamenti. I fratelli dipendenti affettivi da incarichi tendono alla falsa rinuncia, poiché spostano i loro interessi su altri privilegi, che comunque non sono alla loro portata.

Se tali rinunce ci feriscono interiormente e in maniera eccessiva, probabilmente è una nostra debolezza che indica quanto siamo vulnerabili. Invece di non darci più pensiero, ci arrovelliamo continuamente nei pensieri negativi. Invece di distrarci intraprendendo nuove attività spirituali ci roviniamo la mente e il fegato chiedendoci in maniera ossessiva, come mai non abbiamo più certi incarichi, criticando aspramente chi ha preso il nostro posto.

Se poi il disimpegno comporta la solitudine, ed essa ci pesa, vuol dire che non stiamo bene neanche con noi stessi. Il fatto di sapersi disimpegnare dopo aver valutato attentamente la situazione sfavorevole, è una forza e un vantaggio. Certo, la rinuncia facile è segno di mancanza di fiducia in se stessi. In questo caso state in compagnia di fratelli che vi dimostrino affetto e fiducia. Rinunciare non è per sempre. Passate in rassegna i vostri successi e i vostro obiettivi. Fate quello che sapete fare. E’ più di quanto pensiate.

Che dire però, se nel tempo ci siamo accorti che la verità non è poi quella verità che speravamo e che ci è stata presentata in maniera convincente da averla accettata sulle ali dell’entusiasmo? Si entra in casi come questi in un campo minato. Qui non si tratta più di rinunciare a certi incarichi, ma di cambiare completamente la propria vita, con i rischi che tale scelta comporta.

Prima di sciogliere un legame pensa seriamente ai motivi che ti hanno spinto ad accettare la verità e ad assumerti certi impegni con la congregazione e con Dio. Prima di fare una scelta così drastica, forse è utile parlarne prima con un fratello maturo e comprensivo. Se dopo aver fatto tutto il possibile per risanare una situazione divenuta ormai insopportabile, forse i principi e i ragionamenti fatti nei paragrafi precedenti possono aiutarti a riflettere prima di fare una scelta così importante.

Tocca a te decidere. Quello che puoi fare è rileggere le pagine della tua vita, quelle che ti hanno parlato in maniera chiara e diretta, dandoti le parole che cercavi. Riassapora e riascolta le tue giornate di un tempo. Prima di farti idee distorte del reale o prendere lucciole per lanterne, non condannare il tuo passato e chi ti ha guardato dritto negli occhi parlandoti chiaro e che ti ha fatto stare un po’ male e che tuttavia oggi puoi ringraziare per non averti buttato giù dall’aereo senza paracadute.

Sei tu che devi riconsiderare la tua storia, prendere in mano la penna e scrivere chi deve restare. Sicuramente ci sono stati fratelli, che pur con i loro difetti inaspettati, hanno reso più bello il racconto della tua esistenza. Tutti possono sbagliare, anche tu, non dimenticartelo. E questi fratelli che hanno, consapevolmente o no, sbagliato, hanno lasciato nel tuo cuore i semi dell’amicizia e della fratellanza.

Persino i voltafaccia impensabili. Prenditi tutto il tempo necessario prima di fare una scelta affrettata e considera in che modo e quanto influirà su altri la tua scelta. Decidi per la vita. (Deut. 30:19, 20) A prescindere da quale decisione prenderai, sappi che noi di inattivopuntoinfo, ti auguriamo che il tempo delle lacrime finisca e si trasformi in un preludio al sorriso.

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