Diventare inattivi per colpa della pareidolia

Ormai se ne sentono tante sulle cause che hanno spinto alcuni tdG a scegliere l’inattività. Una di queste riguarda la pareidolia.

Finché si tratta di curiosità illusorie è un conto, ma la cosa diventa seria o semiseria, a secondo dei punti di vista, quando si cerca di far credere che vengano inserite di proposito immagini occulte e subliminali, per nascondere satanismo e sciocchezze varie. Alcune cose sembrano ma non sono. Come mai alcuni sono più propensi di altri a percepire immagini illusorie e a crederle come vere?

Sembrano ma non sono: 50 esempi di pareidolia (Corriere della Sera on line 24 dicembre 2018)

Il Corriere della Sera elenca in questo servizio 50 scatti fotografici di illusioni subcoscienti trovati sui social. Vi invitiamo a guardarli, non solo per curiosità, ma anche per scoprire il modo come il cervello crea illusioni ottiche, che poi decodifica a modo suo, in immagini veramente fantasiose.

Cos’è la pareidolia? È un’illusione, cioè un’alterazione percettiva che determina una discrepanza tra il mondo fisico e il mondo percepito. Tutte queste illusioni sono facilmente riscontrabili in alcuni disturbi dell’affettività, in certi disordini mentali, come negli stati confusionali. La pareidolia è quindi una elaborazione fantastica di stimoli sensoriali indefiniti (Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti, Garzanti). Il termine deriva dal greco: para simile e eidolon immagine.

Come mai alcuni sono più propensi di altri a percepire immagini illusorie? In questa percezione alterata influisce ciò in cui si crede o ciò che sia capitato nella propria vita (paranormale, religione, ateismo, eventi ed esperienze personali, ecc.) e su tale base poggiano le loro percezioni dando un significato personale, spesso inadeguato e non del tutto obiettivo. Ciò che essi vedono dipende da ciò che hanno vissuto e anche da certe aspettative disattese.

Anche la Bibbia cita quello che un tempo poteva apparire agli occhi umani come un volto. Il Golgota o “Luogo del Teschio” è un luogo fuori Gerusalemme, ma nelle vicinanze della città, dove Gesù Cristo fu messo al palo (Mt 27:33; Gv 19:17-22). E’ chiamato anche “Calvario” (Lu 23:33, Mar) dal latino calvaria (cranio, teschio). Il termine fu desunto con ogni probabilità dalla somiglianza del suo vertice roccioso con un teschio.

Il luogo del teschio è una sporgenza 230 m a NE della Porta di Damasco a Gerusalemme, noto attualmente come il Calvario di Gordon, dal generale C. G. Gordon, eroe britannico, che nel 1883 avvallò l’ipotesi che questa fosse la vera ubicazione del Golgota e della tomba di Gesù.

 Due esempi di pareidolia nella storia dell’arte:

Volto di profilo, visibile tra le nubi del dipinto “Trionfo della virtù” di Andrea Mantegna.

Dietro la colonna di San Sebastiano del Mantegna si vede tra le nuvole un cavaliere sul suo cavallo.

Una delle accuse che vengono rivolte ai testimoni di Geova e che purtroppo ha condizionato negativamente alcuni, al punto di diventare inattivi, è quella di inserire di nascosto delle immagini subliminali, servendosi delle illustrazioni a corredo del testo. Se ti interessa conoscere il punto di vista dei tdG sulle illustrazioni, vedi gli articoli: Illustrazioni che aiutano i lettori a immaginare la scena e come preparano nei loro studi le Immagini che arricchiscono il testo, sul sito ufficiale JW.org

CONCLUSIONE: La realtà è una cosa, farla sembrare un’altra è tutto dire!

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