Distacchi

soffione

Per distacco, in genere, ci si riferisce alla perdita di una persona cara. In realtà, i rapporti umani sono soggetti a molte separazioni.

La nostra nascita è il primo legame che si spezza dal corpo di nostra madre. Da allora in poi ogni tappa percorsa è un distacco che ci indica con chiarezza e a volte con dolore come questi cambiamenti fanno parte della nostra vita, sono universali e necessari per crescere e confrontarci con la realtà. Non è nella natura umana abbandonare e lasciare andare via senza provare emozioni. Prendere coscienza di queste reazioni aiuta a comprendere non solo quello che stiamo facendo, ma anche a fare scelte consapevoli.

Ogni separazione ha un costo alto. Se nella nostra infanzia siamo stati privati della madre, abbiamo subito una ferita emotiva permanente che condizionerà l’intera vita. L’assenza rende più disperati e ciò sarà evidente da una chiusura dei sentimenti affettivi: amare e vivere con l’angoscia di essere di nuovo abbandonati.

Alcuni diventano forti per gli altri e deboli con se stessi. Altri reagiscono agli eventi traumatici con il bisogno forzato di prendersi cura del prossimo. Per questi, aiutare coloro che soffrono è un modo per provare sollievo alle proprie sofferenze. Altri ancora reagiscono con una ritirata dal mondo o con una espansione di esso.

Per molte persone la simbiosi può avvenire con la religione, con il sesso, l’alcol, la droga, il lavoro, il denaro, ecc. Cercano disperatamente una via d’uscita e non volendo guardare il passato perché li addolora e li paralizza, si attaccano a una speranza di un ritorno a uno stato migliore del precedente.

Unicità con la religione. A seguito di esperienze dolorose, l’essere umano, vive una condizione di fragilità emotiva. In un tale spaccato può insediarsi una componente religiosa che può aiutarlo a trovare un certo sollievo. Ogni religione crede di basarsi sull’amore.

Dovrebbe quindi essere un’oasi di pace. In realtà le cose non stanno così, non perché sia sbagliato l’insegnamento biblico sull’amore, ma perché ogni religione pesa l’amore di ognuno in base alle opere che stabilisce come prioritarie per la salvezza. Norme, spesso contraddittorie, fra le stesse religioni.

Alcune verità religiose possono penetrare così profondamente nell’animo di un individuo, da convincersi di aver vissuto uno stato di intimità con il Creatore. Una tale unicità con Dio o con il gruppo religioso, se portata in eccesso, può trasformarsi in una stonata e nevrotica frequenza. Queste persone non sono pazze, ma l’influenza che una tale sintonia esercita è evidente nelle decisioni più importanti della loro vita.

lucchettoPrigionieri dei sensi di colpa. Coloro che sperano di trovare la soluzione ai loro problemi nella religione, scoprono presto o tardi, di aver fatto la scelta sbagliata. La coscienza dell’individuo che viene addestrata negli anni attraverso regole di vita, può cominciare a sentire il peso di non farcela, creando problemi interiori.

Quando la persona ha accettato quel tipo di religione forse era adeguata ai suoi bisogni. Una volta alleviato o superato quel trauma, molte cose sono cambiate. Imprevisti, problemi di salute, invecchiamento, lutti e altri eventi dolorosi, possono pesare sulla propria fede.

Nuove direttive, cambiamenti dottrinali, uomini guida molto diversi da quelli che si conoscevano un tempo, hanno cambiato completamente il contesto religioso che aveva spinto molti ad accettare quel credo religioso. I tempi di allora sono diversi da quelli di oggi e la difficoltà ad accettarli o ad adeguarsi comporta dei veri sensi di colpa.

Un tempo certe cose avvicinavano a Dio, ora potrebbero allontanare. Si inizia con il porsi domande o ad avere dubbi. Si innesca così nella coscienza un conflitto: o ti adegui anche se non sei del tutto convinto o ti distacchi. Una volta che questo conflitto è stato attivato è molto difficile fermarlo.

Alcuni che si colpevolizzano sono convinti che così facendo mantengono tutto sotto controllo. Per loro sentirsi colpevoli è meglio che sentirsi impotenti. Un tale modo di pensare alla lunga fa ammalare. Alcuni non abbandonano la loro religione per la paura delle conseguenze che una tale scelta comporta. Si sentono paralizzati dal senso di colpa. Potrebbe sembrare da “vigliacchi” lasciare il gruppo, specialmente se si nutre ancora per alcuni fiducia e gratitudine.

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Anche se ci sono momenti belli da ricordare, ciò che è stato non è più il presente e di certo se si continua a pensare al passato, esso interferirà sicuramente sul futuro. La colpa più grande a questo punto sarebbe di continuare a recitare la commedia.

Se siete bloccati a vivere la vostra vita, il senso di colpa dovreste sentirlo verso voi stessi che per gli altri. Non sempre il senso di colpa è sbagliato, anzi spesso aiuta a rispettare le norme morali, a comprendere se le nostre azioni fanno soffrire gli altri, a riparare eventuali torti commessi e soprattutto a tenere fede alle proprie responsabilità. Ma se si decide di restare accanto a qualcosa cui non si crede più, si è doppiamente incoerenti: nei confronti del gruppo e verso se stessi.

 

Non confondete il dolore con il senso di colpa

Quando si compie una scelta radicale che coinvolge gli affetti più cari come i nostri familiari, ciò che ne consegue può essere un profondo dolore. Bisogna fare attenzione a non confondere tale dolore con il senso di colpa. Il dolore è normale ed è necessario per continuare a crescere. Il senso di colpa, invece, potrebbe essere eccessivo, dovuto al bisogno di essere accettati e di non deludere le persone a noi care. Oppure può essere causato da certi “schemi rigidi” che hanno condizionato per anni le nostre scelte e la nostra vita e che temiamo di rompere.

(Distacchi – Prima parte)

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