DISSOCIARSI

La dissociazione rende minima la possibilità di un confronto reale. Chi si dissocia, sceglie di non relazionarsi più con una realtà che è stata per un certo periodo di tempo parte integrante della sua vita.

Satana per mezzo di un inganno mentale fece dissociare Eva da Geova. Prima indebolì il suo senso della realtà, poi favorì la perdita dell’ego alimentandole l’illusione di possedere una conoscenza illimitata. Fece leva sulla sua immaginazione facendole credere di assomigliare a Dio. Per mezzo di un’allettante proposta virtuale, questa creatura invisibile, servendosi di un serpente, allontanò Eva dalla vera realtà.

Con la sua dissociazione da Dio, la prima coppia umana perse la dimora paradisiaca. L’uomo comunque non perse il desiderio di immaginarsi una vita migliore, anzi cerca disperatamente attraverso la sua immaginazione di soddisfare questo desiderio naturale. Non potendo realizzarlo in maniera concreta, ha inventato una tecnologia virtuale che potesse soddisfare tale desiderio.

Oggi, l’uomo, c’è riuscito per mezzo della dissociazione dalla realtà. L’umanità vive una ingannevole percezione della realtà simile a quella fatta credere a Eva. Le relazioni virtuali hanno il potere di modificare i rapporti reali. Si fa sempre più fatica distinguere tra immaginario e realtà.

Il senso di realtà si basa sull’esperienza diretta tra esseri umani. Siamo stati creati per provare emozioni e sensazioni con persone reali. Quando si perde questo rapporto naturale di percezione della realtà è facile cadere preda di distorsioni cognitive.

Le nuove tecnologie digitali dimostrano che è sempre più facile dissociarsi da ogni dove. «Dissociarsi» è un termine, purtroppo, molto conosciuto dai testimoni di Geova. Si tratta di un’azione volontaria intrapresa da un componente battezzato che non vuole più essere considerato un tdG.

Ci si dissocia anche unendosi a un’altra organizzazione religiosa rendendo nota la propria intenzione di farne parte attiva; assumendo volontariamente sangue senza pentirsi; intraprendendo una condotta contraria alla posizione neutrale dei tdG.

Il termine «dissociazione» è utilizzato in psicologia indicando una valenza patologica, cioè una frattura del soggetto con l’esperienza di realtà. Significa anche «relazionarsi con qualcuno o qualcosa che non è presente fisicamente nel “qui e ora” (o che lo è parzialmente). (P. Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore)

Secondo Trabucchi, le interazioni virtuali hanno un valore inferiore a quelle in carne e ossa. Il nostro cervello è abituato a gestire relazioni con individui presenti fisicamente. «L’empatia – scrive Trabucchi –, l’interpretazione della comunicazione non verbale, il controllo sulle proprie risposte emozionali sono tutti aspetti di questo compito». La dissociazione ha l’effetto di stimolare poco alcune zone del cervello.

Le interazioni virtuali vanno a discapito di quelle reali. L’uso massiccio dei social indebolisce le competenze spirituali. Come già detto, relazionarsi virtualmente toglie spazio al confronto e lascia più ampi spazi all’immaginario. Si perdono i propri limiti logici e razionali.

«Una prima conseguenza di questo processo – continua Trabucchi – è la spettacolarizzazione di sé. Qui, il soggetto, compiaciuto e privo di quel pudore che è il giudizio dell’altro interiorizzato, lascia che le proprie miserie assumano dignità di interesse planetario […] diventano il discount del narcisismo, ricettacolo delle manifestazioni più infime e decadenti di autoesibizionismo».

Trabucchi, psicologo che si occupa di prestazioni sportive, in particolare di resilienza, definisce la perdita di contatto con la realtà «delirio della conoscenza illimitata». Con un click sui motori di ricerca è possibile accedere a un mondo di informazioni. Anche se si conoscono molte informazioni, Internet non livella le differenze culturali, le accentua. Chi non ha strumenti culturali adeguati vive nell’illusione di sapere. È un po’ come Eva, che immaginava di possedere una conoscenza illimitata. La sua immaginazione virtuale di un sapere che non sapeva la tradì.

Inutile ripeterlo da tempo: le notizie negative condizionano negativamente, mentre quelle positive contagiano positivamente. Campagne denigratorie contro i tdG pilotano gli individui a pensare o agire in maniera ostile nei loro confronti. Inoltre, comunità virtuali di ex influenzano negativamente l’opinione generale nei riguardi dei tdG. Peccato che anche alcuni proclamatori inattivi si siano lasciati influenzare schierandosi contro l’organizzazione dei tdG, di cui ancora ne fanno parte.

Molti visitatori che non si fidano più delle loro capacità di dare un senso alle cose, cercano una condivisione digitale per affidarsi ad altri su cosa sia vero o falso. Non usando più le facoltà di percezione della realtà, si finisce per vivere in un sistema di illusioni. Questo genere ostile di social ha reso la nostra ricerca reale della verità un polpettone precotto e stantio, in alcuni casi avvelenato.

Basta leggere certi post o commenti per rendersi conto di luoghi comuni, di banalità stereotipate, scritte di getto, sopprimendo le reali emozioni che si provano. Anestetici virtuali di parole superficiali che portano ad atrofizzare sempre di più la capacità di affrontare le difficoltà quotidiane. Siamo diventati più virtuali e meno corporali. Una situazione di grande fragilità dove un leggero venticello di realtà è sufficiente a deprimere e a sentirsi vuoti interiormente.

Le persone stanno diventando sempre più incapaci di fare una elaborazione critica di un evento, non riescono più a essere mentalmente autonomi, per cui ogni cosa se sia vera o falsa dipende dalle condivisioni digitali. Non meravigliamoci più se siamo diventati incapaci di affrontare in maniera ragionevole e spirituale i problemi della vita.

Le vere motivazioni che danno un senso alla vita non le troviamo sul web. La vera motivazione non viene dall’esterno, ma dalla soddisfazione interiore di sentirsi capaci, di raggiungere un obiettivo, di risolvere un problema, fattori che accrescono la nostra resistenza a perseverare e a vedere il lato positivo della vita.

Non sono le attività in sé a motivarci, bisogna imparare a lottare contro le proprie imperfezioni e a vincerle. Il cervello per accendersi non ha bisogno di continue ricompense. Non dissociarsi, ma imparare a conseguire un obiettivo nonostante gli ostacoli e le difficoltà è il nostro modello di vita. Così come ci insegnò Gesù. (Giovanni 13:15)

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Commenti (2)

  • Ecome

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    A me pare che Eva NON si sia “dissociata” perché NON pensava di uscire dall’Eden, ma pensava di rimanerci con altro ruolo/consapevolezza.
    Quindi effettivamente peccò contro Geova.
    Fu di conseguenza giustamente “disassociata” con la cacciata dall’Eden insieme a suo marito Adamo.

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    • inattivopuntoinfo

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      Se leggi con più attenzione l’articolo, c’è scritto per due volte, che: “Satana per mezzo di un inganno mentale fece dissociare Eva da Geova.”Con la sua dissociazione da Dio, la prima coppia umana…” Poi come scrivi tu “Quindi effettivamente peccò contro Geova”. Comunque il senso dell’articolo è un altro e si riferisce alla realtà, reale o digitale, che oggi stiamo vivendo.

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