Diventare nessuno

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Fuggire da sé e dagli uomini

Essere un tdG talvolta ti pesa. Ci sono momenti in cui vorresti tirare il fiato, sottrarti agli obblighi che ti sei o ti hanno imposto. Forse non ti senti più al tuo posto e stai valutando l’idea di rallentare e ritrovare quell’autonomia che gli impegni e le responsabilità in congregazione ti hanno fatto perdere nel corso degli anni. Ti frena il pensiero che i proclamatori considerino lo scioglimento del legame fraterno come un segno di debolezza e di mancanza di amore. Sai bene quanto l’organizzazione è esigente al riguardo. Il rischio di assuefazione che stai correndo è alto e vivere la tua relazione con gli altri in maniera insoddisfatta alla lunga sta diventando un peso che schiaccia. Sei solo da un po’ di tempo. Gli unici a tenerti compagnia sono i tuoi problemi. Sei indeciso. Vorresti fuggire da te e dagli altri ma qualcosa ti frena. 

Preservare una propria identità in congregazione implica notevoli sforzi. La velocità con cui avvengono certi cambiamenti epocali nell’organizzazione può isolare chi non sta al passo. L’intimità che c’era una volta tra famiglie è diventata liquida o si è vaporizzata con il trascorrere del tempo. Conoscersi tra i proclamatori è diventato più difficile. Una certa mentalità sta ingenerandosi tra i fratelli: “Se ci sono problemi in congregazione, ognuno se la deve cavare da solo”. Sembra che l’unità cristiana non sia più vincolata come in passato, ma sia diventata un legame facoltativo, un teatro dove ogni scena è caratterizzata dall’indifferenza. Il Testimone ipermoderno è fin troppo tecnologico. Ogni Testimone ha la possibilità di connettersi con chiunque altro Testimone in capo al mondo, perfino con i vertici. Eppure, non riescono tra loro a comunicare vis-à-vis. E’ paradossale come in certe aziende, i dipendenti di uno stesso ufficio, per comunicare fra loro si scambiano le e-mail. Così sta succedendo anche tra i Testimoni della stessa congregazione: comunicano fra loro tramite sms o per telefono invece che faccia a faccia. Di per sé questo è già tanto. Il problema è che purtroppo non si comunica più né a voce né personalmente. Tutto questo sta portando a una superficialità nei rapporti tra individui.

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Chi fugge e chi resta. Nonostante tutto esistono fratelli e sorelle in perenne movimento, che si adeguano alle nuove circostanze. Dispongono di notevoli risorse interiori per mettersi in pista senza subire le ansie e le preoccupazioni che derivano dall’assumersi altre responsabilità. Sono sempre in movimento, creativi ed entusiasti, in grado di risolvere i problemi che affrontano. Anche in un tale contesto, tuttavia, la tentazione di mollare è sempre presente. Spesso chi diventa inattivo era molto attivo. Ora che è inattivo si muove con libertà e senza condizionamenti. Non deve nulla a nessuno e nessuno si prende la briga di richiamarlo alle sue responsabilità. Lui è altrove e nessuno sa dove sta. Belle fughe dal quotidiano! Stare di qua o di là o da nessuna parte, è una condizione pesante da reggere. Può portare a una dissociazione di fatto, a un rapido oblio, a un congedo definitivo da sé e dalla congregazione.

Questo modo di fare, crea una zona delimitata chiamata inattività, un modo di “fare il mezzo morto” per un certo periodo. In tale condizione egli vive provvisoriamente sospeso, dove le pagine della sua vita sono bianche. L’inattivo le sfoglia senza scriverci nulla. Concentrato sulla liberazione da se stesso ignora chi è e dove si trova. Non avverte più il desiderio di avere responsabilità. Vive in un limbo non definito dove non è presente né assente. Cosicché può da un momento all’altro allontanarsi definitivamente dal gruppo. Se lo fa, inizia per lui un periodo di sbarazzo mentale, emotivo e spirituale. Da “mezzo morto” ritrova le forze e un rinnovato entusiasmo che gli fa prendere con determinazione le redini della propria vita. Non più soggetto a una vigilanza ossessiva di se stesso, prende a pugni la sua coscienza in modo da renderla docile, riducendola al minimo delle sue funzioni. Con la coscienza ridotta ai minimi termini, si spossessa di tutto ciò che ritiene superfluo e inutile. Non porta più il nome di prima e non dà più risposte. E’ in esilio, lontano da ogni controllo. Ora è una corazza impenetrabile a ogni desiderio di un tempo. Una spada che non difende, ma se sguainata dà colpi a destra e manca. Un elmo dove i pensieri e i ragionamenti sono fortemente trincerati.

La decisione di sottrarsi a ogni legame con l’organizzazione è tacciata di cattiveria e mala fede. In realtà, chi si allontana prende le distanze dalle attività di un tempo e non vuole più farsi trascinare controvoglia. Ricerca un nuovo personaggio con cui identificarsi, una maschera che gli è congeniale. Una tale azione non può essere tollerata dai suoi vecchi compagni di religione, che lo biasimano, lo condannano e lo isolano. Poco importa se chi va via non è più in grado di offrire nulla. Se qualcuno tenta disperatamente e tardivamente di rimetterlo in carreggiata, lui risponde con l’inerzia oppure dà picche in modo abbastanza seccato. Si conclude, a volte anche in maniera litigiosa e sprezzante da entrambe le parti, un’esperienza spirituale e collaborativa durata anni.

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In questo articolo e in altri futuri, Inattivopuntoinfo, pur non schierandosi da nessuna parte, raccoglie le esperienze di chi ha vissuto queste storie, le analizza in maniera antropologica e le racconta nel suo sito. Si tratta di un’esplorazione che tocca punti non proprio banali, discostandosi anche dalle “quattro” cause che spingono alcuni fratelli a diventare inattivi e che leggiamo nelle pubblicazioni come l’opuscolo Torna a Geova.  Ci sono ben altri motivi che fanno allontanare i Testimoni dall’Organizzazione. Ogni storia ha una sua trama affettiva diversa dalle altre. Una maggiore chiarezza di questi fatti può essere utile agli anziani, ai proclamatori e a coloro che stanno decidendo di diventare inattivi di capire meglio e di evitare errori che alla lunga possono diventare irreparabili. Muoversi bene e in anticipo (non con le solite frasi fatte o con un atteggiamento a volte pregiudizievole) può risultare vitale per aiutare “un fratello prima che faccia un passo falso”. (Galati 6:1)

(Fuggire da sé – Prima parte)

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Approfondimenti:

dissolvenzapecora_medium   Dissolversi senza traumi emotivi 

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ippocrate   Curare o guarire?

pastoreagnello   Dove vai fratello?

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