«DISSIDENTI»

I fanatici religiosi sono più intolleranti dell’intolleranza stessa. Al tempo di Gesù regnava l’odio tra ebrei e samaritani e i capi religiosi disprezzavano il popolo in generale. Non parliamo poi delle donne, considerate esseri inferiori. Ciò che generalmente rende intolleranti le persone sono i difetti altrui e le caratteristiche a loro sgradevoli. Anche se Gesù fu un esempio di tolleranza non condonò l’indecenza, l’ipocrisia o qualsiasi altro comportamento malvagio. Al contrario condannò con coraggio tali atteggiamenti (Matteo 23:13). Come comportarsi allora con un compagno di fede che la pensa diversamente dalla maggioranza e diverge dalla direttiva, ma che non è ipocrita, indecente, malvagio? Anzi è un fratello che ama Dio, i suoi simili e fa di tutto per compiere la volontà di Geova?

Un modo di fare egoistico senza pensare alle conseguenze che questo può avere sugli altri crea certamente dei seri problemi. Come Testimoni preghiamo, andiamo alle adunanze, partecipiamo al servizio di campo e ci impegniamo in altri modi per servire Dio. Ma i nostri sforzi sarebbero inutili se ci rifiutassimo di fare pace con gli altri quando abbiamo dei conflitti irrisolti (Mar. 11:25). Il problema si complica quando si tratta di opinioni diverse o modi di fare completamente divergenti, non fra singoli, ma tra un singolo e la stragrande maggioranza dei Testimoni di Geova. Non ci riferiamo alle dottrine o agli insegnamenti principali in cui crediamo e sosteniamo il loro riferimento scritturale. Ci riferiamo invece a quei tdG che parlano e scrivono “contro” pur non essendo necessariamente contro Geova e il suo popolo.

Il loro “contro” è un “per” i Testimoni di Geova, nel senso che desiderano una fede rinnovata, moderna, ma che abbia la sua origine biblica, tipica dei primi cristiani. Non si tratta di fratelli e sorelle pericolosi, ribelli, insubordinati, ma di cristiani che vogliono che la loro fede sia genuina, semplice, libera da formalismi e regole non scritturali. Una religione priva di integralisti e di farisei moderni. Una fede da valorizzare e da difendere. Il fatto di assumere posizioni e motivazioni diverse dalla maggioranza dei Testimoni di Geova non significa che la loro critica sia negativa, distruttiva e inqualificabile. Una denuncia come desiderio di rinnovamento o per esprimere la propria insoddisfazione per certe decisioni o prese di posizione da parte della classe dirigente, come ricerca di adesione al modello di Cristo, non dovrebbe essere considerata come un’attività scomoda, pericolosa e ai margini della verità. O addirittura come qualcosa che porta all’apostasia. Conosciamo molti Testimoni che nel corso degli anni hanno cercato di migliorare la congregazione. Purtroppo per loro, alcuni nominati mancanti di empatia, invidiosi o limitati intellettivamente e spiritualmente li hanno confusi per oppositori e in alcuni casi sono ricorsi alla disassociazione. Altri invece si sono allontanati volontariamente diventando inattivi.

E’ vero che molti di questi fratelli allontanati ritenevano taluni “indegni” di prestare servizio in ruoli che non gli competevano, ma è anche vero che essi amavano la congregazione e desideravano di cuore il miglioramento. Desideravano una congregazione fatta di rappresentanti coerenti, credibili, sinceri e amanti della verità. Nessuno di loro si considerava un apostata, solo perché manifestavano apertamente il loro pensiero. Alcuni di questi sono tutt’ora considerati apostati dai tdG, quando in realtà non lo sono affatto. Sono in molti a confondere l’apostasia con l’eresia.

Il termine apostasia, nelle Scritture Greche Cristiane, viene usato principalmente per indicare la defezione religiosa: allontanamento da una giusta causa, dall’adorazione e dal servizio a Dio, e quindi abbandono di quanto prima professato e totale diserzione dai princìpi o dalla fede. Il significato originario di eresia era «presa, scelta, elezione, inclinazione, proposta». Diversamente dallo scisma, l’eresia non implica la volontà di separarsi dall’autentica Congregazione di Dio, di cui “l’eretico” è convinto che essa rappresenti Dio sulla terra. Pur se applicata in maniera negativa da molti eretici, si deve riconoscere che essa ha una sua funzione: chiarisce meglio i credi e gli insegnamenti. Perciò, nell’accezione originale del termine, eresia, intesa come una “scelta”, una “proposta” non assume un carattere negativo o un tono dispregiativo nei riguardi dei fratelli o della Congregazione madre. Tutt’altro.

Inoltre, si fa anche confusione tra unità e uniformità. Avere un pensiero sincero che diverge dagli altri, non è sinonimo di divisione, di voler spaccare la congregazione. Unità va intesa come assenza di pluralità verso l’esterno e di fratture nel suo interno. Unità significa costituire un insieme spirituale o religioso che, pur formato o derivato da più elementi o componenti, risulta tuttavia unitario, omogeneo e solidale. Nell’unità esiste quindi anche la diversità. Invece, l’uniformità è mantenere un comportamento o una condizione uniforme, dove in genere mancano le differenziazioni, la concordia e l’unanimità. Non c’è unità di pensiero e di azione nell’uniformità, pur facendo tutti la stessa cosa.

Letteralmente dissentire significa «essere d’opinione», cioè: sentire, pensare in maniera differente da altri, avere una propria opinione. Perciò, dissentire non è l’equivalente di ribellione, di apostasia, e di insubordinazione. Anche se bisogna ammettere che se ci si incaponisce, ci si intestardisce in una opinione e si vuole a tutti i costi affermarla, il risultato può essere nocivo e controproducente, portando in alcuni casi a una vera apostasia. Il cristiano intelligente sa quando è il caso di proseguire o di fermarsi. Si rende conto che a volte i tempi non sono maturi e che bisogna aspettare il momento favorevole per esprimere e rafforzare le proprie convinzioni. Come in tutte le cose, soprattutto in questioni delicate come queste, si deve manifestare il dovuto equilibrio spirituale ed essere sani di mente.

Senza eresia la religione diventa sterile e imbalsamata. Chi teme l’eresia vive in un sonno spirituale. Lo scopo ultimo dell’eresia è di liberare il credente da regole e usanze che mettono soggezione e da uomini e istituzioni che usano il sacro per i loro fini e non per servire Dio.

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Sull’intolleranza:

L’intolleranza dei tolleranti

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